‘’Esiste il contrario del déja vu. Lo chiamano jamais vu. È quando incontri le stesse persone o visiti gli stessi posti in continuazione, ma ogni volta è come fosse la prima. Tutti sono sconosciuti, sempre. Niente risulta mai familiare.’’

Soffocare è una delle molteplici finestre in un mondo ombroso, in cui la luce è solo qualcosa di ingannevole, un mondo in cui ogni individuo è solo e il subconscio si affaccia violentemente nella vita delle persone,comprese le più comuni. Un mondo in cui tutto risulta ostile e non esiste nulla di familiare,nulla di accogliente o protettivo, un ambiente in cui l’uomo deve cavarsela da sé, sfruttando il prossimo per sopravvivere. E’ il mondo di Chuck Palahniuk, il celebre autore di Fight Club, da cui fu tratto il film di David Fincher. L’autore ha continuato a riscuotere successo, specialmente presso i giovani, grazie al suo particolare stile ‘senza veli’ (per citare un altro suo romanzo), minimalista, incisivo e alla crudità dei contenuti. Le opere di Palahniuk risultano intrise di un nichilismo quasi estremo e sono ambientate in una realtà pulp, criminale, dove prevale l’istinto e la natura più sotterrata dalle convenzioni sociali. Soffocare è la storia di uno studente di medicina fallito, Victor Mancini, che si trova nella situazione di dover pagare costose cure per la madre malata. Victor allora decide di organizzare delle particolari truffe: regolarmente si reca a mangiare la sera in diversi ristoranti, in cui finge di ‘soffocare’ a causa del cibo andato di traverso. Statisticamente a ogni scenetta qualcuno si precipita a salvarlo, e a quel punto quel qualcuno è riuscito a dare un senso al proprio monotono esistere, salvando una vita, quella di Victor. La truffa diventa automaticamente una buona azione che giustifica, secondo lo studente, l’intera esistenza di un uomo comune. Come ringraziamento per essersi sentito eroe per un attimo, per aver compiuto qualcosa di grande, lo stesso ‘salvatore’ manda dei soldi a Victor il giorno dell’anniversario dell’episodio. Victor viene salvato innumerevoli volte, ricevendo così altrettanti innumerevoli pacchetti con dei soldi e biglietti di auguri o ringraziamento all’interno. Questa è la ricompensa di Victor per trasformare comuni individui in eroi, che per una sera soltanto avranno la scena solamente per sé, si sentiranno importanti, perché responsabili della vita di un uomo. La vicenda di Victor Mancini si accompagna costantemente con il tema della sesso-dipendenza. La dipendenza in sé è una presenza d’obbligo nei romanzi di Palahniuk. Lo scrittore apre quindi uno squarcio su un mondo parallelo al nostro, quasi esagerato, in cui la serenità non è nient’ altro se non l’assenza di dolore. La solitudine, la malattia, la dipendenza, l’ansia, la violenza, il crimine, la follia sono gli elementi della narrativa dell’autore.

‘’Le dipendenze, disse, sono solo uno dei tanti modi per curare lo stesso problema. Le droghe, la bulimia, l’alcol, il sesso, sono strumenti per trovare un po’ di pace. Per sfuggire a ciò che conosciamo. A quello che ci insegnano.’’ La realtà diventa quindi qualcosa di opprimente, da sfuggire. La fuga porta a una nuova dimensione, la dimensione del subconscio dell’essere umano, ma è una dimensione che una volta raggiunta, sarà impossibile da lasciare. Ecco l’origine di molti problemi giovanili o non, la volontà di abbandonare la realtà circostante per abitare un mondo in cui, almeno apparentemente, si vive meglio, ma in cui il collasso è garantito. ‘’Immaginati una persona che cresce tanto stupida da non sapere che la speranza non è che una delle tante fasi che prima o poi si superano. Che davvero ha pensato fosse possibile fare qualcosa, una cosa qualsiasi, che durasse per sempre.’’ Il cinismo dell’autore riesce addirittura a disturbare il lettore coinvolto nella storia; l’esagerazione di Palahniuk simboleggia una sempre più crescente incapacità dell’individuo di adattarsi alla società in cui vive. Perché leggere romanzi di questo genere allora? Perché angosciarsi con tanto nichilismo, tanta negatività? La risposta è per accendere un campanello d’allarme; solamente dopo le grottesche vicende narrate dallo scrittore ci si trova davanti a un punto d’arrivo inaspettato, da cui si può ricominciare ed evitare quindi il precipizio della follia. Un invito a non lasciarsi sopraffare dalle convenzioni che ci incatenano, e nel tentativo di liberarcene, di non lasciarci andare in un oblio di solitudine in cui l’individuo va alla deriva senza potersi ancorare da nessuna parte, ma di volgere lo sguardo ad obiettivi che diano un senso all’esistenza.

’ Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.
A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.
E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.’’