Ogni tanto capita che anche in Italia si voti. Beninteso, niente di serio: un referendum qui, un paio di regionali colà, una tornata di amministrative silenziose ed il maquillage elettorale è bello che fatto. L’importanza della chiamata alle urne, di questi tristi tempi, la misura il panico paventato dei Mercati e l’artata psicosi dei giornaloni: delle ultimissime elezioni locali celebratesi domenica scorsa, in tal senso, non è fregato nulla a nessunoFino a venerdì i cahiers de doléances della nostra meravigliosa borghesia smart&open erano occupati in ben altre faccende, e nemmeno un rivolo della loro ambrosia colava sulle urne sparse per la Penisola. Pecchiamo sempre di ingenuità, si sa. Se la ginnastica democratica del popolo basso e vile non assume i connotati di un film di Dario Argento, infatti, nell’Arcadia giornalistica dei Saviano e dei Riotta non si spreca nemmeno uno stagista per coprire un evento di sì bassa risma. Meglio le corna colombiane o le meravigliose sorti del selfie: a differenza dell’incivile proletario che vive in macchina, clickbaiting non olet. Non che il variopinto caravanserraglio della politica- in questo nei secoli fedele alla sua unica ideologia, il ridicolo- si sia comportato meglio. L’asilo Mariuccia dell’ ho vinto io-hai perso tu è forse l’unica vera conseguenza del voto domenicale, specchio di una classe reduce dal tragicomico scempio del defunto patto a quattro sulla legge elettorale.

Sguazzando nella mota, comunque, qualcosa si trova: il “ritorno” del centrodestra, la “crisi” del Movimento 5 Stelle, la “stasi” del Partito Democratico.

Le virgolette sono puntini da unire per realizzare il velo pietoso della palude partitica italiana. Parlare di centrodestra a metà del 2017 (sette, ribadiamo s-e-t-t-e anni dopo la fine nei fatti del PDL) dà già la cifra dell’inconsistenza di quell’area, sospesa a metà tra due passati, il forzista e il leghista. Tra Salvini e Berlusconi, infatti, il vero sconfitto è sempre e solo il primo, incapace di trasformare la paccottiglia padana in un serio movimento sovranista e ormai impossibilitato a superare il proprio personaggio da talk-show (o da iPad, e decida il lettore la gerarchia dell’orrido). I numeri premiano la soluzione “unitaria”, ma un conto è l’elezione del consiglio comunale- a Genova come a Novara di Sicilia le logiche di zona sono le stesse-, altro è ottenere il consenso necessario a livello nazionale per imporre la Lega a soggetto attivo della politica italiana. Andando con Silvio la strada è comunque segnata: nessuno in Italia gode delle capacità istrioniche e ammaliatore dell’ex Cav, capace per chi vuol credergli di vendere davvero ghiaccio al Polo Nord. In tal senso l’abbraccio da pari a pari tra Lega e FI giuocherà la stessa funzione del suicidio programmatico della Le Pen. Centrodestra vuol dire fine della battaglia anti-euro leghista, unico vero motore d’attrazione del carroccio. Tutta la traiettoria di Berlusca dal 2013 ad oggi tende a quella direzione: a Via Bellerio però la Storia è stata fermata spesso davanti a un portone.

E’ andando verso le classi subalterne, e non verso il centro, che si vince.

La lezione dei pentastellati è in tal senso evidente. Appena gli automi della Casaleggio Ltd. hanno smesso di dosso le maglie con il Che per indossare i completi Zara à la Di Maio l’effetto protesta è svanito lasciando sul piatto il nulla cosmico che contraddistingue gli amici grillini. Tradizionalmente deboli a livello locale- Roma è stata una trappola tesa, nemmeno tanto bene, a cui Raggi e consorteria hanno abboccato come boccaloni- gli adepti del blog sacro non sono ancora sconfitti: troppo forte è la disperazione di larga parte degli italiani, ed altrettanto potente appare il lavorio di conquista mediatico (leggi endorsement) che da tempo Gigino attua tra un tavolo della Trilaterale e un’incensata ai capibastone dell’UE. Il reddito della gleba di cittadinanza, poi, rimesta nel torbido della miseria euro-imposta spostando masse importanti verso il mattatoio della deflazione salariale permanente.

Sul PD, infine, la realtà certifica l’arcinota massima flaiana per cui la situazione è grave ma non seria. Della politica interna è pleonastico parlare, ché tanto per capire il PD occorre sempre guardare oltralpe, nach Berlin und Bruxelles. Dai tanti quisling del Nazareno ormai ci si aspetta di tutto e di più: macelleria sociale dei malati di cancro, distruzione del Sistema Sanitario Nazionale, appecoramento ai diktat europei senza nemmeno più far finta di servire l’Italia invece che mamma Capitale. Naturalmente di tutto questo nulla importa a chi legge l’informazione corretta e equilibrata. Le disgrazie son altre: la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa, simbolo dell’Italia checelafa ad accogliere e integrare senza volgari reazioni isteriche da fascioproletari.

Partecipiamo commossi alla lettura del day after su La Stampa:Giusi Nicolini, appassionata, educata, colta, bella, efficace, lavoratrice è da anni praticamente dappertutto: sui media, con interviste, ritratti, copertine, servizi fotografici, interventi, talk show, commenti, convegni; a ritirare il premio Unesco per la pace; con Matteo Renzi a cena da Obama alla Casa Bianca, come “simbolo della eccellenza italiana”. Una gloria di Lampedusa additata a esempio per il mondo.” Un curioso dettaglio lo riporta il Corriere, quasi a dipingere la sconfitta dignitosa di un Generale sul campo di battaglia. Prosegue il reportage da Waterloo: “«No, non ho tempo di replicare a Martello. La mia priorità adesso è un’altra. È svuotare la stanza e fotocopiare carte a mia tutela». E infatti copia su pendrive i file del computer, cancella documenti e corrispondenza privata, fotocopia interi faldoni e ne cestina altri. Un repulisti fatto con l’ansia di non consegnare pezzi di vita propria a chi succede. Sintomo di una diffidenza che sfocia nell’istinto dell’autotutela. Preoccupata da come carte e impegni di questi anni potrebbero essere malamente interpretati”

Quanta invidia che c’è al Mondo, figurarsi in un’isola di retrogradi pescatori. In questo contesto le carte si manipolano peggio di un tressette tra ottantenni: vuoi mettere far trovare una delibera a favore dell’Open Society di Soros?

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Una delle carte da salvaguardare

Dove non c’è l’acqua corrente, dove il Lavoro langue e la disoccupazione supera il 24 per cento, dove la rete elettrica risale al dopoguerra e gli spogli si interrompono per mancanza di un gruppo elettrogeno in grado di fare le veci dell’elettricità. Dove, in definitiva, la retorica ha preso il posto dei fatti e dei bisogni e il più basso affarismo è stato ammantato di umanitarismo da tre soldi, la linea di frattura tra narrazione e realtà, élite e popolo s’è riproposta nel blu profondo del Mediterraneo. Un’ennesima conferma a cui purtroppo, puntuale, non seguirà alcuna conseguenza.