Il 29 settembre scorso avevamo definito la sedicente manovra del popolo come un atto di interlocuzione, immune da qualunque velleità rivoluzionaria e perfettamente in linea con i precedenti degli ultimi anni. Per una realtà quale l’Italia, pensavamo, un misero 2,4% di deficit (previsionale, va ricordato) non poteva certo costituire una novità esplosiva tale da legittimare il can-can mediatico che per oltre un mese aveva imbolsito il dibattito sui media. Rientrando nei folli parametri di Maastricht, al tempo non vedevamo alcuna possibile causa di frizione con Bruxelles se non nel senso di una volontà di repressione comunitaria – del tutto arbitraria e non sorretta da alcuna ragione fattuale – contro un governo formatosi a fatica e con mille avversari all’interno e all’esterno dei palazzi di Roma.

Quasi desideravamo, a quel punto, la procedura d’infrazione, per dimostrare finalmente il non-sense di un’architettura economica ideata da sociopatici reazionari e amministrata da criminali in giacca e cravatta. Avrebbe forse il governo del cambiamento chinato la testa come uno Tsipras qualsiasi innanzi ai fetori mefitici di uno Juncker o di un Moscovici?

A maggior ragione se si veniva a considerare il fantastico risultato sociale di baby Rothschild, capace in meno di un mese di risvegliare Oltralpe rabbie e sentimenti da Ottantanove, ridotto in ginocchio da quel popolo periferico e sdentato che sprezza dal basso della sua follia elitaria. L’ex pupillo di Attali, di fronte al rischio concreto di un assalto alle Tuileries 2.0, si è suo malgrado trovato nelle condizioni di dover portare per l’ennesima volta il disavanzo francese oltre alle colonne d’ercole del 3% (e probabilmente arriverà oltre il quattro). Di fronte a un assist così, poteva l’Ue fare figli e figliastri prendendo la logica a calci e il diritto a sputazzi?

Evidentemente sì. Abbiamo dunque assistito a una settimana da Caporetto, in cui l’autonominatosi avvocato del popolo dottor Conte s’è recato nei sacri palazzi della commissione per discutere i termini di una manovra economica presto ridottasi a resa senza condizioni: dal 2,4 al 2,04, in una ridda di contraddizioni, confusioni e ipotesi fumose da far girare la testa. Dirimpetto agli uffici dell’alcolista anonimo, il ragionier Filini- ministro Tria ha di par suo abdicato a ogni ragionevole logica consegnando nelle mani del moloch Moscovici carta e calamaio. Il tutto, è bene ricordarlo, mentre per la Francia non veniva sollevata nessuna problematicità come di consueto, because France is France.

Ed è proprio su questo versante che ci permettiamo di concentrare il fuoco della nostra critica. Appurato che l’unione europea – tramite l’euro – rende ogni paese membro una colonia, considerate le innegabili distinzioni arbitrarie che avvengono in sede di giudizio tra uno stato e un altro, note le condizioni vergognose di inoccupazione e miseria della gran parte del popolo italiano, non riteniamo accettabile che il governo della Repubblica cali le brache di fronte a un’oligarchia di non eletti nell’esatto momento storico in cui ad altri esecutivi è concessa carta bianca per fini interni.

E non accettiamo questa disfatta, beninteso, a maggior ragione se viene fatta passare per vittoria degli italiani. Perché almeno sulla comunicazione – o come dicono i colti, sulla narrazione – il governo gialloverde poteva e doveva cambiare direzione, valorizzando le analisi ormai consolidate dei vari Borghi, Bagnai, Barra Caracciolo che si trovano adesso nella stanza dei bottoni proprio per aver avuto il merito di dire l’ovvio in tempi miserabili come i nostri. L’unica vittoria degli italiani è la rottura della gabbia dell’euro e dell’unione europea: questo ci hanno dimostrato con la forza dei fatti gli autorevoli membri della maggioranza che oggi occupano cariche di rilievo. Oppure non si può più dire che l’euro è nazismo perché… non è nel contratto di governo?

Al netto dunque dei desiderata economici della alcolisti anonimi- desiderata sbagliati, fallimentari, pretestuosi- ci offende terribilmente l’idea che il governo di uno stato democratico debba genuflettersi e dipendere da poteri esterni e alieni all’architettura costituzionale d’Italia, impedendo qualunque avanzamento dei diritti sociali e del benessere dei cittadini anche quando le assurde regole europee vengono rispettate, a differenza d’altri. E non si venga a dire che tutto è molto difficile perché esistono nomenclature sotterranee e burocrazie impenetrabili – collegate dal garante dell’europeismo integrale che abita al Quirinale… – in grado di bloccare ogni tentativo di effettivo cambiamento.

La macchina dello stato non funziona perché qualcuno lavora a favore di altre potenze europee? Il governo non riesce a governare? Lo si gridi forte e chiaro, perché il popolo italiano è stanco d’esser preso in giro e non ne può più di etichette cretine e modi da educande. In tempi eccezionali servono modi duri, a volte spietati, perché ripristinare le garanzie costituzionali oggi significa riprendere il testimone della Resistenza e condurre una nuova guerra di Liberazione.

Se non si ha né la voglia né la forza, al contrario, si continui pure su questa strada, tra un viaggio in Palestina e mille selfie al giorno da rimbambiti idiotizzati: oramai tutto è concesso, in una colonia senza più dignità di Stato. Si ricordi almeno, e non è poco, che niente si dimentica e tutto si paga.