I Giganti dello sport, anche se a volte si tende a dimenticarlo ricordando soltanto le imprese che li hanno resi celebri, sono anche e soprattutto Uomini. Con una propria personale storia che, inevitabilmente, ha inciso pesantemente sul loro percorso personale ed atletico. Tra loro svetta, per i successi ottenuti e per il rilievo storico e valoriale della sua testimonianza, la figura dell’istriano Nino Benvenuti. Che, come tutti sanno, è uno dei più grandi pugili italiani di tutti i tempi (vanta vittorie di livello mondiale come – solo per citarne alcune – quella alle Olimpiadi del 1960 e quelle ai campionati di diverse categorie ottenuti sul ring tra il 1955 e il 1970).

Nino però è anche molto altro. E’ un esule istriano, dunque figlio di quelle italianissime terre che molti connazionali, dopo la Seconda Guerra mondiale, a causa del dilagare delle mire espansionistiche degli slavi comunisti guidati dal Maresciallo Tito e della sua politica violentemente anti-italiana, sono stati costretti ad abbandonare.

Per raccontare e far conoscere anche questa parte della sua storia, lo stesso Nino, insieme a Mauro Grimaldi, ha scritto la sceneggiatura di un fumetto poi mirabilmente disegnato dal giovane Giuseppe Botte e recentemente pubblicato da Ferrogallico. Un fumetto che, come ha spiegato l’editore Federico Goglio nel corso della presentazione romana della pubblicazione svoltasi il 6 febbraio scorso presso la libreria Horafelix, intende raccontare la biografia di Nino con particolare riferimento agli anni dell’Esodo.

Nino Benvenuti. Il mio esodo dall’Istria” (questo il titolo dell’albo), si presenta come una prosecuzione ideale di un precedente lavoro edito da Ferrogallico. Quello, di grande successo, dedicato alla giovane Cossetto. Dice in proposito Goglio:

Dopo aver rappresentato in maniera diretta, con la graphic novel su Norma, le violenze subite dagli italiani, abbiamo voluto raccontare anche il destino che ha interessato centinaia di migliaia di italiani istriani, fiumani e dalmati costretti all’Esodo. E lo abbiamo fatto mettendo su carta una storia positiva e di riscatto. Nino, infatti, è un Esule che ce l’ha fatta. Un Esule che, nel 1960, ha conquistato l’Oro olimpico per tutta la sua gente.

A queste parole fanno eco quelle dello stesso Nino Benvenuti, che nella prefazione del fumetto tra l’altro scrive:

Ci sono storie che non si possono dimenticare. La mia è una di quelle. Di un popolo intero cacciato, umiliato, calpestato, strappato dalla propria terra. Di un popolo dimenticato. Solo la forza di chi non ha mai abbassato la testa, di chi, nonostante tutto, non si è mai arreso, ha ridato voce a noi istriani, fiumani e dalmati. Anzi, italiani. 

Ed ancora: 

Non tutti sanno. Ed è giusto che sappiano. E’ giusto perché fa parte della loro storia. Non la storia scritta sui libri di scuola, ma quella fatta di pagine bianche che devono essere riempite, per rispetto di chi non c’è più. Questo fumetto vuole essere un contributo a questo percorso di conoscenza.

Un contributo – lo diciamo da lettori – estremamente prezioso. Perché oltre a dare un esempio di tenacia, costanza e valore sportivo, fornisce anche importantissimi spunti di riflessione e approfondimento sulla storia di Istria, Fiume e Dalmazia, sull’Esodo forzato delle sue genti e sulle violenze che le stesse subirono.

A completamento delle tavole che mettono in scena, come in un film, le vicende del giovane Nino Benvenuti, infatti, sono presenti utilissimi apparati storici. Come le note alle diverse tavole, una bibliografia di approfondimento e l’appendice cartografica curata da Emanuele Mastrangelo, che illustra la progressiva variazione, in Venezia Giulia e Dalmazia, della presenza delle varie popolazioni di diversa radice etnica, linguistica e culturale.

Benvenuti in azione in uno dei suoi match

Leggendo il fumetto e sfiorando con lo sguardo l’album di foto che Nino Benvenuti ha deciso di mettere a disposizione dei lettori, se ne trae con intensità coinvolgente – dice il giovane disegnatore Giuseppe Botte – la parabola di un pugile divenuto “simbolo sportivo ed umano di rivincita per una terra per anni dimenticata”.

Aggiunge Mauro Grimaldi, che insieme a Nino ha scritto la sceneggiatura del fumetto:

Il suo successo più grande è l’aver affrontato un’esperienza così forte e violenta come l’Esodo e l’essere riuscito comunque a raggiungere i risultati sportivi che costellano la sua carriera”. 

Ed ancora:

La verità si può nascondere ma non cancellare. Prima o poi viene fuori. Anche grazie ad un fumetto, che rappresenta uno strumento di dialogo con i giovani, che così possono conoscere una storia – quella di Nino – che è una parabola di riscatto legato allo sport, di sacrifici, di obiettivi raggiunti grazie ad una ferrea volontà che hanno portato un ragazzo, che per andarsi ad allenare faceva 60km al giorno in bicicletta, sul tetto del mondo.

La storia non solo sportiva ma anche umana di Nino Benvenuti, insomma, è una di quelle che restano dentro. Il perché lo spiega molto chiaramente, nel suo stile rigoroso quanto alla ricerca storica ma anche  narrativamente ed emotivamente coinvolgente, lo storico Emanuele Merlino, attuale presidente del “Comitato 10 febbraio” e autore sia dei testi di “Foiba rossa” (il fumetto dedicato a Norma Cossetto), sia della postfazione storica pubblicata in calce alla graphic novel su Nino Benvenuti, evocativamente intitolata “Una volta per nascita, una volta per scelta”.

Commentando il suo significativo scritto, in cui si illustrano sinteticamente ma dettagliatamente i passaggi storici dell’Esodo, Merlino dice che

quanto alla costruzione o divisione di una Comunità, tutto dipende dal modo in cui si affronta la storia. Se lo si fa con l’ideologia, l’altro – in questo caso gli esuli – diventa qualcosa da annientare. Come, per esempio, nel caso del purtroppo celebre episodio del Treno della Vergogna, quando stando alle testimonianze, persino il latte destinato ai bambini venne gettato sui binari in odio agli italiani che fuggivano da Istria, Fiume e Dalmazia”. Se invece, come dovrebbe essere, si “ricorda insieme provando le stesse emozioni (ed è proprio questo il significato della parola ‘commemorare’), si può dimostrare di credere in un’idea di Comunità nazionale che unisce.

Come quella che, quando nel 1968 Benvenuti ha combattuto a New York per il titolo di Campione del Mondo dei Pesi Medi, ha visto stretti insieme, ai piedi del ring, gli Esuli (felici perché uno di loro li aveva riscattati conquistando la vittoria) e gli italiani tutti. Finalmente, anche grazie a Nino, divenuti orgogliosamente Comunità nazionale.