Giungendo nella Danimarca del XII secolo, un viaggiatore avrebbe faticato a credere che quello danese fosse lo stesso popolo che, solo due secoli prima, mise a ferro e fuoco le coste della Gran Bretagna e arrivò a un passo dal conquistare l’intera Inghilterra. Nella prima metà del 1100 la piccola nazione scandinava è in preda alla guerra civile e gli ex-vichinghi della penisola dello Jutland stanno subendo una piaga analoga a quella che i loro antenati hanno inflitto duecento anni prima ai regni anglosassoni: le scorribande dei Venedi – un popolo stanziato nella regione della Wagria e della Pomerania – hanno messo fine alla pesca e ai commerci marittimi nella regione, la fonte di sostentamento e ricchezza principale per i danesi.

Quelle che prima avevano l’impatto di piccole razzie sono sfociate in vere e proprie incursioni che, saccheggio dopo saccheggio, hanno trasformato la costa orientale della Danimarca in un deserto di villaggi spopolati. I vicini sassoni della Germania settentrionale non se la passano meglio. Il Limes Saxonicus, il confine tra la cristianità occidentale e il paganesimo nordico segnato secoli prima da Carlo Magno, è una frontiera in fermento: alle scorribande dei Venedi si alternano le incursioni in territorio slavo dei cavalieri tedeschi alla ricerca di facile gloria e bottino.

Limes Saxoniae

Niklot e gli Obodriti

Gli scontri tra pagani e cristiani, per mare e per terra, sono andati avanti per decenni. Dal 1130, però, le diverse tribù slave sono unite sotto un unico stendardo e fanno capo a un solo condottiero: il principe della tribù veneda degli Obodriti. Quello che il sovrano obodrita Niklot combatte ha tutta l’aria di essere uno scontro di civiltà e non una semplice guerra. Per anni impegnato a unire, con e senza l’aiuto della spada, i territori degli obodriti, Niklot deve ora reagire all’invasione da ovest. La sua è dunque una reazione all’intensificarsi delle incursioni tedesche ma anche alle numerose missioni cristiane, da tempo attive in un’opera di evangelizzazione e germanizzazione che rischia di trasformare la Confederazione obodrita – in quegli anni dipendente solo formalmente dal Sacro Romano Impero – in uno stato vassallo pronto per essere spartito tra gli avidi signori sassoni. Dal punto di vista dei pagani, questa è una lotta per riaffermare la propria libertà. Grazie a Niklot, i baroni tedeschi trovano ora ad attenderli una resistenza organizzata. Con la Danimarca in preda alle lotte intestine e le aggressioni via terra di Niklot lungo il Limes, l’ago della bilancia pende sempre più in favore dei pagani.

La Danimarca di Valdemar e Absalon

Ma nell’anno del Signore 1158 qualcosa sta cambiando e i Venedi devono affrontare un nuovo nemico: il vescovo Absalon. Uomo di chiesa educato anche all’uso delle armi e alla guerra, Absalon è un uomo di potere secondo solo al re Valdemar di Danimarca, suo sovrano e amico di vecchia data. I due sono sfuggiti insieme al complotto ordito dal vecchio pretendente al trono danese, Swein, che aveva intenzione di fare fuori tutti coloro che avrebbero potuto ostacolare le sue ambizioni politiche. Dopo anni di guerra civile, Valdemar è il nobile più adatto a ricoprire quel ruolo e Absalon fa di tutto per favorire l’ascesa del sovrano che unificherà il paese. Sotto il controllo di questo duo, la Danimarca inizierà a opporre una dura resistenza alla pirateria dei baltici.

Valdemaro I di Danimarca

Absalon ha dato l’ordine di costruire fortificazioni e castelli di pietra lungo le coste del regno. Le invasioni diventano più rare e la pirateria al largo dello Jutland viene debellata. Dopo una breve fase di stallo, sono ora i pagani a trovarsi sulla difensiva. Absalon, infatti, ha persuaso re Valdemar ad affrontare con coraggio il destino che la provvidenza gli ha riservato: unificare la Danimarca e portarla in prima linea nella guerra santa verso est; una crociata alternativa, parallela a quella in Terra Santa, viene condotta contro l’oscurità del paganesimo baltico. E’ già da un decennio, infatti, che Roma ha dato la sua approvazione ufficiale a quelle che saranno ricordate dalla storia come Crociate del Nord. Con la bolla Divina Dispensatione del 1147, papa Eugenio III equipara i cavalieri che combattono gli slavi ai crociati in Terra Santa.

L’orso e il leone

Valdemar può contare su due alleati formidabili: il primo è Enrico il Leone, duca di Sassonia. È da anni che costui spinge i suoi eserciti verso est e ora la bolla papale dà finalmente una giustificazione morale alle sue ambizioni di conquista. Nonostante la bellicosità e la vita di uomo d’arme, Enrico il Leone sembra essere a suo modo, e con tutti i suoi limiti, un cristiano sincero. Anche il secondo alleato dei danesi ha un nome eloquente: Alberto l’Orso, un guerriero abilissimo ma che più tardi tradirà Enrico per supportare l’imperatore Federico Barbarossa. Per il momento, comunque, l’orso e il leone guidano l’offensiva da terra, mentre Valdemar e Absalon forniscono supporto dal mare con loro flotta.

La caduta di Niklot e la sconfitta dei Venedi

Il sovrano obodrita Niklot gioca bene le sue carte: divertendo gli attacchi contro la sua fortezza di Dobin, riesce a infliggere una pesante sconfitta sulle forze danesi prima che queste si incontrino con le armate sassoni, che assediano la roccaforte. Allo stesso tempo conduce una guerra navale contro le flotte della Danimarca. Le sue sono però vittorie effimere. La flotta guidata da Absalon e le armate sassoni assediano, infine, gli uomini di Niklot nella roccaforte di Orle. Il guerriero pagano morirà in un’ultima carica contro il nemico, tra le spade degli invasori tedeschi. Con la caduta di Niklot, terminano le ambizioni di indipendenza della regione oggi conosciuta come il Meclemburgo. I suoi successori, insieme agli altri principi della Confederazione obodrita, accetteranno il battesimo diventando di fatto vassalli alle dipendenze dei signori sassoni e danesi.

Niklot, sovrano della tribù veneda degli Obroditi

Epilogo

Re Valdemar trasformerà la Danimarca nella potenza egemone del baltico occidentale mentre l’Orso e il Leone placheranno, per il momento, la loro fame di territori a est. Il vescovo Absalon abbandonerà la carriera militare per dedicarsi unicamente ai suoi doveri religiosi e darà un contributo inestimabile alla storiografia europea, ordinando la stesura del Gesta Danorum, la cronaca medievale scandinava più importante e la prima storia scritta del regno di Danimarca.

Tutto è bene quel che finisce bene? Non per tutti. Se, teoricamente, la crociata è stata vittoriosa per la cristianità, dal punto di vista spirituale l’impresa è completamente fallita. I battesimi sono infatti solo nominali e passeranno generazioni prima che i Venedi accettino realmente la nuova fede. L’amarezza per il fallimento spirituale di una missione che aveva ricevuto persino il supporto del papa si legge nelle stesse cronache degli uomini di chiesa del tempo, che considerano l’intero episodio come una vera onta per l’ideale crociato, incapace di tradursi in una conversione sincera dei Venedi.

Ma il dado è stato tratto e l’espansione del cattolicesimo a est è ufficialmente entrata a far parte delle politiche del Papato, che farà affidamento sulle arcidiocesi tedesche e scandinave per portare la luce di Cristo in queste terre. Un’impresa che impegnerà vescovi, cavalieri, re e ordini monastici per i successivi trecento anni e che culminerà con l’incontro e lo scontro tra il cristianesimo occidentale e l’ortodossia russa.