(Articolo originariamente apparso il 20 dicembre 2019 su Counterpunch, di Gaither Stewart)

Roma.

Albert Camus, nel suo saggio “L’esilio di Elena”, discuteva dello spregio contemporaneo per il valore greco del limite. Camus scriveva che soltanto l’artista per sua natura sa riconoscere i propri limiti, limiti che lo spirito della storia invece disprezza. L’idea stessa, concepita da un’organizzazione segreta come Gladio, di rimodellare il mondo a propria immagine riflette infatti questo sprezzo dei valori greci che Camus tanto amava.

Quando nei primi anni ‘70 un giornalista italiano di destra mi raccontò di un’armata segreta che si addestrava tra le montagne, sulle prime lo presi poco sul serio pensando che mi stesse riportando un pettegolezzo di qualche giornalista in cerca di notorietà. Ma il mio umore cominciò a cambiare quando gli diede un nome – “Stay Behind Army” – e spiegò che era una struttura paramilitare segreta creata per contrastare le forze sovietiche che avrebbero presto invaso l’Europa occidentale. Poi mi lasciò il nome di un membro di questa organizzazione segreta che avrebbe accettato di parlare con me.

Qualche giorno dopo, ad un angolo di strada vicino all’università La Sapienza di Roma, mi incontrai con un romano poco più che ventenne e dall’aspetto trasandato, accompagnato da un amico. Entrambi continuavano a gettare occhiate d’intorno, come se controllassero di non essere stati stati seguiti. Il loro comportamento era quello di uomini in fuga, ma allo stesso tempo uomini del destino. Parlavano in fretta. Ed io, senza bene rendermene conto, fui introdotto ad un mondo completamente nuovo. Discorrevano a bassa voce in un linguaggio nitido coi loro accenti romaneschi, e mi dissero che avevano appena finito un addestramento militare nelle vicine montagne abruzzesi dopo aver completato l’addestramento di base in Sardegna. Ripeterono parecchie volte il termine “armata segreta”, abbassando la voce e guardandosi attorno ogni volta che pronunciavano quelle parole. E risposero che no, gli organizzatori non avrebbero permesso visite alla stampa, e che sì, l’armata segreta era ben equipaggiata e pronta all’azione.

A distanza di anni, sul finire degli anni ottanta o primi anni novanta, mi accadde di incontrare per caso nel bar di un albergo di Roma un americano, che conosceva alcuni dettagli di quell’operazione segreta. Stavo seduto su uno sgabello al bancone del lussuoso Grand Hotel aspettando l’appuntamento con un famoso scrittore, quando quell’uomo si sedette sullo sgabello di fianco al mio. Riconobbi William Colby dalle fotografie sui giornali che ne annunciavano la presenza a Roma per una conferenza dell’ex direttore della CIA. Feci un cenno col capo, lo salutai, e ci mettemmo a fare quattro chiacchiere da bar finché la chiacchierata si tramutò in una breve intervista, che più tardi pubblicai sulla stampa europea. Gli dissi che sapevo chi fosse, e mentre parlavamo gli domandai di punto in bianco riguardo alla misteriosa Stay-Behind Army.

Con mia grande sorpresa, Colby quasi si vantò del fatto che la sezione operativa segreta della CIA di cui egli faceva parte negli anni ‘50 aveva impiantato in tutta l’Europa occidentale quelle che nel gergo dell’intelligence si chiamavano “Reti Stay-Behind”, e che in Italia presero il nome di Gladio, con quartier generale proprio a Roma. Nel dopoguerra Colby era un giovane ufficiale dei servizi segreti assegnato alla sede CIA nell’ambasciata americana di Roma. Ufficialmente la rete era clandestina, mi disse, pronta per essere attivata come forza di sabotaggio al momento opportuno, proprio come mi avevano detto i due agenti romani tempo prima. Colby mi disse che nel 1951 il capo della CIA in Europa occidentale lo aveva incaricato di occuparsi sul campo di mettere in piedi una rete Stay-Behind. “Il nostro obiettivo era quello di fomentare la crescita di un movimento nazionalista italiano capace di fermare la deriva verso sinistra”, disse, come se parlasse di antiche vicende di storia greca.

Ufficialmente, l’Operazione Gladio – nome in codice della rete Stay-Behind clandestina – fu fondata il 26 novembre 1956 per difendere l’Europa da un’eventuale invasione delle forze filo-sovietiche. Gladio fu fin dall’inizio un’operazione diretta dalla CIA in suolo italiano attraverso il coordinamento della NATO. Ciononostante il cuore e la mente dell’operazione furono sempre negli Stati Uniti. Gladio fu ufficialmente dissolta il 27 giugno 1990. Ma molto probabilmente l’operazione cambiò solamente di nome. Al Qaeda potrebbe essere il suo successore.

Dopo la seconda guerra mondiale, numerosi alti funzionari dell’esercito americano avrebbero voluto marciare direttamente su Mosca. La Russia era il vero nemico. Le forze alleate erano ancora fresche. L’intelligence occidentale sapeva bene delle enormi perdite subite dai sovietici e dell’umore delle truppe russe che volevano tornare a casa. Inoltre molti dei comandanti militari e d’intelligence tedeschi passati dalla parte americana ripetevano continuamente: “Questo è il momento. Insieme possiamo distruggere la Russia comunista”. Però i vertici alleati sapevano anche della famosa capacità russa di resistere. Valutazioni più caute consigliavano la prudenza, e il risultato fu così la Guerra Fredda.

Anche se ci fu davvero e fu perfino combattuta, per le menti più acute anche la Guerra Fredda fu solo una finta. Una copertura. Mentre la Guerra Fredda assicurava una certa garanzia di pace relativa, un Unico Ordine Mondiale senza limiti fioriva nelle menti dei poteri segreti del mondo occidentale. Gladio era una delle loro armi più recenti.

Un’atmosfera da paese occupato attanagliava l’Europa, e in particolar modo l’Italia e la Germania. Le truppe americane erano dappertutto e non davano segni di volersene ripartire. All’insaputa delle truppe e del pubblico americano, la rete Stay-Behind di Gladio cresceva. Era stata costruita per rimanerci a lungo. Anche se i carri armati sovietici non arrivarono mai, Gladio servì per tenere l’Europa occupata sotto controllo. Il mezzo utilizzato fu il terrorismo. I disordini sociali, il cambiamento dei confini e le lotte etniche richiedevano un’attenzione costante. Negli anni successivi, l’ascesa dei partiti socialisti aprì un nuovo fronte: Gladio doveva imbrigliare le ambizioni di leader come François Mitterrand, Willy Brandt e Olof Palme. Il primo ministro socialdemocratico svedese, Palme, si era opposto alla guerra in Vietnam e manteva buone relazioni con la Cuba di Castro, il Cile di Allende ed il blocco di paesi comunisti. Nel 1986, Palme fu assassinato per le strade di Stoccolma. Il killer non fu mai trovato.

Il terrorismo esplose nel Nord Italia verso la fine degli anni ‘50, quando il Comitato separatista Per la Liberazione del Sud Tirolo, o BAS dal tedesco Befreiungsausschuss Südtirol, seminò terrore nel Tirolo italiano, e già allora questi primi terroristi del dopoguerra erano manipolati dalla CIA. Il popolo tirolese sosteneva il terrorismo, che pensava fosse perpetrato in nome della secessione dall’Italia e dell’unione con l’Austria – 357 attacchi che causarono la morte di ventuno persone durante trentadue anni di terrore. Ma la gente non sapeva che il BAS era diventata un’operazione della CIA e che in effetti lavorava contro i loro desideri secessionisti. All’inizio sembrò tutto molto facile per i Tirolesi. Un prete dalle sembianze rasputinesche, Michael Gamper, e nove attivisti militanti fondarono il BAS. Il loro obiettivo era: secessione del Sud Tirolo dall’Italia ed annessione dell’intero Tirolo all’Austria. Ma la CIA non aveva lo stesso obiettivo.

Per la CIA, l’unione di Tirolo e Austria, col suo forte partito comunista (KPO), rappresentava un incubo: avrebbe spalancato un corridoio dall’Austria orientale occupata dai sovietici per i carri armati russi diretti a Roma. Ma mentre il BAS distribuiva volantini e distruggeva luoghi simbolici, la CIA e la NATO riconobbero l’invitante opportunità che il terrorismo tirolese gli offriva.

I terroristi del BAS erano un gruppo internazionale che aveva forti legami con le organizzazioni neo-naziste di Austria e Germania, anch’esse infiltrate ed usate dalla CIA. Nella notte dei fuochi del giugno 1961, i commandos del BAS abbatterono trentasette tralicci dell’alta tensione, interrompendo la distribuzione di energia elettrica su tutto il Nord Italia. Quell’attacco scatenò la pronta reazione della NATO (che includeva già la neonata milizia segreta di Gladio) e dell’Italia, che intervennero per reprimere la rivolta secessionista. La carota e il bastone ebbero la meglio sui ribelli Tirolesi/Italiani. E come da copione il potere americano e della NATO aveva riportato l’ordine: fu un primo efficace esempio della strategia della tensione. Prima semina il terrore. Poi sopprimi gli insorti.

Ovviamente il Sud Tirolo rimase italiano col nome di Alto-Adige. Non ci fu nessuna secessione. Non si unì mai col Nord Tirolo. Non divenne mai parte della pericolosa Austria. Un gran numero di prove conferma che quello del Tirolo fu un esperimento della CIA per testare la strategia della tensione. Non sorprende quindi che un decennio più tardi, il movimento marxista-leninista italiano delle Brigate Rosse utilizzò le stesse tattiche del BAS; sia i terroristi tirolesi che le BR furono manipolate da Gladio, ed utilizzati come attori nella strategia della tensione. E poiché questo complotto dell’armata segreta Gladio funzionò così bene in Italia, fu riproposto anche in tanti altri paesi europei.

Il Nord Italia servì da modello per i terroristi fiamminghi negli ultimi anni ‘50 e ‘60 in Belgio, quando Bruxelles era considerata città estremamente pericolosa. E ancora durante i “sanguinosi anni ottanta”, sempre in Belgio, durante la rivolta fiamminga contro le mire di potere dei francofoni del Wallon. Le milizie segrete belghe agirono come in Italia.

La strategia della tensione esiste ai fini della manipolazione e controllo dell’opinione pubblica: paura, propaganda, disinformazione, guerra psicologica, agenti provocatori… ed operazioni terroristiche sotto falsa bandiera. Era questa la ragion d’essere di Gladio in Italia: organizzare terrorismo e darne la colpa ai comunisti; seminare panico per poi passare leggi che limitassero la libertà popolare. Proprio come avevano fatto in Alto Adige, quando la gente abboccò alla minacciosa propaganda di un’imminente invasione sovietica: l’immagine tremenda dei cosacchi russi che abbeveravano i loro cavalli nelle fontane vaticane. Ma la gente non capisce mai l’inganno! Hanno paura. Nuove leggi speciali vengono approvate e migliaia di attivisti di sinistra vengono messi in prigione. Mantieni la popolazione in uno stato di continua tensione affinché creda alle tue promesse di sicurezza. Fomenta la paura attraverso la menzogna. E poi attraverso lo stato sopprimi ogni dissenso. Attraverso i mezzi d’informazione fai dei comunisti il nemico pubblico numero uno. Tutto diventa lecito per sconfiggerli. Comunisti, terroristi, fondamentalisti islamici … e adesso persino gli “immigrati”. Gladio diede così un enorme contributo alla creazione di un’Europa più obbediente… obbedienza che però potrebbe infine essere giunta ad un punto di rottura, perché gli USA hanno davvero superato ogni limite.

Ancora oggi la gente in Italia, in Europa – in tutto l’Occidente – non sa nulla di Gladio e della strategia della tensione. Non sanno del perché persista il terrorismo… né chi siano i veri terroristi. Le investigazioni parlamentari italiane sul caso Gladio risultarono in un fascicolo di 300 pagine sull’operazione Gladio in suolo italiano e sulle sue connessioni con gli USA. Ma nonostante ciò il pubblico è rimasto all’oscuro riguardo a questa inchiesta che rivelò l’esistenza di un complotto di stato e che fece ricadere sugli Stati Uniti la responsabilità del terrorismo italiano negli anni di piombo. Essa mostrò oltre ogni ragionevole dubbio che i massacri, le bombe e le azioni paramilitari degli anni ‘70 e ‘80 furono organizzati da misteriose figure interne alle istituzioni italiane—uomini legati all’intelligence americana. La bomba detonata all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969 marcò la continuazione della strategia della tensione: il famoso massacro di Piazza Fontana. Sedici morti, cinquantotto feriti. L’attacco avvenne al culmine della più grossa ondata di scioperi che aveva investito l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale.

Gli operai automobilistici e metallurgici si erano fatti in quegli anni sempre più militanti ed aggressivi. L’inflazione spingeva i prezzi alle stelle. I sindacati dominavano le prime pagine dei giornali. La parola mobilitazione era sulle bocche di tutti. I governi nascevano e cadevano mentre gli scioperi e le dimostrazioni diventavano quotidiani. I tassi d’interesse erano in rapido aumento, i governi sempre più traballanti, i blackout elettrici ed i razionamenti dell’acqua all’ordine del giorno, i ricchi che disponevano di una seconda, terza e quarta casa mentre i poveri venivano sfrattati. La gente era furibonda … fino all’attentato di Piazza Fontana. Quelle bombe fermarono le sommosse popolari e misero la parola fine sull’ondata di scioperi. La polizia arrestò tutti coloro che erano sospettati d’essere simpatizzanti di sinistra, interrogando ed intimidando le loro famiglie, mentre il governo passava leggi d’emergenza contro i terroristi. Di comune accordo, la polizia e i media accusarono dell’attentato un patetico gruppo di anarchici, il Bakunin Club, che ad ogni modo era anch’esso stato infiltrato dai servizi segreti. Un anarchico fu ucciso, gettato dal quarto piano del quartier generale della polizia di Milano.

Piú di vent’anni dopo l’accaduto, fonti ufficiali rivelarono che le bombe di Piazza Fontana erano state messe da agenti Gladio sotto gli ordini della NATO, la quale temeva che l’ondata di proteste avrebbe potuto portare all’ingresso del partito comunista nel governo di Roma. Durante tutti gli anni settanta ed ottanta, la classe dirigente italiana fu letteralmente ossessionata dal tenere i comunisti fuori dal governo, cosa che spiega il rapimento e l’assassinio del primo ministro Aldo Moro nel 1978 dopo i suoi sforzi di coinvolgere il PCI nella coalizione di governo. L’assassinio Moro fu eseguito dalle Brigate Rosse sotto l’egida della CIA e di Gladio.

Ma il pubblico ancora non sa chi furono i veri mandanti dell’operazione. Vi sembra il racconto di un passato romantico nella vecchia Europa? Non direi. Ricordo schiere di soldati in tenuta da combattimento che pattugliavano le strade di Roma. Sirene della polizia che ululavano giorno e notte. Una volta, nel 1978, ritornavo dall’Iran accompagnato da due dei miei capi d’affari italiani ed un nostro potenziale cliente iraniano dall’aspetto marcatamente mediorientale. Era il giorno del rapimento Moro. Mentre guidavamo per la città la polizia ci fermò ben 5 volte per controlli ed ispezioni sul veicolo. Due italiani, un americano e un iraniano sulla stessa macchina erano fortemente sospetti. La tensione a Roma era altissima. Il rapimento mostrava tutti gli effetti della strategia della tensione come metodo di controllo sociale.

Rimane un mistero come la gente non sappia ancora nulla dell’Operazione Gladio. Nonostante le 300 pagine del fascicolo parlamentare, nonostante le menzioni persino sul New York Times, nonostante coincidenze come quella delle aperte rivelazioni datemi da William Colby in un bar di Roma, nonostante i molti studi ed articoli apparsi sul caso nella stampa di sinistra e nonostante le molte ed efferate azioni compiute per decenni in ogni parte del mondo che sembrano ancora oggi non conoscere limiti, la gente è rimasta completamente all’oscuro sulla verità dell’operazione Gladio.