La cronaca degli ultimi anni in merito agli sbarchi che si stanno riversando sulle nostre coste è oramai data per scontata. E’ raro prendere in mano un quotidiano e non adocchiare, già in prima, qualche notizia riguardante questo epocale fenomeno migratorio. Attraverso i secoli possiamo ritrovare svariati altri esempi di situazioni simili ma in particolare una di queste ultime fa al caso nostro.

Non si può, infatti, non riconoscere una somiglianza sconcertante tra quello che sta accadendo ai giorni nostri e ciò che ci racconta lo storico Ammiano Marcellino del IV sec d.C.

Ammiano Marcellino - Rerum gestarum

Ammiano Marcellino – Rerum gestarum

Le sue Rerum Gestarum Libri XXXI ci tramandano in maniera veramente imparziale e circostanziata le vicende dell’attraversamento del Danubio e il consequenziale riversamento dei Goti nel territorio imperiale.

[…] Si diceva che per tutta la regione, che si estende dal Ponto ai Marcomanni ed ai Quadi, una moltitudine di ignoti barbari, cacciata improvvisamente dalle sue sedi, vagava con i propri cari in gruppi dispersi attorno al Danubio. Questo annuncio fu accolto inizialmente dai nostri con ripugnanza per il fatto che da quelle regioni giungevano di solito, a coloro che si trovavano lontani, solo notizie di guerre terminate o sopite. Ma, sebbene prendesse sempre più consistenza la credibilità di quegli avvenimenti, che erano stati confermati dall’arrivo degli ambasciatori dei barbari i quali pregavano e supplicavano che il loro popolo, bandito dalle sue terre, fosse accolto al di là del fiume, la situazione fu motivo più di gioia che di paura. Giacché gli adulatori abilmente esaltavano la fortuna del sovrano che, senza che egli se l’aspettasse, gli procurava dalle più lontane regioni tante reclute, di modo che, unendo le proprie forze e quelle straniere, avrebbe disposto di un esercito invincibile. In tal maniera invece dei contributi di soldati, che ogni anno le province inviavano, si sarebbe riversata nell’erario una grande quantità di denaro

Senza scomodare Aristotele e la sua ciclicità del tempo, sembra molto evidente già dal prodromo della vicenda una certa somiglianza tra le due epoche in questione.

Laura Boldrini - Presidente della Camera dei Deputati

Laura Boldrini – Presidente della Camera dei deputati

Non è forse vero che per molti anni la nostra classe dirigente, così come l’opinione pubblica, ha derubricato il problema immigrazione con un inutile assistenzialismo e politiche miopi le quali, al massimo, potevano tamponare e non risolvere una questione che, è giusto ricordarlo, ha assunto caratteri epici? Non è forse vero che anche noi contemporanei abbiamo un gran numero di “adulatori” che cercano di ricavare vantaggio da questa massa umana? Non è forse vero che discorsi simili –  ”i migranti risolveranno il problema della natalità, i migranti aumenteranno il gettito fiscale, i migranti rimpinguano le casse dell’INPS”- sono entrati nel nostro quotidiano?

Ammiano Marcellino continua il suo racconto e le somiglianze risaltano ancora di più:

[…] furono mandati diversi funzionari incaricati di trasportare su veicoli quell’orda selvaggia. Le autorità s’impegnarono con somma cura perché non rimanesse indietro nessuno di quelli che avrebbero distrutto lo stato romano, neppure se fosse in preda a morbi mortali. Quindi, ottenuto, per concessione dell’imperatore, il permesso di attraversare il Danubio e di abitare le zone della Tracia, venivano trasportati in schiere oltre il fiume giorno e notte su navi, zattere e tronchi d’albero scavati. Poiché il Danubio è un fiume assai pericoloso e per di più allora era in piena per le abbondanti piogge, parecchi perirono annegati mentre a causa della gran massa di gente tentavano di attraversarlo contro corrente e cercavano di nuotare

Impossibile non pensare alle terribili immagini dei naufraghi nel canale di Sicilia, impossibile non accostare certi “funzionari incaricati” con le nostre care, in tutti i sensi, ONG. Andare direttamente alla fonte della materia prima per massimizzare i profitti e aumentare i sozzi introiti. L’ordine fu questo allora, mentre oggi qualche illustre togato paventa il sospetto che qualcosa di simile sia tornato a verificarsi.

Lasciamo ancora spazio al nostro storico:

[…] In questo periodo di tempo, mentre le barriere dei nostri confini erano state aperte e dal paese dei barbari si riversavano schiere di armati come le faville dall’Etna, la gravità della situazione avrebbe richiesto alcuni comandanti militari assai famosi per le loro imprese; ma, come se una divinità avversa li avesse scelti, si trovarono assieme ed erano al comando degli eserciti uomini macchiati dal disonore, fra i quali si distinguevano Lupicino e Massimo, il primo comes nella Tracia, il secondo generale funesto, entrambi però rivali nella temerarietà. La loro insidiosa avidità fu causa di tutti i mali: infatti, per tralasciare alcuni delitti commessi dai summenzionati capi o comunque, con il loro permesso, da altri per motivi abietti contro quegli stranieri che stavano arrivando e che in quel momento non s’erano macchiati di nessuna colpa, si narrerà un fatto triste ed inaudito da cui un giudice non potrebbe in alcun modo assolversi neppure se egli stesso fosse il reo. Poiché i barbari, che erano stati trasferiti, soffrivano per la scarsità di cibo, quei comandanti odiosissimi escogitarono un turpe commercio e, raccolti quanti cani poté mettere assieme d’ogni parte l’insaziabilità, li diedero in cambio di altrettanti schiavi, fra i quali si annoveravano anche i figli dei capi

I Romani diedero ai Goti carne di cane per sfamarsi e rivendettero le derrate stanziate dall’annona imperiale a prezzi esorbitanti al mercato nero. Chi aveva qualcosa da dare in cambio riuscì a sfamarsi ma a quale prezzo? Non è forse la stessa situazione che viviamo oggi in molti dei centri di accoglienza sparsi nella nostra penisola, non è la stessa infamia perpetuata da certe cooperative e finanziata da politici conniventi? Non è forse vero che Buzzi docet?

Salvatore Buzzi

” Tu c’hai idea de quanto ce guadagno sul immigrati? Il traffico di droga rende meno” (Salvatore Buzzi)

Ed eccoci arrivati alla fine delle somiglianze, fortunatamente per noi. Fortunatamente perché il continuo di questa storia fa accapponare la pelle. I Goti, stanchi delle continue vessazioni, imbracciarono le armi, sconfissero prima le truppe di stanza in Tracia al comando del comes rei militari Flavio Lupicino e successivamente il meglio dell’esercito imperiale al seguito dell’imperatore Valente stesso; non prima naturalmente di aver messo a ferro e fuoco le provincie di Tracia e Mesia. Gli stupri, gli assassinii, le violenze di ogni genere imperversarono per mesi e a pagarne le spese fu la popolazione locale, cittadini romani ridotti in schiavitù o venduti oltre confine furono il risultato della cupidigia e inettitudine di una classe dirigente cieca e corrotta. Lo scontro finale ebbe luogo il 9 agosto del 378 d.C.

Gruppo di legionari da una stele di Glanum

Gruppo di legionari da una stele di Glanum

Valente acquartierato dentro Adrianopoli uscì dalla città alle prime luci dell’alba. Era con lui Il meglio dell’impero d’oriente. L’armata era comandata sul campo dal magister scholae palatinae Vittore. La troppa sicurezza nelle proprie capacità unita a una frettolosa ricognizione sul campo segnarono il destino della giornata. Quasi settantamila barbari contro quarantamila romani. Le forze si potevano anche equivalere, data la differenza qualitativa tra le truppe in campo, ma la totale disorganizzazione del sistema di comunicazione romano condannò le speranze di Valente sin dalle prime scaramucce. Le ali romane formate dalla cavalleria, scompaginate da prematuri attacchi, non riuscirono a reggere l’urto di quelle avversarie, lasciando aggirare il centro della fanteria dalle soverchianti forze appiedate nemiche. Solo sparuti manipoli di legionari riuscirono a tenere la posizione, addossati a qualche rilievo che permetteva una difesa più efficace. Ma anche quest’ultimi alla fine dovettero cedere, subissati da stormi di frecce caddero uno ad uno.

Sarcofago Ludovisi - Palazzo Altemps

Sarcofago Ludovisi. La scena prevede la lotta tra romani e germani.

La giornata si concluse con un massacro a cui neanche l’imperatore Valente poté sfuggire. Fu la fine di Roma, almeno per come gli antichi la conoscevano. Dopo questa fatidica data la politica imperiale fu sempre più oggetto delle attenzioni d’oltre Danubio e Reno. L’esercito stesso fu comandato e formato sempre più da elementi barbari a scapito della vecchia tradizione. Sempre più ampi spazi di territorio romano furono concessi alle tribù barbare, affinché non depredassero almeno le città.

Invasione unna di Roma

Invasione unna di Roma

Con Ammiano Marcellino ripercorriamo, dunque, gli ultimi spasmi di un mondo arrivato al capolinea, gli ultimi istanti dei fatti che imposero il giogo barbaro alle aquile di Roma.

Nel cieco disperdersi dell’armata, Valente, sconvolto da cupi terrori e scavalcando uno dopo l’altro quei mucchi di cadaveri, raggiunse i lancieri e i mazzieri che continuavano a tener duro senza cedere d’un passo. Alla sua vista, Traiano grida che tutto era perduto se l’imperatore, abbandonato dalle truppe romane, non trovava protezione almeno tra gli ausiliari. Vittore, a quelle grida, si precipitò a raccogliere i Batavi che erano stati piazzati di riserva non lontano, proprio per proteggere l’imperatore; non trovò nessuno; allora, come Ricimero, come Saturnino, si preoccupò unicamente di sé e di salvarsi fuggendo. I barbari, l’occhio fosco di furore, si davano intanto ad assalire i nostri ormai prostrati per l’improvviso indebolimento del sangue: gli unì cadevano senza nemmeno sapere da dove arrivasse il colpo, gli altri rovesciati dalla sola furia degli assalitori, qualcuno trafitto dai suoi stessi commilitoni. Non c’era tregua per chi resisteva, non misericordia per chi avesse voluto arrendersi. Ogni pista, ogni sentiero spariva sotto un groviglio di moribondi che si contorceva negli spasimi delle ferite. Le masse dei cavalli abbattuti s’aggiunsero a quel carnaio. Una notte senza luna pose fine a un disastro le cui conseguenze pesarono a lungo sui destini dello Stato.”