Putin, Vladimir. Il leader estero più amato d’Occidente, il sogno autoritario e nemmeno troppo nascosto degli europei, che nel momento più buio della loro civiltà si invaghiscono dell’uomo forte, dell’uomo d’azione, dell’eminenza grigia, del capo del KGB. L’uomo che ha visto passare sulla sua scrivania atti e pratiche di ogni tipo, celate persino agli occhi della nomenklatura comunista. Carte guardate di sfuggita e firmate, con il disincanto fatalista che contraddistingue la Russia prima e dopo degli Zar. E “Zar” è stato il superfluo soprannome che gli è stato affibiato dai media occidentali. Arresti, perquisizioni, sicurezza interna. La seconda guerra della Cecenia. Un criminale di guerra, dicono dalla Corte Europea, un pianificatore di perquisizioni illegali ed esecuzioni sommarie. Eppure Vladimir non ha lo sguardo da criminale, da fucilatore. Ha invece lo sguardo pigro del lucido mandante, dell’organizzatore di un ufficio. Lo sguardo che ha attraversato ambasciatori occidentali, politici e giornalisti di un continente e di una cultura talmente in crisi da aver bisogno di un nemico per esistere.

Fu con l’alibi della guerra fredda che gli USA riuscirono a tirarsi con sé metà del globo. C’era il nemico alle porte, anzi era in casa. E bisognava difendersi, attaccare, serrare le fila, perché noi eravamo l’Occidente, e lo eravamo finché esisteva l’Oriente, il comunismo ed il Demonio. La discussione su cosa eravamo e cosa stavamo diventando fu rimandata. Bisognava sconfiggere il nemico, senza andare per sottigliezze. E poi divenimmo dipendenti dal nemico, perché in sua assenza saremmo stati costretti a fare in conti con noi stessi.

Eccoci qui: il nemico oggi è lui, Vladimir Putin. O forse è una poltrona vuota, lo spettro culturale di un Oriente che è l’altro volto dell’Impero, riempito di volta in volta da nuove e vecchie eminenze grigie, simili, diverse, identiche. Putin, abbi pazienza.  guarda con il medesimo sguardo di sempre le manovre militari e politiche di un Occidente sfinito, che ha bisogno di mostrare i propri muscoli allo specchio, di darsi il ruolo di arbitro pur di giocare, di tingersi i capelli per non invecchiare. Putin, abbi pazienza. Risparmiaci i morti e la tensione bellica. Gli occidentali te ne saranno grati. E forse anche quel Dio che per il fatalismo popolare russo ha il tuo stesso sguardo.