Sogniamo, poi ch’è tempo di sognare.

Sorridiamo. E’ la nostra primavera,

questa.

Consolazione – Poema Paradisiaco, 1893.

Nel dicembre 1890 Gabriele D’Annunzio vive un primo breve e sconsolante ritorno alla terra abruzzese, ai primi affetti imperituri, a quel  giardino di ricordi che esitava a rinverdire. In alcune lettere inedite alla compagna Barbara Leoni scrive “Sono giunto senza forze. Qui il cielo è funebre. Che brutta cosa non trovare almeno un po’ di sollievo nella casa natale … sento che quindici giorni di questa vita mi farebbero morire”. Impossibilità di trattenersi a Roma per orribili angustie materiali contro il costretto e soffocante soggiorno abruzzese: il contrasto sembra risolversi in Consolazione, in cui si vagheggia un ritorno né triste né allegro, focalizzato soltanto sul ritrovare dopo tempo l’affetto della madre, “Donna Luisetta” – amatissima da D’Annunzio – l’unica donna  in grado di risvegliare l’innata bontà del suo cuore e la purezza primitiva della sua anima.

Non pianger più. Torna il diletto figlio/a la tua casa. E’ stanco di mentire./Vieni; usciamo. Tempo è di rifiorire.

Il poeta è interlocutore unico nel dialogo immaginario tra sé e la madre; immersi nella natura incolta di un giardino abbandonato, in un tardo pomeriggio qualsiasi, i due passeggiano lungo un sentiero;  irrimediabilmente condotti alla simbolica stagione fredda e sterile del futuro, trovano salvezza e speranza in quelle poche rose, in quelle timide erbe che odorano ancora e, che sembrano suggerire l’arrivo di una nuova primavera.

Ancora qualche rosa è ne’ rosai,/ancora qualche timida erba odora./Ne l’abbandono il caro luogo ancora /sorriderà, se tu sorriderai.

La madre sembra voler cedere, inerme e rassegnata all’incedere a senso unico del tempo come delle stagioni, restia nel camminare sotto alberi non più verdi; il figlio la esorta a poter credere ad una rinascita umana indipendente da quella della Natura –  Che proveresti tu se ti fiorisse/la terra sotto i piedi, all’improvviso?/tanto accadrà, benché non sia d’aprile –  ad una rinascita che non sappia di nuovo ma di antico, che non porti gioie “altre” da quelle di un vago aprile defunto, quelle della primavera dissepolta di gioie passate. Echi  di suggestioni vaghe e astratte di un tempo lontano; sentimentalismo delle cose buone e dei semplici valori familiari. Consolazione è esortazione,  appello, vitalistica contrapposizione allo scorrere del tempo portatore di  inverni di tristezza e malinconia, rapitore di primavere di gioia  e di serenità; presa di posizione ostinata, inno alla speranza, confessione. Una promessa in versi rara e preziosa, avventata e sincera di un Gabriele figlio come qualsiasi altro, pronto a giurare, scommettere sull’improbabile, pur di rasserenare la propria madre.

Bisogna che tu sia forte; bisogna /Che tu non pensi a le cattive cose …/Se noi andiamo verso quelle rose, /io parlo piano, l’anima tua sogna./Sogna, sogna, mia cara anima! Tutto,/tutto, sarà come al tempo lontano./Io metterò ne la tua pura mano/Tutto il mio cuore. Nulla è ancor distrutto.

Una ricercata, poco nota e  commovente testimonianza di uno dei personaggi più discussi del Novecento, un uomo di quelli da amare al di là di tutto o da odiare nonostante l’indiscutibile genio letterario. Versi che mostrano un D’Annunzio inedito e inusuale, lontano dallo slancio vitalistico che è proprio della produzione letteraria superomistica,  dalla figura dell’amante guerriero, dell’ esteta, dell’intellettuale tipicamente decadente che muore e risorge nel continuo sforzo di sopravvivenza, nel continuo impersonare ruoli che sono creazione letteraria e insieme rappresentazione autobiografica del D’Annunzio storico. Non ci troviamo di fronte al vates, ma al semplice poeta d’Annunzio, al figlio Gabriele, devoto e premuroso,  momentaneamente svestito degli amori,  della fama, del successo, momentaneamente dimentico di debiti, preoccupazioni, incombenze lavorative. L’unica sua speranza, è che la  madre dimentichi al più presto le cattive cose udite sul suo conto, i tristi pensieri: insieme, tutto sarà ancora possibile; insieme, rievocheranno i tempi passati e crederanno di poterli rivivere ancora una volta, come una volta.

Tutto sarà come al tempo lontano.

L’anima sarà semplice com’era;

e a te verrà, quando vorrai, leggera,

 come vien l’acqua al cavo de la mano.