Quando Reza Ghoochannejhad, giovane centravanti del Charlton Athletic originario di Mashhad, ha siglato il gol vittoria contro le Tigre Asiatiche della Corea del Sud, l’intera popolazione di quello che è il paese con una delle più antiche civiltà del mondo è sceso nelle piazze, nei bazar e nelle strade per festeggiare un evento storico: la quarta qualificazione ai Mondiali della Nazionale di calcio iraniana, giunta inaspettatamente dopo quelle del 1978, del 1998 e del 2006.

Da Tehran a Tabriz, da Esfahan a  Ahvaz, dalla regione del Razavi Khorasan a quella del Qom, dal Kurdistan al Gilan tutti hanno gioito insieme ai loro beniamini i quali, sotto l’attenta guida dall’enigmatico Carlos Queiroz, sono riusciti ad ottenere il pass per il Brasile praticamente senza sforzi: dopo aver rifilato cinque reti alle Maldive nel Turno Preliminare, gli iraniani si sono prima sbarazzati delle non irresistibili selezioni di Qatar, Bahrein e Indonesia salvo poi concludere il girone finale al primo posto, davanti a Corea del Sud, Uzbekistan, Libano e nuovamente Qatar. I 16 punti ottenuti, frutto di 5 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte, hanno permesso a Javad Nekounam, ex centrocampista dell’Osasuna, e compagni di ottenere una meritata qualificazione. Tra le stelle della squadra, oltre al metronomo e capitano sopracitato, abbiamo Alireza Haghighi, portiere del Rubin Kazan classe ’88, il trequartista Ali Karimi, uno dei più grandi calciatori iraniani della storia più conosciuto come il Maradona d’Asia, il trequartista Masoud Shojaei, anche lui con un passato tra le file dell’Osasuna, l’esterno Teymourian e il centravanti Gholamreza Rezaei, autore di undici reti in Nazionale. L’ex CT del Portogallo ha plasmato una squadra competitiva e ben attrezzata, solida in difesa e prolifica in attacco, capace di orchestrare un gioco fluido e divertente, che fa del gioco sulle fasce la sua arma migliore. Certo, gli avversari finora affrontati non rappresentano test attendibili ma il tecnico così come i giocatori sono fiduciosi e già l’accesso agli Ottavi di finale sarebbe un successo per l’Iran, pronta a recitare il ruolo di outsider.

Il sorteggio, tuttavia, non è stato altrettanto benevolo con i ragazzi di Tehran poiché la Squadra Nazionale, come viene soprannominata in patria, è capitata in un girone di ferro dove spiccano l’Argentina di Messi e Higuain, la sorprendente Bosnia ed infine le Super Aquile della Nigeria, vincitrici dell’ultima edizione della Coppa d’Africa. Questa squadre possono fare affidamento su diversi fattori quali una grande tradizione calcistica, talenti indiscussi che militano nelle squadre europee più blasonate, elevanti introiti economici derivanti da merchandising e sponsorizzazioni nonché un modo totalmente differente di intendere il calcio. E’ opportuno quindi fare un breve excursus su quella che è la Persian Gulf Cup (il campionato iraniano di calcio) e far capire che anche qui, in questo angolo del mondo riguardo al quale trapelano pochissime informazioni, il più delle volte errate e frutto di disinformazione, il calcio è una religione, una ‘bella distrazione’ che riempi gli stadi.

L’Iran Pro League nacque nel 1970 ma in seguito alla Rivoluzione Khomeinista del 1979 che portò alla cacciata dello Shah filo americano Reza Pahlavi e alla guerra Iran – Iraq (1980-1988) che terminò con un ‘cessate il fuoco’ imposto dall’ONU, il campionato subì una lunga interruzione che riprese solo nell’edizione del 1989-90, quando ad alzare il titolo fu l’Esteghlal. Tra le altre compagini, abbiamo ovviamente l’armata rossa del Persepolis, vincitrice di ben otto campionati e di una Coppa delle Coppe della Federazione Asiatica, la quale gioca nello storico stadio Azadi, inaugurato nel 1971 e capace di ospitare circa 100.000 spettatori. Il Derby cittadino contro i rivali, infatti, è uno dei più sentiti e spettacolari del mondo e non ha nulla da invidiare al Večiti derbi di Belgrado tra Crvena Zvezda e Partizan. Oltre a queste, abbiamo anche il Foolad Mobarekeh Sepahan, con sede a Esfahan, finalista della Champions League Asiatica nel 2007 e il Malavan Bandar Anzali, squadra dell’omonima città situata sulle coste del Mar Caspio e vincitrice di tre Hafzi Cup

Tuttavia, la partita per antonomasia che ogni tifoso iraniano ricorda è una sola, ovvero quella rocambolesca gara giocata il 21 Giugno del 1998 allo Stade de Gerland di Lione contro i rivali geopolitici di sempre, gli Stati Uniti, in un momento dove i rapporti tra i due stati erano tutt’altro che idilliaci specialmente in seguito alla famosa crisi degli ostaggi all’ambasciata americana. Quel giorno d’Estate gli iraniani ebbero la meglio, la Nazionale allenata da Jalal Talebi vinse per 2-1 grazie alle reti di Estili e Mahdavikia. In patria, la popolazione esultò come se avesse vinto la competizione, si riversò nelle strade e nelle piazze proprio come in occasione della rete di Ghoochannejhad e poco importa se la squadra nel ’98 venne eliminata al primo turno, quella vittoria rimarrà nell’immaginario collettivo di questo fantastico paese che, tra pochi mesi in Brasile, nella terra della foresta amazzonica e del Rio Negro, proverà a vivere un altro sogno, perché l’importante è esserci e dimostrare al mondo che il ‘piccolo’ Iran non reciterà il ruolo della vittima sacrificale. Il ‘piccolo’ Iran vuole essere protagonista, a cominciare dal calcio.

FP