Che fine hanno fatto l’Ispettore Derrick, il Tenente Colombo e il Commissario Cattani? Ce lo chiedevamo guardando i lanci pubblicitari della quarta edizione della saga televisiva di Gomorra, l’appendice sempiterna del romanzo di fondazione di Roberto Saviano. In mezzo a trame contorte stile Beautiful, dove i personaggi più amati hanno nove vite come i gatti, mancano del tutto le forze dell’ordine. Ci sono Don Pietro, Scianel, O’ Sciarmant, Sangue Blu, Lo Stregone, personaggi frutto di una fervida fantasia a metà tra Tolkien e la mozzarella di bufala, e gli immancabili Ciro e Gennaro, come in ogni pizzeria napoletana che si rispetti. Pochissimi poliziotti, nemmeno un magistrato o un giudice; a fronte di un paio di blitz in tre stagioni, nessuna inchiesta, nessun processo. Una completa rimozione dei Buoni, in una nuova epica che mira alla esclusiva esaltazione dei Cattivi: giovani, ricchi, spavaldi, avidi di successo e di potere, sprezzanti della morte.
E lo Stato? Lo Stato non è più un nemico; semplicemente, non esiste. I veri nemici sono i Padri, che hanno dato vita alle ingiustizie della società. In questa narrazione, da sempre ostile ai miti eterni della Patria e dell’Eroe, si arriva all’esaltazione del nichilismo più cinico e baro, alla completa riformattazione del patrimonio valoriale delle nuove generazioni, pronte ad ascoltare e ad accogliere il Verbo prossimo venturo.
Nu tenimm na speranz pe camba’ diman
canta la sigla di chiusura di ogni episodio. E le rivendicazioni dei giovani criminali, spietati nei pestaggi, nelle rapine e negli omicidi, sono concordemente declinate intorno all’ingiustizia dei Vecchi e del loro Mondo: non tanto nei modi criminali, che sono i medesimi, quanto nei fondamenti economici del potere.
Ho fatto il mondo un po’ più giusto
si giustifica candidamente il giovane guappo dopo aver picchiato e rapinato del suo Rolex un coetaneo della Roma bene. Delinquere come unica risposta all’emarginazione sociale e all’iniqua distribuzione del reddito: e mentre la mano destra incassa la mazzetta per un lavoro in lavanderia che lo Stato non sa offrire, la mano sinistra uccide a sangue freddo lo stesso lavoratore, alla presenza del figlio disabile, se osa ribellarsi all’ennesimo sopruso.

In Gomorra la distorsione della Società è completa: trionfa sul Bene il culto della Fratellanza, nuova cifra di un mondo immaginario completamente avulso dalla realtà. Non più Buoni o Cattivi, dunque, ma Fratelli o Nemici: o con noi o contro di noi. I contenuti valoriali non ci sono più, il dissenso sanzionato, la metamorfosi è completa: si è fatto il Mondo Nuovo, ora bisogna riempirlo di nuovi contenuti. Poco importa, dunque, che la Napoli reale sia anche altro, che la notte si possa tranquillamente camminare per il centro, imbattendosi in sessioni improvvisate di boogie boogie tra giovani e adulti festanti.
No, questa Napoli che resiste non interessa, così come non interessa far emergere la vera manovalanza dello spaccio, a Napoli come altrove: nordafricani, nigeriani, albanesi. Only locals, riporta questa sceneggiatura politicizzata. Meglio concentrarsi sul Mondo Nuovo, che getta discredito sui Padri e sugli Stati cattivi e porta milioni ai nuovi buoni; un Mondo che oscilla tra ACAB e ONG, uguale a se stesso per le strade di Napoli o di Bogotà, così come a Tripoli o a Kabul. Tanto che in Gomorra, tra spari e uccisioni, sembrano in definitiva riecheggiare gli strali di Gino Strada, di Vauro o di Gad Lerner: abbasso l’uomo bianco, viva il Mondo Nuovo.