L’anno nuovo è cominciato e puzza già di vecchio, come del resto tutti gli anni che si avvicendano in Capodanni sfondabudella in cui speriamo di poter sperare – ma la speranza come si sa è l’ultimo dono, il più malefico, del vaso sciagurato di quella sciagurata di Pandora. Noi qui sul pianeta degli insoddisfatti gaudenti, dei visi non pallidi, dei pessimisti attivi non ci accontentiamo mica della seconda virtù teologale: noi ci prepariamo a fare quel che sappiamo fare, e cioè orgogliosamente restar prigionieri (captivi) del sogno di una vita degna di essere vissuta.

Sì, siamo cattivi, cattivisti, cattiverrimi, gli anti-Gramellini, gli ammazza-Cazzullo, gli arrota-Saviano, i Feltri-intellettualmente onesti, i Massimo Fini-non ancora totalmente disillusi, gli immuno-Gruber, i no-Sallusti, i dolcemente feroci dispregiatori del Luogocomunismo che deve sempre andare a parare con “bisogna essere costruttivi”, “ma l’alternativa quale è?”, “ok ma cosa proponete” e vai col birignao da perfetto responsabile – ossia perfetto imbecille.

Noi di buoni propositi non sappiamo che farcene, al massimo con la lista dei desiderata ci sciacquiamo le parti basse e ci facciamo un caffè. Non perché non siamo buoni, in fondo in fondo: siamo troppo buoni. Sì, amiamo troppo l’essere umano. Quando è umano. Perché quando invece aderisce supino e beota alle Quattro Acche che si contendono il vuoto cereberale dell’omino liberale medio, questo spurgo di coscienza handicappata ci fa lo stesso effetto di un dibattito televisivo coi soliti quattro saputelli che ripetono a memoria la lezioncina dominante: “l’Italia deve rispettare i parametri”, “non bisogna parlare solo alla pancia del Paese”, “abbiamo bisogno di più e non meno Europa” e altri lobotomismi di questa risma.

È definibile umano un essere che si beve ancora l’intruglio del migliore dei sistemi possibili perché possiamo andare a votare e possiamo scegliere di accamparci in camper per arrivare primi all’apertura del prossimo centro commerciale? Il razzismo risorge sotto forma di autodiscriminazione in peggio di questi pseudo-uomini&donne che ce la mettono tutta per farci sentire superiori, noi che siam popolari e populisti da sempre, perché in tasca teniamo poca lira (ah, la liretta reazionaria…) e il Plebeo Colto è la nostra figura di riferimento – semplicità rozza e poesia fine in un unico crogiolo arcitaliano e antitaliano insieme…

La rissa, Fortunato Depero (1926)

I nostri propositi son dunque cattivi. Cattivissimi. Eccoli:

1) fai agli altri quel che vorresti fosse fatto a te: per esempio una parola gratuita in più, un gesto di comunità invece che farti sempre gli affaracci tuoi;

2) non rompere i sacri bronzi alla macchina del consumo con la tua smania di comprare un altro insulso aggeggio ultramoderno: la Ruota del Topo va boicottata con la decrescita volontaria dal grasso superfluo;

3) seleziona di più amicizie e conoscenze in base al criterio dell’antropologica dialettica Servo-Signore: i servi sono i banali e i remissivi, i signori, senza girarci intorno, sono come quelli come te;

4) provoca, ironizza, sputa, tendi agguati e insomma cerca di smuovere acque stagne e menti sopite con motteggi, atti opere e anche omissioni di modo da spandere, novello untore, l’allegra peste del Dubbio e la nuova Certezza che non di solo deficit vive l’uomo;

5) sii egoista, nel senso che il tuo Ego ha bisogno di ricentralizzarsi per scoprire gli Ego affini al tuo – in poche parole piantala di fare tanto il bravo e il gentile con chi non se lo merita, altrimenti il risentimento si gonfia e la tua nobilità d’animo corre un grosso rischio: diventare acida come un editoriale di Angelo Panebianco;

6) uccidi la pigrizia che ti avvelena il sangue, quella per cui “tanto, non cambia mai nulla” e via di qualunquismi da sederi pesanti: la vita è una, una soltanto!, e la politica e la società e tutto quel che ti condiziona l’esistenza son faccende troppo serie per lasciarle ai Giovani Democratici e ai Gilet Azzurri;

7) agisci sempre con stile, non da tigre di carta digitale: il rancore non filtrato non è da te, l’incazzamento che ti accompagna come una fedele ombra non va confuso con l’epistassi da insulto facile e lo sbrodolamento psicanalitico da social network;

8) impara dai bambini specie quelli più stronzi: sii innocente e crudele, gioioso ed esploratore, serissimo nel prendere tutto come un gioco più importante di te stesso;

9) non rincorrere la felicità: cerca il tuo compito;

10) goditi l’ora scialacquata in attività senza profitto, così da sabotare la tendenza a tutto calcolare e l’ansia di accumulare;

11) non vedere solo diritti: automunisciti di doveri;

12) leggi libri difficili;

13) trova l’estrema razionalità nell’irrazionalità, come uno zen quotidiano;

14) sii fiero del tuo passato di Italiano, ma ancor più del tuo futuro di buon Europeo, cioè anti-europeista;

15) liberati dall’ossessione dell’originalità: non sei individuo, sei – dovresti essere – parte di un gruppo, perciò vai alla ricerca del tuo simile e fai fronte comune;

16) non guardarti troppo dentro: l’abisso è dietro l’angolo, sempre a patto che tu qualcosa dentro ce l’abbia, ma se mi stai leggendo fino a qui dovresti avercelo di sicuro, questo qualcosa che poi è un minimo di sensibilità non disfatta e corrosa dal Narciso Tossico Internettiano che ahimé è in tutti noi;

17) sii arrogante coi potenti e mite con gli impotenti, gli umili e gli sfortunati;

18) sii democratico: odia il tuo nemico quel tanto che basta perché il tuo odio non aspiri a spazzarlo via (benché se lo meriterebbe ampiamente), poiché ciò non sarebbe alla tua altezza;

19) sposa ogni rivolta di riconquista della sovranità interiore e di popolo, perché attendere la rivoluzione ti farà venire i capelli bianchi e la noia del sopravvissuto;

20) se vuoi credi pure a qualche Dio, ma il dio sta comunque nel tuo carattere, come diceva il buon vecchio Eraclito;

21) guardati dalla viltà di seguire i binari dell’abitudine: la mancanza di pregiudizi sia il tuo pregiudizio;

22) rivendica il tuo diritto a stare male, perché stare sempre bene, alla lunga tanto bene non fa;

23) impara a sognare come si dicono le bugie: in grande;

24) essere contro è facile, essere contro in vista di un per, più difficile: quindi è esattamente quel che deve fare un magnanimo come te;

25) se puoi, stai in silenzio: ma se parli, fa’ che gli altri si ricordino di quel che hai detto;

26) non credere troppo a consigli, suggerimenti e manualetti come questo che stai leggendo: alla fine, sei un imprevedibile e incoerente umano, e le regole e regoline ti stanno strette;

27) non essere conformista né anticonformista, ama e fa’ ciò che vuoi (ogni riferimento ad Agostino è puramente casuale sul serio);

28) lávati le mani dopo averle strette a un liberale medio;

29) usa la tecnologia con disprezzo;

30) ozia, cioè crea, più che puoi;

31) leggi ogni bravo giorno L’Intellettuale Dissidente;

32) sorridi di queste righe.

Ti auguro buena suerte, gringo.

Con cattiveria, il tuo

Alessio Mannino