L’errore fondamentale dei filistei – di ogni filisteo che sia mai esistito – è di aver sottovalutato la minaccia di Sansone. Perché gli uomini – che sono tutti, se vogliamo, dei filistei incalliti – sfruttano utilitaristicamente tutto ciò che possono e, al medesimo tempo, sottostimano la reazione di chi viene schiavizzato, il ritorno in termini di interessi, di livore e senso di rivalsa. Gli uomini, come amavano asserire spesso e volentieri i greci, sono tracotanti fino al midollo e, nella loro ingorda cecità, non sanno guardarsi alle spalle. Si sa, l’oro luccica e, con la sua calda luce, abbaglia anche i più saggi, fa perdere la visione d’insieme e, a lungo termine, inizia a farli ragionare solo in termine di ricavi, costi e utili. È da qui che viene il germe di tutti i mali: nulla si inizia a fare per nulla.

Ora l’Amazzonia è in fiamme. Il polmone verde del mondo, come alcuni amano chiamarlo, potrebbe essere spazzato via da un orribile tumore che, da buoni filistei, non riusciamo proprio a diagnosticare. Ci guardiamo attorno, incontriamo gli sguardi attoniti dei nostri vicini, mettiamo alcuni le braccia conserte, altri nei capelli e ci domandiamo: ma cosa sta succedendo?

L’Amazzonia brucia, e brucia perché siamo filistei. Intrinsecamente filistei. Diamo la colpa a Dio, diamo la colpa a chi mangia carne, diamo la colpa al solo Bolsonaro – che tuttavia, va detto, è il primo esecutore di questa trama omicida, un uomo senza dignità e che non nutre alcun amore nei confronti del proprio popolo – e diamo la colpa ad un vasto, ma non ben identificato nucleo di consumatori, colpevoli di un indistinto peccato originale chiamato “inquinamento”. Ma la verità è che il consumatore è peccatore senza consapevolezza, senza libertà e quindi senza una vera responsabilità, poiché non è più in grado di stabilire e trasformare da sé i rapporti di produzione che regolano il mondo in cui, in un modo o nell’altro, vivacchia e galleggia. Se il consumatore è un piccolo esecutore inconsapevole, è la Corporation a trarre il vero giovamento da tutto questo teatro dell’orrore. L’ Amazzonia brucia perché si è esagerato con la deforestazione massiccia ed incontrollata? Effetti collaterali! Oh insomma, qui si fa il business, qui si fa il capitalismo, qui si fa il libero commercio che si regola grazie alle leggi naturali e sacrosantissime del mercato – che Dio lo abbia in gloria. Le Corporation hanno corrotto e piegato gli Stati nazionali al loro volere, cosa vorrete che sia sottomettere la Natura! Con il profitto, ricordatelo bene, ricordatelo sempre, non si scherza.

Eccole le vostre, le nostre priorità. Le priorità inalienabili e ineluttabili che mai potranno essere messe in discussione se non attraverso i compromessi del Capitale – leggasi “Green Economy” – che ci permettono di fare quel che è giusto fare, ma solo perché quel che è giusto fare ora segue la logica malsana del do ut des. Lo stesso do ut des che smuove le coscienze di calciatori, attori, fashion blogger, influencer e starlette, tutti quanti determinati a salvare l’Amazzonia attraverso la sensibilizzazione mediatica della popolazione mondiale.

Ma salvare l’Amazzonia da chi? Ditelo! Ditelo, per Dio, una buona volta! Da chi dobbiamo salvare l’Amazzonia? Su questo tutto tace. Tace perché siamo filistei, ciechi davanti a Sansone a cui stanno ricrescendo i capelli e che presto o tardi si vendicherà, reclamando la colpa non dei piccoli inquinatori ignari (agenti inquinanti solo per necessità di sistema), ma dei nostri sistemi di produzione, di consumo, del liberoscambismo, delle esportazioni barbare ed incontrollate – regolate da accordi altrettanto barbari, come il neo-accordo commerciale UE-Mercosur. Più in generale, reclamando le colpe del nostro capitalismo-sistema e di chi ne trae maggiore vantaggio. Su di noi, invece, omuncoli che sopravviviamo in un mondo che non ci appartiene più, in balia di oligarchi internazionali affamati di potere, la Terra si vendicherà indirettamente, rinfacciandoci il nostro vivere atomizzato, narcisistico e attento solo ad interessi personalissimi. Insomma, lo ribadiamo, il nostro essere filistei.

E allora, che ci piaccia o no, accettiamo la sentenza più giusta, quella che la Terra invocherà contro di noi: lasciamo che Sansone muoia con tutti i filistei.