“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Forti, coscientemente o meno, di questo motto gandhiano, diversi maitre à penser di cultura ambientalista affermano che dato che il mondo così non va, dobbiamo essere noi i primi a cambiare stile di vita, ponendoci così di esempio per gli altri. Parole sante, ma quando le sento mi viene in mente un altro motto, questa volta di Oscar Wilde: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio”.

Cerchiamo di essere concreti: che cosa si può fare per mettersi la coscienza in pace e magari essere di modello per altri? Vediamo un po’. Innanzitutto, l’abitazione. L’abitazione deve essere eco-friendly come si usa dire oggi, cioè ecocompatibile. Quindi, preferibilmente, occorre avere una casa (non un alloggio) propria. Muri spessi, un bel cappotto esterno termico, i doppi vetri, i pannelli solari sul tetto, per poter mantenere ottime temperature interne ed essere possibilmente autonomi dal punto di vista dell’energia elettrica. 

I mezzi di trasporto. Solo pubblici oppure la bicicletta. Oggi anche con pedalata assistita. L’alimentazione. Solamente cibi genuini, a chilometri zero (è preferibile avere un proprio orto), niente carne né derivati (formaggi e uova alimentano comunque gli allevamenti intensivi), quindi il veganesimo come scelta obbligata.

Credo concordiamo tutti sul fatto che questi tre punti sono quelli essenziali per rispettare l’ambiente. Ma veniamo al un punto dolente, dopo il che cosa, il chi: chi se li può permettere?

Gli ultimi dati dicono che in Italia 16,4 milioni di persone sono a rischio povertà. La stragrande maggioranza delle persone vive in un contesto urbano e buona parte anche in affitto. Il massimo della coerenza che si può permettere può essere avere i doppi vetri in casa e risparmiare su energia elettrica e gas. Parentesi: magari scegliere un fornitore di energia elettrica da fonti rinnovabili? Su questo non mi esprimo, se penso ai disastri territoriali ed ambientali imputabili oggi alle rinnovabili. I mezzi di trasporto. Se hai la tua bella casetta fuori città ma sei un dipendente e non puoi fare telelavoro, non è detto che ti possa permettere di usare i mezzi pubblici né tanto meno la bicicletta, dipende. Veniamo all’alimentazione. Fare un orto per conto proprio? Siamo sempre lì, se ti puoi permettere la casetta in campagna magari sì, ma se vivi in città? Un orto urbano? L’orto ha bisogno di cura continua, se lavori come fai? L’alimentazione: quanto costano frutta e verdura bio? E i prodotti vegani?

Estendiamo lo spettro di analisi. La cura della salute. Magari, dico magari, l’omeopatia è meglio dell’allopatia, e così non si alimenta l’industria della chimica. Ma torniamo alla domanda di prima: quanto costa? 

Alla fin fine viene da pensare che per raggiungere la maggior coerenza possibile devi essere se non ricco, almeno benestante. Se non hai un patrimonio di famiglia, se guadagni solo per tirare a campare col cavolo che sarai ecocompatibile. Al massimo, potrai decidere questo sì, di non fare figli (anche perché magari non te li puoi permettere…).

Io ricordo sempre a chi mi parla di verde, di bio, che la città di San Francisco è un modello mondiale di ecosostenibilità. Peccato che per garantire il lato eco sia anche una città carissima (3.360 dollari l’affitto medio mensile di un alloggio con una camera da letto) e da quando è eco i poveri siano aumentati a dismisura: loro non si possono permettere gli alloggi green né l’alimentazione bio. Il discorso, lo capite bene, non è così semplice.