Il gioco nella storia dell’umanità è sempre esistito. Vero. Ma dovremmo ragionare quanto esso si sia distaccato dal suo significato di puro divertimento. E come oggi esso arrivi ad assumere un significato addirittura terribile, minaccioso. Non ci credete? Proviamo a pensarci.
Oggi in borsa si gioca. Ricordo quando mio padre comprò delle azioni della FIAT, credo fossero gli anni settanta. Allora tu compravi le azioni e giornalmente controllavi il loro andamento sui quotidiani, sperando in un guadagno. La borsa, banalmente, era questo: se l’impresa produceva utili, il valore delle azioni saliva e l’azionista guadagnava. Ma ecco che all’inizio del nuovo millennio si scopre che in borsa si può, come dicevo, giocare: comprare, vendere, per guadagnare di più in breve tempo, magari anche solo in poche ore. E si può scommettere su tutto, approfittare di tutto, anche delle disgrazie, tipo una siccità, una carestia o un maremoto. E si specula specialmente sul cibo, anzi la speculazione, il gioco in borsa sul cibo è uno dei fattori scatenanti la povertà, anche se non il più rilevante. Certo, ci sarà chi giocando in borsa ci rimette, magari diventa lui povero, ma se sei bravo guadagni a scapito del benessere di altri. E’ un gioco, asettico, amorale, ma pur sempre un gioco, nella moderna accezione.

Trasferiamoci in un altro campo, in un altro tipo di gioco. Quello d’azzardo, gestito dallo stato tramite concessionari e da privati direttamente. Limitiamoci allo stato, anche perché fa la parte del leone. Ho studiato a fondo questa problematica a causa dell’interesse che da sempre mi lega ai perdenti e nel gioco d’azzardo di perdenti ce ne sono parecchi. Ho così appurato che negli ultimi decenni si è passati da uno stato che ritiene il gioco un disvalore e lo sanziona penalmente ad uno stato che lo alimenta. Perché questo? Molto banalmente perché le casse statali sono nel frattempo diventate esangui e si vede nel gioco una possibilità di fare cassa. Lo stato, in questo campo, è semplicemente cinico. E non solo in questo campo, direi. Gli importa fare cassa, non gli importa delle conseguenze sociali che il gioco genera: dall’usura ai reati connessi; dalle assenze sul lavoro alla rovina delle famiglie, dai suicidi alle depressioni Senza contare il costo vivo a carico proprio dello stato delle cure per la disintossicazione dei “drogati” da gioco. Perché il gioco oramai dalla medicina ufficiale è equiparato alle droghe, anzi forse è la droga che più si è diffusa in questi ultimi decenni. Basti pensare che nel 2017 gli italiani hanno gettato nel gioco più di cento miliardi di euro. Una cifra enorme, pari a quattro finanziarie.

Ho raccolto questi dati, ma soprattutto le voci strazianti dei rovinati dal gioco, in un saggio “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo”, pubblicando il quale, una considerazione mi è venuta da fare: chissà se quei politici, di “destra” e di “sinistra” fa lo stesso, che in questi decenni hanno incentivato il gioco hanno mai ascoltato la voce di un giocatore incallito? Perché spesso i politici ragionano in astratto, non si confrontano con la realtà che vanno poi a normare, anzi non la conoscono proprio. Ma forse solamente mi illudo pensando che se la conoscessero agirebbero diversamente rispetto a come agiscono. Loro vivono nell’empireo. Noi qui, sulla terra a testimoniare una realtà che è sempre più dura.

Anche questo dell’azzardo dunque è gioco, ma abbiamo parti invertite rispetto alla borsa: mentre in borsa gli speculatori sono i giocatori, coloro che rovinano gli altri, raramente se stessi, qui è lo stato che alimenta la rovina dei cittadini. Comunque, vedete quanto è cambiato il significato del gioco?