La Famiglia Nenni, con una iniziativa della quale la comunità degli studiosi deve essere grata, ha deciso nei mesi scorsi la pubblicazione dell’ultimo volume dei Diari di Pietro Nenni afferente gli anni 1973-1979, immediatamente precedenti alla morte del leader socialista avvenuta il 1 gennaio 1980. I diari di Nenni vennero pubblicati in rapida successione tra il 1981 ed il 1983 e riguardarono gli anni di maggiore protagonismo dello statista socialista: quelli tra il 1943 ed il 1971. Questi scritti intimi, pubblicati oltre tre decenni dopo i precedenti, potrebbero apparire meno interessanti sotto il profilo politico dato che Pietro Nenni aveva assunto una funzione meramente rappresentativa quale Presidente del Partito Socialista Italiano.

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La bella edizione dei diari inediti di Pietro Nenni.

Eppure questo ultimo volume ha un valore straordinario perché ci offre un ritratto intimo e personale dell’Autore mettendone in luce, innanzitutto, le sue qualità umane (prima ancora di quelle politiche). Il saggio che vogliamo proporre in merito, articolato in quattro articoli, non ha intenzione di ripercorrere la storia della vita politica di Pietro Nenni ma di analizzare l’ultimo volume dei Diari del grande romagnolo, proprio per scoprirne le riflessioni e le spigolature più intime, rivelatrici della sua forma mentis. Scrive Nenni alla data del 25 maggio 1975:

Ogni partito ha una sua storia, ogni persona ha una biografia, la storia del PSI si riassume in una lotta disperata contro la polizia, contro l’Arma, contro le forze armate poste a difesa della proprietà capitalistica e borghese. La biografia di parecchi di noi, la mia per esempio, si rifà al di là dello stesso fascismo, al duro scontro della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento contro le forze armate e la prassi degli eccidi proletari

In questa frase c’è tutto sulla formazione politica di Pietro Nenni, un leader le cui radici affondano pienamente nell’Italia fin de siecle come aveva lucidamente intuito Giorgio Bocca nella recensione del primo volume dei Diari, che vide episodi fortemente significativi quali i moti di Milano del 1898 repressi dal Generale Bava Beccaris con oltre 80 morti e l’assassinio di Re Umberto a Monza nel luglio 1900: eventi ancora per lui più importanti rispetto alla lotta contro il fascismo almeno a livello di contesto politico e sociale.

Giovane agitatore repubblicano, Nenni conoscerà prima della Grande Guerra la durezza delle carceri regie in coabitazione con un altro romagnolo fumantino: Benito Mussolini

Giovane agitatore repubblicano, Nenni conoscerà prima della Grande Guerra la durezza delle carceri regie in coabitazione con un altro romagnolo fumantino: Benito Mussolini

Nenni esordisce, essenzialmente, come un ribelle (e tale rimane in tutta la sua lunga esistenza) fortemente convinto della necessità di esercitare la lotta contro “la proprietà capitalistica e borghesea tutela del proletariato e delle classi lavoratrici. Questa visione, ovviamente influenzata dallo spirito del tempo, rimane la costante della sua azione politica, capace di coprire l’arco di un settantennio cruciale per la Storia d’Italia. Nato come un repubblicano fortemente impegnato nelle lotte sociali di inizio secolo, come in occasione della protesta contro la guerra italo-libica nel 1911 e la settimana rossa del 1914, per approdare all’interventismo democratico in occasione della prima guerra mondiale ed al socialismo, a partire dal 1921. Da quel momento la storia del movimento socialista, nelle sue alterne vicende di trionfi e sconfitte, si identificherà con quella di Pietro Nenni: contro il progetto di fusione con il Partito Comunista, voluto dal Komintern (1923); per la riunificazione con i socialdemocratici (1930); con il patto d’unità d’azione con i comunisti (1934); nella tempesta della seconda guerra mondiale (1939-1945); nella politica frontista (1948); nella battaglia autonomista (1956); nella costruzione di un moderno partito di governo con l’epoca del centro-sinistra (1963-1968). I diari in esame ci offrono, come già accennato, squarci molto interessanti sul modo di pensare di Pietro Nenni. Innanzitutto la famiglia è il baricentro del suo universo personale con al centro la figura della moglie Carmen scomparsa nel 1966: il ricordo della compagna di una vista ricorre spesso nelle pagine di questo volume e fa emergere il lato più struggente e delicato di questo personaggio. Ci sono poi tutta una serie di considerazioni che ci fanno apprezzare un Nenni fortemente anticonformista e controcorrente. Scrive Nenni il 1 giugno 1977 sugli intellettuali:

Amendola ha trattato duramente quanti esprimono dei dubbi, e cioè Bobbio, Sciascia e Montale. Egli si è spinto fino a dire che cultura italiana è in larga parte priva di coraggio civile. In tala senso, dice Amendola, essa fu fascista senza convinzione. Ma in tale senso non è forse oggi comunista senza esserlo? Meritano quindi rispetto e ammirazione, non sarcasmo, i Bobbio, i Montale, gli Sciascia.

Questa pagina lascia trasparire un colossale atto d’accusa al mondo intellettuale italiano, al suo storico opportunismo, ai suoi atavici vizi che, probabilmente, arrivano fino ai nostri giorni. Con l’abilità di un grande giornalista, Pietro Nenni sembra difendere “i Bobbio, i Montale, gli Sciascia” quando, in realtà, ne sottolinea carenze ed opportunismi. Basta poi leggere una considerazione ulteriore su Eugenio Montale o meglio una vera e propria stroncatura, garbata ma altrettanto chiara datata 23 ottobre 1975:

Il poeta Montale l’ho letto con interesse (il poeta Carducci lo leggevo con entusiasmo); l’uomo lo conosco appena (per quanto egli sia collega a Palazzo Madama si vede ancor meno di me), ma la sua vita non ha le contraddizioni di quella di Carducci, e neppure le passioni. È cioè un uomo prosaico come prosaica mi pare la sua vena poetica.

Pure essendo pagine di un diario personale, è da notare l’ironia pungente di una penna che lascia chiaramente trasparire, in un colpo solo, una certa antipatia verso lo scrittore ed una critica rispetto al suo assenteismo dai lavori parlamentari (Montale era senatore a vita per nomina presidenziale al pari di Nenni) ed una considerazione non certo eccellente per la sua produzione poetica. Sono interessanti, inoltre, le considerazioni del già settantenne padre della Repubblica sul mondo del cinema e dell’arte in generale.

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Egli reputa meritevole di annotazione la partecipazione all’anteprima di Amarcord di Federico Fellini (14 dicembre 1973) sottolineando la sua aderenza alla Romagna di inizio novecento Sguaiata, boccaccesca, spavalda, tutto seni e culi nei rapporti con le donne.” Ancora più significativo, per tratteggiare un ritratto intimo di Pietro Nenni è il suo giudizio su L’ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Egli scrive alla data del 30 marzo 1973:

Il film è molto discusso e merita di esserlo, non per il nudo integrale della protagonista ma per alcune oscenità degradanti alle quali il regista è ricorso proprio per sottolineare la degradazione dei personaggi da lui creati. L’arte tollera e anzi esalta il nudo, l’oscenità avvilisce l’arte.

Una pagina ancor più controcorrente è quella dedicata alla morte di Pasolini. Si tratta, infatti, di riflessioni originali contrassegnate da profondo affetto e rispetto, che lasciano tuttavia spazio ad un ritratto complesso ed articolato dello scrittore. È illuminante ed estremamente lucido e per niente apologetico in particolare questo passaggio datato 3 novembre 1975:

C’era una specie di disperazione nell’ultimo Pasolini che si traduceva in cupo pessimismo di chi rifiuta l’oggi e si appoggia non più nel domani ma nello ieri, vagheggiando in termini sovente oggettivamente reazionari la vecchia civiltà contadina contro la società attuale dello sviluppo senza il progresso. Così ogni suo scritto recente, buono o cattivo che sia, si incentra su tre aspetti negativi: il paradosso, lo scandalo , la provocazione.

Dipingere Pasolini come un “reazionario” è qualcosa di illuminate nel modo di pensare di Pietro Nenni che rimane, anche negli anni della vecchiaia, un progressista- nel senso genuino e popolare del termine– attento alle esigenze di sviluppo della società italiana in accordo con l’evoluzione del contesto mondiale. Ed è proprio la proiezione internazionale di Pietro Nenni che sarà l’oggetto della seconda parte del nostro racconto sul grande politico socialista.

(continua)