Era il 1971 quando nelle sale cinematografiche statunitensi venne proiettato un film che suscitò un grande scalpore tra il pubblico e la critica per il modo in cui rappresentava il suo tema principale, in maniera così cruda da far quasi male. Il tema è la violenza e il film di cui si parla è ‘Arancia Meccanica’, diretto dal grande Stanley Kubrick. Il film fu tratto dall’omonimo romanzo distopico di Anthony Burgess del  1962. L’elemento distopico non viene certamente ammortizzato nella pellicola, anzi viene forse enfatizzato a dismisura, mostrando una società dai colori sgargianti in cui però è la violenza a regnare e dove il libero arbitrio viene calpestato dalle istituzioni. Si direbbe che la protagonista del film sia la violenza stessa, impersonificata da Alexander DeLarge, ragazzo giovanissimo  dai modi ‘estroversi’ ed eleganti, amante della violenza, della droga, dello stupro e del controllo. Alex è infatti il capo della banda dei suoi Drughi ed appare immediatamente il carattere autoritario e ribelle del ragazzo.

Si comincia con il Korova Milk Bar, celebre casa del ‘latte più’,ovvero latte con aggiunta di qualche droguccia per dare energia ai ragazzi prima delle scorribande.  Già dalle prime scene si percepisce che quella evocata da Kubick è un’ atmosfera visionaria, futuristica ed aggressiva, un’ atmosfera che rispecchia bene la fase di transizione tra il XX ed il XXI secolo, nonostante la sfumatura fantascientifica dell’ opera. Si passa dal secolo delle ideologie al secolo del nichilismo, per citare Gianni Riotta, e non si può mettere in dubbio che questa stessa transizione metta in atto processi che assumono caratteri fortemente comportamentali negli individui. Senza più ideali i ragazzi non sanno per cosa lottare o quali obiettivi raggiungere, lasciandosi trasportare dall’istinto primitivo della violenza, un istinto che per la sua eccessività non è considerabile neanche più umano, acquistando sfumature di una perversione che per lo spettatore risulta a dir poco inquietante. La prima parte del film è incentrata sul modo di relazionarsi di Alex e compagnia con il mondo esterno, con un approccio alla realtà circostante che  è incentrato interamente sulla violenza. Si susseguono così scene di pestaggi, di stupri e risse, immagini crude che arrivano per direttissima allo spettatore. Si potrebbe pensare che il comportamento di Alex sia pura espressione dell’istinto più primordiale umano, quello della sopraffazione, che rivolta le leggi in una sorta di neo-stato di natura assolutamente selvaggio e crudele. Sarebbe però riduttivo e banale pensare che la rappresentazione della violenza sia fine a sé stessa nel film. ‘Arancia Meccanica’ non vuole certamente porsi come inno alla violenza, ma al contrario tende ad aprire un canale di riflessione sullo stretto rapporto che intercorre tra violenza e potere e sulla costruzione del pensiero unico e imposto nella società immaginaria e distopica di Burgess. E’ bene ricordare però che l’elemento distopico non svolge mai una funzione puramente narrativa, ma è l’input per una riflessione che non si soffermi alla facciata apparente della realtà.

Anche la colonna sonora contiene una forte componente di aggressività, non a caso il tema musicale del film è incentrato sulla composizione di Ludwig van Beethoven, in particolare la sua Nona Sinfonia, ed è proprio questa composizione che assume la funzione di collante tra la violenza individuale e quella istituzionalizzata, fatta propria in senso stretto dal potere.  Dopo aver commesso un omicidio Alex viene ‘tradito’ dai compagni durante la fuga e viene così preso dalle forze dell’ordine. Dopo l’arresto di Alex infatti il governo autorizza un trattamento ‘riabilitante’ chiamato ‘ Cura Ludovico’. Durante il trattamento il capo Drugo viene costretto ad osservare per lunghe ore scene di violenza in tutto e per tutto simili a quelle da lui commesse prima dell’ incarcerazione, con il sottofondo musicale costituito appunto dalla celebre Nona. Prima della visione delle immagini però gli viene iniettato un farmaco che gli procura una nausea insopportabile e spasmi muscolari, in modo tale da creare nella mente del soggetto trattato un’associazione stretta tra le azioni violente e quell ’insopportabile malessere. Effettivamente il trattamento funziona e Alex diventa praticamente innocuo.