“Detestare il denaro” è la moda di molti giovani al giorno d’oggi. Purtroppo, però, dal materialismo di cui si vogliono disfare, passano al dover rincorrere le tasche dei loro padri. In realtà, il distaccarsi dal denaro sarebbe un gesto nobile che andrebbe esaltato, solo se vi fosse un’interpretazione diversa della logica di fondo. In quanto portatori di tale innovazione nella stretta nicchia dei rivoluzionari che combattono il capitale, sarebbero degni di nota soltanto se rimembrassero il vero senso di tale asserzione.

Ora, è vero che avere una visione spiritualista della vita sia corretta, ma è anche vero che i frutti del lavoro non debbano essere disprezzati. Come insegna Seneca, il denaro non va rifiutato a priori: pur possedendolo non ci dovremmo far influenzare da esso. La ricchezza non va respinta, sia che venga, sia che vada, va guardata con distacco. D’altronde è proprio qui che la fortuna può mettere più a sicuro i propri doni, presso uno da cui sa che potrà riprenderseli senza ricevere querele o maledizioni. Bisogna accettare di avere ricchezze ma non amarle, non fare in modo che esse entrino nel nostro animo, distanziandole e tenendocele attorno: tenerle, sì, ma per dominarle, e perchè possano fornire una più ricca materia ed un più vasto campo alla sua virtù. Nè bisogna farsi vanto o arrossire di un patrimonio acquisito onestamente: l’onesto non farà mai passare dalla sua soglia un soldo di provenienza sospetta, ma al tempo stesso non rifiuterà nè scaccerà ricchezze se sono frutto della virtù. Se da povero potrà diventare ricco non si tirerà indietro ma si terrà le sue ricchezze quali beni leggeri e pronti a volar via. Condividerà con i propri fratelli i frutti del proprio lavoro poichè avrà ideali nobili e degni di stima.
Se i giorni passassero soddisfacendo i nostri desideri, non per questo dovremmo compiacerci di noi stessi. Se da un tempo benevolo dovessimo essere catapultati in un altro in cui il nostro animo sia circondato dalla miseria non ci diremmo lo stesso infelici, non malediremmo mai nessuno dei nostri giorni, poichè avremmo predisposto il nostro spirito ad una possibile morte.
Il denaro è uno dei vettori tramite il quale il genere umano rovina se stesso. Se fossimo una specie matura e responsabile non eleggeremmo quale idolo un qualcosa che non solo non dovrebbe esserlo, ma che non aspira nemmeno ad esserlo. Spesso capita di non riuscire a scindere il concetto di ricchezza da quello di risorsa. Le risorse sono ricchezze, ma momentanee.

Il denaro non comprerà la felicità all’uomo che non sa quello che vuole: il denaro non gli darà un codice di valori, se quest’uomo evade la conoscenza di ciò che deve valutare, e non gli procurerà uno scopo, se evade la scelta di quello che cerca. Il denaro non comprerà l’intelligenza allo sciocco, né l’ammirazione al codardo, né il rispetto all’incompetente. L’uomo che tenta di comprare il cervello di coloro che gli sono superiori, sostituendo il denaro al discernimento, finirà con l’essere vittima di quanti gli sono inferiori. Gli uomini intelligenti lo sfuggiranno, e gli imbrogli e le frodi si ritorceranno su di lui, spinte da una legge che non ha scoperto: che l’uomo non può essere più piccolo del suo denaro.