A novembre dello scorso anno è uscito per la casa editrice Maniero del Mirto, l’ultima fatica dello storico casertano Massimo Viglione, Dal buio alla luce. Civiltà cristiana e Medioevo. Dalle origini al 1303. Già docente di Storia Moderna, Pensiero e Istituzioni nella civiltà cristiana e Filosofia della Storia all’Università Europea di Roma, oltre alla sua prolifica attività di conferenziere in giro per l’Italia, è conosciuto principalmente per i suoi studi sulle insorgenze controrivoluzionarie antigiacobine e antinapoleoniche in Italia, (di cui ricordiamo La Vandea Italiana. Le insorgenze controrivoluzionarie dalle origini al 1814, Milano, Effedieffe, 1995, Rivolte dimenticate. Le insorgenze degli italiani dalle origini al 1815, Città Nuova), per la sua rilettura integrale del risorgimento italiano (di cui ricordiamo La rivoluzione italiana: storia critica del Risorgimento, Il minotauro, 2001, Libera Chiesa in libero Stato? Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale, Città Nuova, 2005 e L’identità ferita. Il Risorgimento come Rivoluzione & la Guerra Civile Italiana, Ares, 2006) e in ultimo in merito al tema delle crociate, dal medioevo alla modernità (ricordiamo La conquista della «mela d’oro». Islam ottomano e cristianità tra guerra di religione, politica e interessi commerciali (1299-1739)).

Professor Viglione, innanzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Vorrei cominciare chiedendole di riassumere per sommi capi quello che è stato il suo percorso di formazione intellettuale e spirituale.

Grazie a voi. Licenza classica e laurea in Filosofia (e Storia) alla Sapienza. Gli studi di Storia mi hanno aperto la mente sul processo rivoluzionario della modernità, e in particolare sul ruolo imprescindibile svolto dalla Rivoluzione Francese. L’aver fatto una tesi su questo evento ha cambiato per sempre la mia vita, e non solo di studioso. Tra i 27 e i 28 anni, ho avuto, soprattutto a causa di eventi prettamente personali, una conversione profonda alla Fede e alla Tradizione cattolica: l’acquisto di questa nuova consapevolezza spirituale ma anche intellettuale ha completato la prima fase della mia formazione mentale, rendendomi un esponente del pensiero controrivoluzionario e del tradizionalismo cattolico. Da allora tutta la mia vita professionale è stata condizionata – con un prezzo alto da pagare – dalla mia adesione a suddetti valori. Professionalmente parlando, in questi ultimi trent’anni ho approfondito varie tematiche, ma in modo speciale tre: il fenomeno dell’Insorgenza italiana controrivoluzionaria, la Rivoluzione italiana unitarista e la questione della persistenza dell’ideale crociato nei secoli moderni. Per ognuna di queste macroaree (chiamiamole così) ho edito numerosi libri, monografie e articoli, anche all’estero, ma soprattutto ho fatto un numero incalcolabile di conferenze in tutta Italia (e anche in Francia). Ora è uscita questa mia ultima fatica sulla civiltà cristiana antica e medievale.

L’importanza della memoria e della coscienza storica, oggi.

L’importanza può essere immediatamente compresa e verificata valutando quanta importanza le forze della Rivoluzione danno al controllo massivo della coscienza storica popolare. Da quando hanno il controllo dell’educazione e della cultura (ovvero, dall’Unità per il mondo liberale e dal dopoguerra per la Sinistra, marxista e non), queste forze hanno sempre operato con la massima energia per indottrinare gli italiani fin dalla più tenera età, presentando in ogni campo e settore del sapere la loro perfettamente adattata ricostruzione del passato, della cultura, delle realtà scientifiche e delle leggi economiche. Ripresentare la storia (e gli altri campi del sapere) in maniera corretta è forse la prima conditio sine qua non per la vera liberazione mentale degli italiani da una caterva di inganni, dai quali sono sovrastati da decenni.

Non di rado, la ricerca storica, intesa quale ricerca della verità, devia dal suo percorso originario tramutandosi in un elemento di legittimazione politico, sociale, economico e via discorrendo, contribuendo alla formazione di una nuova ideologia, o convalidandone una già dominante. Secondo lei, è possibile parlare di oggettività storica?

L’assoluta oggettività è impossibile, in quanto ogni uomo, nessuno escluso, è condizionato dalla propria visione ideologica, dal proprio credo, anche dal proprio temperamento, dalle sue personali esperienze di vita. Detto questo, ciò non toglie che esiste il dovere di onestà da cui nessuno è esentato per nessuna ragione al mondo. Per fare l’esempio della Storia, se io espongo un evento qualsiasi, sono tenuto moralmente e deontologicamente a raccontare i fatti come veramente sono accaduti, senza compromissioni o omissioni: fatto questo, poi è chiaro che ho anche il diritto di fornire la mia visione dell’evento stesso, inquadrarlo in contesto più generale di spiegazione delle cause e degli effetti seguendo le mie categorie ideali e formative. Ma è proprio l’aver esposto la verità dei fatti che poi mi dà questo diritto. Ciò che invece compie sistematicamente da sempre una certa storiografia di parte (e di partito), è esattamente l’operazione opposta: avendo un’ideologia da servire, adatta i fatti alle esigenze ideologiche. E “fa sterminio” (lavorativo) di tutti coloro che non si adeguano a tale dittatura. Ciò è evidentissimo soprattutto nel mondo universitario e della ricerca, in quello editoriale e nei media.

Lei, nei suoi lavori, tenta di superare quelli che sono i luoghi comuni che la società italiana ha in qualche modo accumulato e metabolizzato negli anni, si pensi per esempio alla concezione del Medioevo, alle Crociate, alla Rivoluzione francese, alla stessa unità d’Italia, o ad avvenimenti totalmente ignorati dalla storiografia, come le insorgenze antifrancesi in Italia a cui lei ha dedicato parte del suo lavoro, tutti temi su cui spesso, è negata qualsiasi possibilità di dibattito, pena essere additato come reazionario, fascista, complottista, revisionista, negazionista, e via discorrendo.

La ringrazio per la fiducia. Non so se possa vantare tale merito. Ciò che posso dire con certezza è che ho voltato le spalle alla mia (presunta, ovviamente) carriera e ai miei interessi immediati e mi sono votato alla verità storica (sempre ovviamente nell’ambito dei miei limiti personali). Le stesse tematiche portanti di questi trent’anni di studio lo dimostrano: le insorgenze – il tema forse alla conoscenza del quale più ho contribuito e proprio nella prima parte della mia vita di studioso – sono certamente ancora oggi la questione più problematica (un vero “tabù”, per utilizzare uno stupido termine tanto caro alle forze sovversive) per il mondo accademico e mediatico liberal-giacobino e marxista, ovvero per la quasi totalità di quel mondo. Eppure, specie negli anni del bicentenario – 1996-2000 – posso dire di aver contribuito (non da solo certamente) alla revisione e alla conoscenza diffusa del fenomeno. E, devo ammettere, anche con un certo riscontro mediatico, perfino dei grandi quotidiani. Solo per fare un esempio: Paolo Mieli ha parlato in un capitolo del suo libro Le storie, la Storia profusamente del mio lavoro. Poi la questione risorgimentale, ripresentata in chiave critica e nella denuncia delle malefatte contro lo Chiesa, contro il Meridione, contro gli italiani tutti, vittime della più grande sovversione ideologica mai concepita in Italia, ancor oggi acriticamente accettata da quasi tutti. Quindi il tema della Crociata, oggi scomodissimo, ancor più in ambiente ecclesiastico e pseudocattolico, per via del dominante ecumenismo. E ora la civiltà cristiana medievale. Sono tutti temi (specie i primi due) che i professionisti trattano sempre e solo secondo le categorie imposte dal pensiero dominante, oppure non trattano proprio, perché sanno che avrebbero da pagare un prezzo elevato. Ecco, questo forse posso dire: che – insieme ad altri studiosi liberi – ho contribuito, e spero di continuare a farlo, alla libertà del sapere e alla ricostruzione corretta delle verità storiche occultate e mistificate.  Quindi all’edificazione delle persone in cerca della libertà nella verità.

Parliamo adesso del suo nuovo libro, Dal buio alla luce. Civiltà cristiana e Medioevo. Dalle origini al 1303, (Maniero del Mirto, 2019) che si ricollega idealmente ad un altro suo importante lavoro, La conquista della «mela d’oro» (Solfanelli, 2018). Qual è il nucleo fondante del testo?

Non si tratta di un libro di mera ricostruzione storica del Medioevo, bensì di una generale esposizione della civiltà cristiana, partendo dagli albori del Cristianesimo antico e arrivando agli inizi del XIV secolo (Schiaffo di Anagni), ovvero alle soglie dei grandi e drammatici mutamenti della prima modernità. Vengono quindi trattati tutti gli aspetti di questa civiltà, in modo tale da fornire un quadro completo e organico che permetta di acquistare cognizione precisa e puntuale di tutta la storia dei primi tredici secoli del Cristianesimo della società e civiltà medievali nelle sue varie e differenti fasi, dai drammatici inizi fino al suo pieno dispiegamento e alle profonde ragioni del suo declino, con una descrizione qualificata dell’incomparabile luce spirituale, teologica, politica, giuridica, economica, sociale, culturale e artistica che quel mondo ha saputo produrre e donarci. Non solo quindi eventi, personaggi e grandi temi conosciuti (la Chiesa dei primi secoli, Costantino e Teodosio, i barbari, e poi monachesimo, Islam e crociate, Carlomagno re e imperatori, feudalesimo, Papato e Impero, Comuni, Inquisizione, Ordini mendicanti, ecc. ecc.), ma anche la cultura, il diritto, la mentalità, la vita quotidiana, la donna, il bambino, le scoperte geografiche e scientifiche, il clima, le abitudini, ecc… Un’intera descrizione di un’intera civiltà. E infatti la mole non è proprio esigua.

Secondo lei, per quale motivo dovremmo riappropriarci dell’eredità storica della civiltà medievale e perché è stata oggetto di discriminazione e demonizzazione da parte della modernità?

Il perché sia stata da secoli oggetto di mistificazione e denigrazione è assolutamente ovvio: perché è stata la civiltà cristiana nella sua pienezza (per quanto ovviamente sempre ricolma di mali e limiti, come ogni cosa umana), perché ha prodotto i più elevati ideali spirituali, culturali e umani della storia, e questo non può essere ammesso. Proprio per queste ragioni è necessario di contro ripresentare con correttezza quel mondo più che millenario, anche per ritrovare in esso il senso profondo della più elevata concezione della Giustizia politica ed economica, dell’ordine gerarchico del creato e della società, del valore delle verità oggettive (religiose, morali, politiche, sociali), così come l’esigenza delle Bellezza artistica e quotidiana come valore aggiunto della vita di ogni uomo. In una società come la presente, che è la perfetta antitesi di tutto questo, è più che mai necessario riscoprire e riprendere i valori dell’uomo medievale. Non è infatti un caso che il termine “medievale” porti un sé un’idea di disprezzo ideologico incancellabile, perfino in chi dovrebbe al contrario possederne la concezione opposta. Siamo tutti indottrinati… anche i migliori. In tal senso, spero che anche questa mia fatica, che reputo la più importante della mia vita, possa servire a liberare le menti dagli inganni e di vincoli imposti.

L’Italia, oggi, può considerarsi ancora un Paese cattolico?

Come Stato, assolutamente no. Come comunità, molto poco e in progressiva decadenza, anche per le responsabilità sempre più evidenti dello stesso clero. Come persone individuali, io credo che l’Italia sia, sotto sotto, e neanche troppo sotto, ancora piena di cattolici veri, per quanto peccatori e in estrema difficoltà nel poter vivere pienamente e in libertà la loro fede. La tragica situazione odierna, tanto della società che della Chiesa, in realtà aiuta la rinascita della vera Fede tradizionale in molte persone. Lo verifico ogni giorno girando per l’Italia.

Citiamo un passaggio tratto da un saggio, di uno storico pisano, Massimo Bontempelli, insegnate di liceo e intellettuale indipendente: “[…] I testi in circolazione oggi nella scuola non promuovono affatto la memoria del passato, e dunque una conoscenza storica degna di questo nome, capace di sollecitare l’autonomia di pensiero e l’elaborazione di orizzonti di senso. Si tratta infatti di testi guidati dal vuoto conformismo pseudopedagogico oggi dominante: illustrazioni e grafici al posto di pensieri espressioni morte anziché narrazioni vive, concetti allusi anziché dispiegati e articolati, e perciò incomprensibili. E poi, l’esplosione demenziale della frammentarietà: come vestivano i greci, come mangiavano gli egiziani, come stavano le donne di là e via dicendo. Tante curiosità che, non composte in un ordine complessivo e in una trama di significati, non fanno una storia. Poiché su una simile congerie di dati senza vita e senza senso non è possibile imbastire alcun colloquio e ragionamento non ci sarebbe alcuna possibilità di valutazione dell’apprendimento. Ecco allora gli eserciziari, umilianti per qualsiasi insegnate, ma oggi di moda, perché utili a coprire il nulla dell’insegnamento: facendo mettere alcune crocette sulle risposte ritenute giuste, o facendo mettere in sequenza alcune notizie irrelate si assegna un voto sulla base di un semplice calcolo matematico, senza alcuna fatica relazionale e senza alcun bisogno di avere trasmesso reali contenuti educativi, e lo si assegna a venti o trenta alunni tutti insieme, così da non pagare il costo del tempo enorme che la scuola di oggi fa perdere all’insegnamento disciplinare.” È d’accordo con questa tesi? E inoltre, cosa pensa dell’attuale situazione di degrado delle scuole italiane?

Sono sostanzialmente d’accordo, anche perché quello che Bontempelli denuncia altro non è che il vero intento della macchina da guerra della de-culturizzazione della Sinistra italiana: la de-strutturazione della mente e della logica dei discenti, in modo da farne degli uomini pienamente manovrabili in quanto sempre più incapaci di conoscere la verità dei fatti e delle cose e quindi incapaci di riflettere e ragionare correttamente e profondamente, e quindi di capire e di ribellarsi al meccanismo imposto. Di farne insomma degli “accettatori” (mi si passi il neologismo) passivi di ogni follia dissolutiva. La situazione della scuola italiana è devastante: non tanto e non solo a livello infrastrutturale (questo è il minore dei mali), quanto a livello della dignità culturale dei docenti, anch’essi in grandissima parte vittime di questo sistema distruttivo sorto dal Sessantotto e quasi in massa ideologizzati a puntino per ripetere tutti acriticamente le sciocchezze che sono state loro imposte e tacere sulle verità che sono state loro nascoste. La scuola – ma anche l’università – sono gli strumenti principali per il controllo delle menti degli italiani. Solo dopo vengono i media. Per questo la Sinistra al loro controllo non rinuncerà mai. Mentre la destra (o almeno i politici che in teoria sarebbero di destra) non hanno mai capito niente di tutto questo.

 Per concludere: sta già lavorando a qualcosa di nuovo?

Ho in mente la prosecuzione di questo ultimo libro, ovvero la descrizione del processo rivoluzionario della modernità, dalle origini trecentesche fino a oggi. Insomma, la spiegazione di come siamo arrivati dalla “Candida Rosa” di san Tommaso d’Aquino, Dante e Giotto, delle Cattedrali romaniche e gotiche, di San Luigi IX, san Francesco e san Domenico, dei liberi Comuni e della cavalleria, allo “Stige” odierno. Perché questo immenso plurisecolare sovvertimento non è frutto del caso, della sfortuna o della necessità storicistica. Ma è opera del libero arbitrio e della libera volontà, e ha quindi cause precise e colpevoli perfettamente individuabili. Almeno, quelli conosciuti.