Il Global Strike For Future, cioè lo sciopero mondiale per il futuro che si è tenuto il 15 marzo con la richiesta di contrastare i cambiamenti climatici qualche considerazione la impone.

Partiamo dalle energie rinnovabili, che dovrebbero sostituire i combustibili fossili. Se ne parla come se fossero a costo zero. Anni fa feci un servizio per il mensile di alpinismo e cultura alpina Alp sulle grandi dighe dell’arco alpino. Andai a parlare con persone anziane che si ricordavano quando gli invasi furono costruiti e cancellarono interi paesi. In piccolo, molto in piccolo è quello che è successo con la diga delle Tre Gole in Cina con il suo milione e mezzo di persone deportate. Tanto che la stessa Cina ammette oggi che fu un errore. Al riguardo consiglio di vedersi “Still Life” del regista cinese Jia Zhangke (vietato in Cina…).

Certo, oggi grandi invasi non se ne fanno più, anche perché non ci sono più monopoli energetici. Oggi il nuovo business, alla portata di quasi tutti, drogato in Italia da tariffe a dir poco generose, è il piccolo idroelettrico. Qui per produrre devi avere una ricaduta d’acqua, ed i corsi d’acqua privilegiati sono quelli di montagna. Il risultato sono intere aste fluviali cancellate, alla faccia del deflusso minimo vitale che viene imposto e regolarmente non rispettato.

Eolico? Se vogliamo l’eolico, allora cancelliamo l’art. 9 della Costituzione, sulla salvaguardia del paesaggio. Perché rendano i “parchi” eolici devi realizzarli sui crinali, dove più forte spira il vento. E ad essi unisci poi strade di accesso ed elettrodotti. Questo senza contare che nel business al sud si è gettata a capofitto la malavita.

Solare? Buona parte delle regioni d’Italia lo consente a terra, col bel risultato che vengono sottratte ampie porzioni di territorio all’agricoltura. In compenso, non si obbliga a realizzarlo sui tetti.

Detto ciò, possiamo davvero pensare di mantenere il nostro attuale stile di vita sostituendo le fonti energetiche tradizionali con le energie alternative (non chiamiamole verdi, per favore)?

Ma cosa mangiano i ragazzi che hanno scioperato per il clima? Lo sanno che nel Rapporto FAO del 2006 Livestock’s long shadow è stato calcolato che gli allevamenti intensivi producono il 18% di anidride carbonica, metano e ossido di azoto, mentre, ad esempio, l’attività di trasporto via terra, acqua e mare ne causa solo il 14%. Ed in un recente studio di due degli autori dello stesso Rapporto FAO, il valore è stato revisionato e risulta ammontare addirittura a oltre il 50%, poiché in Livestock’s long shadow alcune voci non erano state conteggiate. Quindi, torniamo alla domanda di prima: cosa mangiano? E magari, già che ci siamo, si spostano tutti in bicicletta? Spero quanto meno che non usino gli aerei. Lo sanno quanto le loro quotidiane abitudini di vita incidono sul riscaldamento climatico?

La realtà è che noi viviamo all’interno di un iperoggetto (ricordando Timothy Morton) come il riscaldamento globale di difficile comprensione come entità e su cui incidiamo con pressoché qualsiasi azione della nostra vita. Parafrasando De André: per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti. Il problema è sicuramente il capitalismo, ma, in fondo, anche noi stessi, noi umani.