In questi giorni bisogna schierarsi, urlare all’impazzata – magari sputacchiando copiosamente dalla bocca – che “Viva Salvini”, anzi no “Siamo tutti con Carola”. C’è chi inneggia schifosamente allo stupro di una donna che, a prescindere da come la si pensi, può al massimo essere considerata un’avversaria politica, ma mai, e poi mai, carne da macello per la barbarie di pochi. Altri, invece, non molto più intelligenti dei primi, sono già pronti a trastullarsi davanti alla morte di un gruppo di finanzieri che – questa la loro unica colpa – si trovavano in mare solo per portare a termine il loro dovere di pubblici ufficiali.

Ebbene, mettiamo da parte le trombette, gli striscioni, le bandiere e gli stendardi dell’una e dell’altra parte. Sopprimiamo gli ultras politici, quelli che monopolizzano il confronto mediatico e non permettono a nulla, nemmeno ad una foglia secca, di muoversi sospinta dal vento. La parola d’ordine è “immobilismo”. Starnazzante e violento immobilismo, quanto di più lontano possa esserci da una forma civile ed umana di dialettica. Ripeto, il problema sono gli ultras della politica.

Ma una domanda deve sorgere spontanea: di chi è la vera responsabilità? Schiere infinite di iene urlanti dovranno pur obbedire al volere, al sentire, al blaterare di una voce autorevole ai loro occhi. Sapete a chi ci riferiamo: da una parte Salvini, dall’altra i “Giovani Turchi” del Partito Democratico – che poi questo nome, che rievoca i simpatizzanti turchi di Mazzini e il suo patriottismo, proprio non riusciamo a comprenderlo se attribuito a Matteo Orfini e Gennaro Migliore. Queste due compagini, che si stanno affrontando a suon di colpi bassissimi, non hanno minimamente compreso i termini della questione, non riescono ad incidere nella risoluzione dei problemi legati all’immigrazione e cadono vittime del loro stesso nevrotico istinto.

Né Salvini, né Carola, si può ancora dire? Provo ad alzare timidamente la mano e a chiedervelo. Spero non mi scotennerete: non sono proprio un agnellino pronto a farsi sbranare ma, insomma, voi siete tanti e, leggendo quello che scrivete, sembrate anche piuttosto incazzati. Né Salvini, né Carola perché la politica non può essere serva della “soluzione più rapida”, non può cadere vittima dell’irrazionalità che assume le sembianze della semplicità e, cosa ancor più essenziale, non può soddisfare solo i bisogni a breve termine.

La politica, almeno per come andrebbe intesa, è visione d’insieme, programmazione, calcolo infinitesimale delle conseguenze positive e negative che ogni gesto, azione o decisione comportano. Le sentenze, più adeguate ai talk show di Barbara d’Urso o ai programmi calcistici, appartengono invece alle corde di Matteo Salvini, che non sembra infatti intenzionato a risolvere, in una prospettiva di lungo periodo, la questione “immigrazione” – non a caso, la Lega non si è mai fatta viva in nessuna delle 22 riunioni indette per rinegoziare il regolamento di Dublino. Si cerca lo scontro con le Ong per pura propaganda, nel tentativo di accaparrarsi qualche voto in più grazie a un circo mediatico che, all’atto pratico, produce solo immondizia radioattiva e pochi, pochissimi risultati. Mentre mezza Italia passa serenamente il tempo ad insultarsi sulle vicende legate ad una bagnarola contenente meno di 50 persone, ogni giorno continua ad approdare sulle nostre coste un numero ben più elevato di clandestini. Ecco, è di queste persone che dovremmo occuparci, in prospettiva. Ma sul fronte “accordi con la Libia”, percorsi umanitari, implementazione dei centri d’accoglienza e, soprattutto, pugno duro con l’Europa per ottenere un sostegno concreto ed un impegno eguale tra gli Stati membri, tutto tace. Non si muove nulla, neanche la famosa foglia di cui parlavamo prima. Immobilismo puro, funzionale solo a Salvini e alla sua personalistica scalata al potere.

Carola e i Giovani Turchi possono essere facilmente identificati come il lato opposto della stessa medaglia di Salvini. L’uno è testa, gli altri sono croce. Vittime dell’isterismo del “tutto e subito” e di un umanitarismo “usa e getta”, questi soggetti sono afflitti da una totale mancanza di prospettiva. Della serie, l’importante è aiutare. Aiutare e solo aiutare. A nessuno importa capire le cause, le conseguenze, le forze esogene ed endogene di un dato fenomeno. Guai a chi brama, o anche solo parla di “attaccare alla radice” il problema, per debellarlo una volta per tutte. Non sono ammesse soluzioni nette in questo senso. Molto più facile è invece violare una decina di leggi di un paese sovrano – non le leggi di Salvini, ma leggi italiane ed internazionali, vigenti da molto più tempo. Molto più facile è anteporre uno sbiadito giusnaturalismo globalista ad un, sempre discutibile ma ben più consolidato, giuspositivismo statuale – che, se non altro, trova il proprio consenso nella volontà dei popoli e non, come l’altro, in una pseudo verità naturale imposta da terzi.

Aiutare è sempre lecito – anzi, doveroso – ma fondare la propria attività umanitaria a partire da una totale acriticità non potrà far altro che contribuire ad una degenerazione ulteriore della situazione. Per questo non sono le Ong, con la loro attività destabilizzatrice e politicamente superficiale, ma è lo Stato a doversi occupare del fenomeno migratorio. Il che non significa, come fa Salvini, blaterare di costosissimi blocchi navali e cercare a tutti i costi l’incidente umanitario in mezzo al Mediterraneo.

Lo grido a gran voce, come fossi allo stadio, non in veste di tifoso, ma di essere umano: né Salvini, né Carola, ma lo Stato. Quello vero.