Nel processo di commercializzazione dell’arte che da un secolo a questa parte stiamo vivendo, il modo più veloce per esprimere un concetto- e cioè rendere la forma artistica portatrice di un contenuto pregnante- è forse esprimere questo concetto in musica. Meglio: sotto forma di canzone. Ed è quanto sembra aver capito alla perfezione Charles Aznavour, il celebre chansonnier nato a Parigi da genitori armeni immigrati dalla Georgia e dalla Turchia, che a maggio compirà 90 anni. Mentre ha già programmato una nuova tournee in giro per il mondo, nei giorni scorsi ha rilasciato un’intervista a Milena Gabanelli, pubblicata sul Corriere della Sera, in cui si è “messo a nudo”, come artista e come uomo.

Ma al di là del successo artistico di Aznavour, che a dire il vero ha toccato anche il mondo del cinema e quello del teatro, ciò che più interessa è l’aspetto rivoluzionario del personaggio: un uomo canuto, di bassa statura e dall’espressione semplice e determinata, mai corrotta dal successo e dalla popolarità. Quel che più colpisce in un uomo come Aznavour, in effetti, è il sentimento di solidarietà e fedeltà che da sempre egli ha dimostrato nei confronti del proprio popolo.

Non è facile resistere alle lusinghe offerte dal denaro e dal successo, specie quelle che provengono dalla popolarità, dalla celebrità, da un mondo che sembra portarti gentilmente per mano fino alla cima del mondo, eppure lui ci è riuscito. Lui ha preservato intatto e vergine quell’onesto sentimento di umanità tipico di chi è puro d’animo: “Il denaro non è mai stato il mio motore. Non so nemmeno cosa ho in banca, me ne frego” ha avuto modo dichiarare, e per questo merita forse un posto d’onore tra chi è impegnato in prima fila per le questioni umanitarie.

Già, le questioni umanitarie. Perché Aznavour non è solo un cantante, un attore, un uomo di teatro,un artista poliedrico e visionario, ma anche una persona che si è presa a cuore la questione armena. Quando, nel 1991, ci fu lo scontro col neonato Azerbaijan, e gli armeni furono costretti, ancora una volta, a subire violenze, Aznavour pagò centinaia di voli aerei per portare i suoi “fratelli” in salvo, o per permettere loro di poter inseguire un qualche sogno e di poter intravedere una speranza.

Oggi Aznavour- che per altro sembra aver fatto proprie le esperienze della madre, sopravvissuta al genocidio degli armeni- è ambasciatore ONU. In veste di diplomatico ha dunque potuto continuare, in maniera rinnovata e rinforzata, il suo impegno politico-umanitario a favore del proprio popolo:«dopo la strage degli armeni, quelli che sono riusciti a arrivare in Siria, sono stati islamizzati, ma siccome sono pur sempre armeni non vengono accettati dall’Islam, e nemmeno dall’Armenia perché sono musulmani. Io ho chiesto per due volte a due presidenti di far entrare gli armeni musulmani in Armenia. Questa è una cosa concreta» dice soddisfatto.

E per quel che riguarda l’impegno sociale nell’arte, come non citare il brano “Pour toi Armenie” o “Quel che si dice”? La prima, una canzone realizzata a scopi umanitari, i cui proventi andarono ai bambini armeni vittime di violenze, venne realizzata anche in una versione italiana (“Per te Armenia”) alla cui realizzazione presero parte importanti artisti italiani, mentre il secondo è probabilmente il brano più audace dell’intera produzione di Aznavour: nel 1972, quando la parola “gay” neanche esisteva, egli incise questo brano, in cui con forza emerge la sensibilità nei confronti della situazione di quanti con enormi difficoltà riuscivano a malapena a ritagliarsi un piccolissimo spazio all’interno della società.

È un poeta, Aznavour- ancor prima che un cantante- il cui insegnamento ancora riecheggia nello spirito dell’occidente. È un uomo, Aznavour, la cui sensibilità non deve andar perduta. Una personalità che ancora oggi, a 90 anni suonati, può regalare un importante esempio di cosa significhi essere autonomi, indipendenti dal potere e dall’avarizia. Come essere dissidenti, per certi versi.

Ed ecco dunque che Aznavour diventa una figura che si scaglia all’orizzonte di quanti cercano, nell’arte,nella musica, nella vita, un esempio di moralità ed umiltà. Eccolo qui l’esempio, Charles Aznavour, il poeta del dolore armeno e del suo riscatto.