Immaginate un paese arabo che si rifiuti di consegnare alla Francia un terrorista sulla base di una diversa interpretazione dei diritti umani: a partire, ad esempio, da quella Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo proclamata proprio a Parigi nel 1948. Ne nascerebbero polemiche virulente, manifestazioni di piazza con fiera e rumorosa ostensione del tricolore rivoluzionario e solenni arringhe di filosofi piacioni contro il nazismo islamista. Le autorità francesi si dannerebbero nel cercare ogni strada utile ad una censura del gesto, che riporti il fuggitivo nelle mani della Republique.

Tutto il contrario del trattamento riservato ai latitanti condannati negli altri paesi, anche “alleati” (sic), che hanno trovato e trovano ancora rifugio in Francia per ragioni politiche: strani figuri, spesso macchiatisi di orribili reati contro la persona, che prosperano indisturbati sul suolo d’oltralpe; soprattutto se terroristi, al pari – ma contrariamente – all’ipotetico estremista islamico di cui sopra. Vogliamo davvero credere alla romantica versione della dottrina Mitterrand, il Presidente umanitario degli esperimenti nucleari e dei colpi di stato in Africa? No, non vogliamo crederci. Crediamo invece a ciò che insegna il generale Mario Mori: laddove il poliziotto vede un pericoloso criminale in fuga, l’uomo dei servizi vede una preziosa fonte informativa.

Dunque i terroristi in fuga negli anni settanta e ottanta erano, con buona pace di Mitterrand et ses amis, delle fonti particolarmente preziose per i servizi francesi. Non solo, però, come informatori sulle vicende dei loro paesi: per la peculiare natura della loro “occupazione”, infatti, conoscevano a menadito le vie dei traffici di documenti, armi e droga; avevano ottime relazioni con Mosca, Berlino Est, Praga o con le spietate dittature sudamericane, a seconda dell’orientamento politico; e non mancavano bien sur di ottimi contatti in Medio Oriente e Nord Africa, dove allora come oggi gli interessi neocoloniali si intrecciavano con il fiorente mercato degli idrocarburi e delle materie prime. Insomma, un bel teatrino, multiforme e caleidoscopico; un po’ come il Theatro che nel 1600 Giulio Camillo Delminio portava in giro per l’Europa e in cui sperava di racchiudere tutto lo scibile umano.

Sul palcoscenico della Quinta Repubblica, i terroristi politici in fuga erano e sono dei perfetti personaggi in cerca d’autore, pronti a prestarsi alle sceneggiature e ai capricci del loro mecenate: da Papi, Sovrani e Prìncipi del Medioevo, a Francois Mitterrand e la sua corte gauchiste, il passo ideale è incredibilmente breve. Il balletto di intellettuali, scrittori e lacchè che accompagna la latitanza di questi cattivi è più una nota di colore che di sostanza.

Certo, non mancano ai buoni sostenitori preziose utilità: in primis l’amicizia, che perfino i Baci Perugina mettono sopra ogni cosa e che consente di assicurare l’eternità ad un’adolescenza ribelle, a prescindere dal fatto che, nel mezzo del cammin di nostra vita, si sia diventati terroristi combattenti o direttori di un quotidiano borghese; allo stesso tempo, il vantaggio di stabilire e mantenere solide reti relazionali, all’interno di quella vastissima platea che applaude alla rivoluzione permanente unendo Trotsky e Michelle Obama, Michael Moore e Pasolini, Koulibaly e Jessie Owens, Asia Argento e Garcia Marquez; o, più prosaicamente, ai buoni del garantismo giova trovare dei solidi canali di finanziamento presso gruppi, associazioni e governi non allineati che non vedono l’ora di partecipare, di norma con ben celato interesse, alla ricca mensa di quel grande banchetto conformista che è divenuto, o forse è sempre stato, l’Occidente.

Si tratta, a guardarlo meglio, di un fenomeno che riecheggia le formidabili ascese di alcuni protagonisti del Novecento. Era il 1979 quando la sinistra francese, guidata da futuri leader come Lionel Jospin e da intellettuali di grido, come Jean Paul Sartre e Michel Foucault, salutò con entusiasmo l’ascesa al potere di un altro “sant’uomo esiliato a Parigi”, l’ayatollah Khomeini. Sono memorabili gli articoli pubblicati sui maggiori quotidiani europei in cui Foucault, prima di finire i suoi giorni nei gay club sadomaso di San Francisco augurandosi che l’AIDS purificasse l’umanità, attribuì enfaticamente alla Guida della Rivoluzione più religiosa e islamica della storia il merito di aver ispirato la prima grande rivolta popolare contro i sistemi globali.

François Mitterrand nel 1991

Non è naturalmente nostro costume dividere il mondo in buoni e cattivi, esercizio tra i più inutili del pensiero umano: ma appare chiaro come la rete umanitaria di protezione e di supporto assicurata negli anni dalla Francia a terroristi, oppositori e rivoluzionari di vario genere, non passerebbe alcun test di coerenza, né dal punto di vista ideologico, né dal punto di vista etico-morale. Più probabilmente, dunque, la dottrina Mitterrand è stata nient’altro che un utilissimo baratto, con i tratti affascinanti e romanzeschi di un agiato ricatto a cui tanti latitanti si sono convinti a dire sì.