Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio? /Dallo sciacallo, che cosa pretendete?/Che muti pelo? E dal lupo? Deve/Da sé cavarsi i denti?

/La domanda è cosa pretendete.

Difesa dei lupi contro le pecore

Hans Magnus Enzensberger , definito il Brecht della Bonn degli anni sessanta, rifiuta, come tanti , la società neocapitalistica della città tedesca di Bonn. Eppure, diversamente da tanti, egli ha una capacità d’analisi priva di elenchi di ovvietà, priva di descrizioni banali e consuete; si potrebbe dire che stravolga la realtà per descrivere la realtà. Quelle rappresentazioni quasi inimmaginabili e paradossali, come la pretesa che il lupo si cavi i denti,  sono funzionali allo scopo della sua poesia, che è quello di svelare i meccanismi di funzionamento generale e condizionamento individuale della società moderna; quello di svelare la cruda e misera realtà che si cela dietro i miti consacrati.

Operante  in Germania nel secolo scorso, nel periodo che vide il fiorire di quelle che possono essere definite neo avanguardie, tra gli hungry man inglesi e la beat generation americana, egli è tra i massimi esponenti della letteratura di contestazione tedesca contemporanea.  La nuova società degli standars, degli status symbol e dell’alienazione fa rabbrividire  coloro i quali decidono di non aderirvi; Enzensberger è uno tra questi. Diversamente da coloro che manifestano il proprio rifiuto con la fuga, che sia fisica con l’allontanamento o psicologica con droghe, egli è fautore di un altro orientamento, quello che predilige l’urto diretto e violento con la realtà storico-sociale; così inizia ad esserne spettatore, iniziando tramite la sua poesia,  un profondo processo di demistificazione.

Nello specchio guardatevi: vigliacchi/Che scansate la pena della verità, /avversi ad imparare e che il pensiero/ai lupi rimettete, /l’anello al naso è il vostro gioiello più caro, /nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna/consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto/troppo blando è per voi. /Pecore, a voi sorelle /Son le cornacchie, se a voi le confronto. 

Ecco dunque smascherate le pecore, emblema delle moltitudini delle nuove società fatta da uomini che si credono che con l’acquisto di un oggetto d’elite si credono d’elite essi stessi, migliori degli altri, ma che in realtà sono solo un capo di bestiame di un immenso gregge. Intontiti, abbagliati dalle nuove ricchezze, si cullano nell’illusione del benessere, dell’escalation, mentre  li caratterizza una cieca mediocrità. La fraternità dei lupi invece, la coesione dei profittatori diventa quasi un pregio, contrapposto alla nullità della pecora-vittima, destinata a soccombere per propria colpa.

Voi vi accecate  a vicenda./Regna invece tra i lupi /Fraternità. Vanno essi/In branchi. 

La avversione di Enzensberger è in un certo senso canalizzata, razionalizzata; non  scade in   ribellismo urlato, ma è caratterizzata da toni pacati, a volte ammonitori,che  rappresentano la facies della poesia che proprio come quella della realtà, fatta di apparenze e abbellimenti, non può nascondere la distruzione.

Siano lodati i banditi. Alla violenza /Voi i invitate, vi buttate sopra/Il pigro letto/Dell’ubbidienza. Tra i guaiti ancora/Mentite. 

Sbranati

Volete essere. Voi

Non lo mutate il mondo.