Lo sviluppo tecnologico ha cambiato la società più di quanto fosse immaginabile negli ultimi due secoli. Il benessere viene fatto coincidere quasi esclusivamente con la possibilità di utilizzo dei mezzi tecnologici, che ormai hanno perso anche quell’ entusiasmo iniziale dovuto forse alla novità, forse all’ estrema pubblicità che si è fatta del potenziale della nuova tecnologia industriale. La tecnologia è diventata parte integrante del sistema consumista, portando le aspettative del consumatore ad un livello esageratamente alto e allo stesso tempo sfruttando le stesse per ‘rinnovare’ ogni determinato lasso di tempo questo bisogno di tecnologia che affligge l’uomo odierno. La prova sono tutti quei prodotti industriali di cui le persone sentono di avere bisogno ma che risultano obsoleti dopo pochi anni. E’ il meccanismo dell’ obsolescenza programmata, ovvero si vende un prodotto che non è al massimo del potenziale, per pubblicizzare in seguito la versione successiva diffondendo un irrefrenabile istinto di ‘consumo’.  La tanto agognata garanzia risulta un’illusione in quanto i materiali deteriorabili, o come molto spesso accade i mancati ‘aggiornamenti’ per computer e cellulari rendono all’apparenza inutilizzabile l’oggetto. Nonostante la possibilità di mettere in commercio un certo prodotto, ne viene diffusa una versione inferiore in modo da rendere innovativo quello che risulta essere lo stesso prodotto iniziale.

Fuoriuscendo dalla dinamica economica in senso stretto ,questo meccanismo ha scatenato una vera e propria piaga sociale: la società dedita alla globalizzazione e la  condivisione sfrenata di contenuti  personali sul web vuole far sembrare chiunque non si presti a questo modello perverso di consumo letteralmente tagliato fuori. In questo modo il sistema consumista si sottrae alle critiche, in quanto ambisce a diventare necessità per la popolazione. Il consumo prescinde dalla scelta che gli individui possono fare, e, molto spesso, prescinde addirittura dalle stesse possibilità economiche delle famiglie.

La martellante pubblicità mostra un mondo di innovazione e progresso, diffondendo un’ equazione sbagliata in cui questi ultimi rappresentano la felicità e il benessere. Ma le pubblicità si dimenticano di dire che progresso e innovazione tecnologica sono accompagnate da un regresso intellettuale e un abbrutimento generale dovuto all’incapacità diffusa di coltivare relazioni ‘al naturale’.
I nuovi prodotti industriali vengono spacciati come collante per la società e quasi come mezzo esclusivo di supporto alle relazioni interpersonali. Allo stesso tempo immettendosi in questa nuova rete sociale non si fa altro che aderire a degli schemi che aumentano le probabilità che l’individuo sia raggiunto dai mezzi di diffusione del mercato. I vari social networks altro non sono che banche dati, in cui siamo noi stessi a fornire informazioni personali, che registrano i nostri interessi, le nostre relazioni, i nostri pensieri politici e sfruttandoli per diffondere prodotto ad hoc, alimentando l’illusione che la rete ci renda più partecipi alla vita sociale collettiva. Un’illusione di democrazia balena davanti gli occhi di tutti, attraverso lo schermo, se non fosse per il fatto che quello stesso schermo è ipnotico, una sostanziosa dose di Valium per la coscienza.

Spacciando la tecnologia frutto di un’ambizione economica come necessità vengono danneggiati tutti. La tecnologia tende a non essere più elitaria ma mira ad un utilizzo diffuso. All’ apparenza può sembrare un bene, può dare l’illusione che il tenore di vita si sia alzato, ma in realtà non fa altro che estendere le reti del mercato consumista (non il mercato di beni necessari al sostentamento) anche ai meno abbienti.
La diffusione tecnologica collettiva è evidente, i più ‘innovativi’ prodotti sono presenti nelle case di chiunque, ma si deve ricordare come questi vengono sfruttati. Quelli che sembrano eccezionali mezzi di comunicazione vanno considerati anche come potenziali pericoli per l’ attività intellettuale, fungendo prevalentemente da diversivo e da rapido accesso del consumismo nella nostra vita.

Il potenziale umano si potrebbe dire illimitato considerando i progressi degli ultimi cinquanta anni. Peccato che l’uomo sia intrinsecamente costituito da una tendenza al degrado, volontaria o meno, per cui nonostante il valore del giudizio critico, degli sfornati intellettuali, letterari e artistici c’è sempre come accompagnamento un’ invadente e fastidiosa vocina nelle orecchie che stridulamente sussurra ‘profitto’. Troppo spesso ci si scorda che il tenore di vita occidentale ha un prezzo da pagare, l’ Occidente lo fa segnare sul suo conto con la consapevolezza che passerà qualcun altro in seguito a saldare, sempre che non l’abbia già fatto.