Che teppa Magdi Cristiano Allam. Teppa levantina. Per un attimo ci si era tutti spaventati, letto il titolo di “Non perdiamo la testa – il dovere di difenderci dalla violenza dell’Islam”, l’instant book pubblicato dal Giornale. Instant book, è un nome raggelante ed avevamo temuto che nella fretta dell’attimo – abisso presente- la furia chirurgica di Allam avesse trascinato nel suo vortice le altre firme, che sembravano celarglisi alle spalle come fossero stati gli sgherri di un bullo. Avevamo temuto il peggio, ma dopo il disorientamento iniziale abbiamo ricominciato a respirare, a partire da pagina 45.

Magdi Cristiano Allam è un convertito e come tale non può essere snobbato. Spesso nei convertiti rivive qualcosa di originario, una riscoperta del vero che l’abitudine, seconda natura, non è in grado di apprezzare. Dice Robert Hugh Benson: “ci sono mille e mille strade che conducono alla città; uno sarà guidato dal suono dell’organo, l’altro dal profumo dell’incenso; uno se ne andrà tenendo una Bibbia in mano; questi è uno storico, quegli un mistico, il terzo un filantropo; questi è il peccatore che implora il perdono; quell’altro un uomo semplice che vuole essere illuminato; quello infine è un santo che reclama l’unione con Dio”. E’ meraviglioso questo affresco ma verso quale città si dirige Allam? Dove si colloca? Non ci è dato saperlo, vista la rabbiosa presa di distanze dalla Chiesa di Francesco. Non che gli mancassero alcuni buoni motivi, glie lo riconosciamo, ma è in relazione alla meta che è lecito esprimere dei dubbi. Perché Allam non sembra cercare la Città di Dio ma quella terrena, dove primeggia la logica dello scontro: l’Armageddon, l’escatologia laica, le 12 tribù di Sion. E con tanta precisione, rara di questi tempi, Allam finisce col fare un po’ come quelli che “cercano sempre d’evadere/ dal buio esterno e interiore/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono”. Così ci suggerisce T. S. Eliot nei Cori da “La Rocca” e questo è il limite di Allam: la sua ideologica perfezione.

Per affrontare Magdi Cristiano Allam occorre garantirsi la possibilità di un’isola, una distanza, un braccio di mare che sappia sfumare la rigidità della terraferma. In compagnia del Miglior Fabbro, lungi dall’essere un avambraccio ingioiellato, la terraferma ci appare piuttosto come un tetro monolite, livido, irrigidita dai ferri innestati alle sue ossa. Un decennio di scontro di civiltà non ha portato a null’altro che ad uno stato generale di angoscia cronica, all’arricchimento delle imprese di installazione di telecamere e sistemi antifurto e non ultima, alla formazione di una nuova coscienza borghese, per la quale “non avendo nulla da nascondere”, si possono accettare di buon grado ingerenze statali e misure di compressione della libertà individuale. Questo, Allam non lo può vedere, vivendo lui per primo sotto scorta. Un decennio di scontro di civiltà ci ha condotti al paradosso di desiderare una presenza sempre più invasiva ed ingombrante delle forze di polizia, senza accorgerci che colmata la misura del senso di sicurezza, la stessa sicurezza muta,  tragicamente, il suo segno. Angoscia e sospetto, terrorismo e arbitrio, mentre le bandiere nere del Califfato si estendono, sfacciatamente, da Bengasi a Tikrit. Liberalismo e democrazia, alla prova dello scontro di civiltà, hanno dato ampia dimostrazione di essersi avvitati su se stessi, insieme alla peggiore Oriana Fallaci, all’antifascismo e a tutti gli altri riferimenti che Allam riporta nel suo libro.

Non vi è nulla di male nel riportare e diffondere il pensiero dei grandi del passato ma nemmeno nulla di coraggioso. Con esibito orgoglio, Magdi Cristiano Allam ci riporta stralci di “santi, poeti, scrittori, filosofi; da Francesco a Dante, da Churchill a Wojtyla, perché la critica all’Islam è parte fondante della civiltà europea”. E’ fondante, sì ma lo è tanto quanto quella all’ebraismo, avanzata da non pochi tra i riferimenti riportati da Allam. Lutero e Voltaire, tanto per dirne due. Ma nel proporre autori che potrebbero risultare imbarazzanti, il nostro non vive alcun imbarazzo, perché pare avere ben altre premure: non l’onestà intellettuale, non un confronto sereno con le radici, non la concordia ma l’esigenza, tutta politica, di armare di frecce avvelenate gli umori più diversi, gli archi della rabbia, dell’orgoglio e della paura. E’ surreale. Il cristiano convertito, al quale avremmo potuto dare credito, si autodegrada al rango di un Gollum o di un Efialte. Due sradicati che, in quanto sradicati, sradicano. E ad Allam non resta che rifugiarsi all’ombra delle forche illuministe, principale prodotto culturale di un movimento che rappresenta non una radice ma una cesura all’interno della Tradizione europea. Magdi Cristiano Allam finisce così, a proporci un ennesimo libro che questa volta ha il demerito di adombrare il buon giornalismo e l’acume di analisi di alcuni co-autori per reiterare se stesso, cantore rauco dell’Ouest déraciné, dei suoi diritti insaziabili e della fila per l’I Phone 6. L’unico esempio di disciplina, quest’ultimo, che l’Occidente sembra in grado di contrapporre allo Stato Islamico.

lutero_990X350_90_C