In un suo pamphlet pubblicato sul finire degli anni Novanta, che in Francia fu intitolato Le defi de l’argent, quel birbante di George Soros prevedeva che il nuovo Millennio sarebbe stato caratterizzato, in ogni ambito del vivere sociale, dall’effetto carrozzone, ovvero dalla tendenza a seguire opinioni e comportamenti di una moltitudine di persone, per il solo fatto che siano in tanti a sostenerlo. Ed in effetti così è stato: i grandi finanzieri, soprattutto se di successo, hanno l’indubbio vantaggio di percepire la realtà molto prima e molto meglio dei poeti e degli idealisti, per non parlare degli opinionisti; ma soprattutto, di trarne notevole beneficio, piegando il fenomeno a vantaggio dei propri interessi e dei propri patrimoni.

L’attuale effetto carrozzone, nella sua multiforme voracità che lo differenzia da ogni altra ortodossia storica, è stato sicuramente favorito dalla diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione di massa, nonché dalla progressiva affermazione della democrazia di mercato come modello socio-politico vincente e uniformante. Ciò ha profondamente mutato le dinamiche di creazione del consenso, polarizzando ogni dibattito e rendendo sempre più scomodo e indigesto l’esercizio del dissenso. Perfino l’economia e la scienza, due ambiti dove il pensiero umano si era sbizzarrito nei secoli dimostrando la continua mutevolezza dei rispettivi postulati, sono stati sorprendentemente eretti a templi immutabili di questa nuova ortodossia. Poco importa infatti se sia un Premio Nobel o un autodidatta a contestare le certezze di chi siede sul carrozzone: si tratta in ogni caso di fastidiosi dissidenti, che non saranno più bruciati come eretici, atto poco in linea coi buoni costumi dei nostri tempi, ma saranno esposti alla pubblica gogna come deliranti cospirazionisti o, più virilmente, come somari.

Assistiamo in questi giorni all’ennesimo movimento coloratissimo e festante, che invade televisioni e piazze per spiegarci cosa è bene per il nostro futuro: se ne fa paladina Greta, una ragazzina svedese che ha deciso di rendere pubblica la propria protesta contro i cambiamenti climatici, non andando più a scuola il venerdì, proprio come succedeva con gli scioperi del nostro trasporto pubblico o con la classica sega collettiva dei licei romani.

Rapidamente il verbo verde-arcobaleno di Greta ha fatto il giro del mondo, conquistando anche i cuori più duri, dagli intellettuali benestanti e iperconnessi alle severe istituzioni europee dell’austerità economica, dall’adolescente in cerca del suo primo sciopero fino al serissimo presidente Mattarella, finalmente distolto dalla sua serrata guardia ai risparmi degli italiani. Le piazze, ormai poco use a riempirsi a difesa dei diritti e del reddito, si sono di nuovo riempite di persone e di slogan contro il cambiamento climatico e contro coloro che, tra gli umani, ne sarebbero i primi responsabili.

Siamo certi che i grandi industriali e i governanti, soprattutto di Brasile, India e Cina, ne saranno stati profondamente scossi e saranno ormai pronti a sedersi ad un tavolo. Così come siamo certi che tutti i manifestanti e i loro sostenitori saranno pronti a rinunciare a viaggiare in aereo, non mangeranno più una bella bistecca, si sposteranno solo a piedi, non useranno oggetti in plastica e metteranno da parte tutta la strumentazione informatica che si aggancia agli enormi server degli internet provider e dei social network. Tutte attività estremamente inquinanti, che mettono in pericolo il benessere del pianeta e di Greta.

Scriveva un secolo fa René Guenon, interpretando alcuni segni dei tempi, che si sarebbe inesorabilmente affermato un Regno della Quantità, in cui le masse e le loro opinioni avrebbero dominato le vicende mondane e condizionato ogni ambito dell’agire umano, dalla politica all’arte, dall’industria alla spiritualità. Purtroppo René Guenon non verrà mai letto in quelle piazze, perché nel delirio acefalo di alcuni, è stato identificato, lui che è morto in Egitto da mistico solitario convertito all’Islam, come uno dei maghi neri responsabili dell’ascesa di Donald Trump, che forse neanche era nato.

A poco vale, dunque, presentare a Greta e compagnia bella, le numerose rilevazioni scientifiche che evidenziano come i cambiamenti climatici ci siano sempre stati, anche prima di questa industrializzazione selvaggia. Né sarà utile citare, tra gli altri, due premi Nobel come Carlo Rubbia e Kary Mullis: i quali non negano la stoltezza degli attuali modelli di sviluppo, ma spostano il tiro su un diverso rapporto con la Natura e con la Vita, che non si limiti a banalizzare le questioni appiattendo il dibattito sulle ragioni esclusive del gregge. Che poi, in modo abbastanza sinistro, è proprio l’effetto gregge il più elevato obiettivo di quegli scienziati che chiamano somari i dissidenti. Ma, permetteteci di gridarlo alla nostra piccola platea: sempre meglio somari che gretini.