L’avvento della società di massa trova le sue radici nella rivoluzione francese, quando il popolo diventa per la prima volta soggetto attivo della politica, un’ entità nuova che agisce sulle direttive del proprio paese rivendicando  diritti e la soddisfazione ai propri bisogni.  Lo sviluppo tecnologico, il diffondersi degli spostamenti internazionali e dei mezzi di comunicazione rendono più facile per le masse dotarsi di un’organizzazione in modo da poter rievocare quello spirito rivoluzionario del 1789, scontrandosi con gli ideali della Restaurazione del Congresso di Vienna ed esercitare pressioni sempre più forti in nome di un’adeguata rappresentanza al potere. Si parla dei moti del 1820, repressi nel sangue (ad eccezione della lotta greca per l’indipendenza); del 1830 a Parigi, quando è il popolo stesso  a offrire il trono a Luigi Filippo d’ Orleans; degli anni turbolenti successivi al 1848. Le persone comuni diventano protagoniste della vita politica e sociale del proprio Stato. Nel corso dell’ Ottocento la politica è notevolmente cambiata rispetto agli anni precedenti, accade il passaggio fondamentale dalla politica dei ‘notabili’ ai partiti di massa, eppure non si deve scordare che il popolo era protagonista irruento, violento, rivoluzionario.

Questo aspetto è dovuto al fatto che anche nei neo-nati sistemi liberali l’attività politica in senso stretto (diritto di voto, di candidatura, accesso alle pratiche politiche) era destinata comunque a una piccola cerchia di persone, con un alto livello d’istruzione e di censo. Con l’allargarsi di questa cerchia è aumentata l’esigenza dei politici di ‘fare presa’ sulle masse in qualche maniera. La fine del XIX secolo è un periodo in cui si sentono fortemente le identità nazionali, le diverse popolazioni ricercano miti e leggende comuni, espressi attraverso l’architettura, l’arte, la letteratura, la musica, ovvero i campi culturali che più facilmente si adattano alla nuova esigenza.

Lo storico George Mosse parla a questo proposito di ‘nazionalizzazione delle masse’ nel saggio che porta il nome di questo processo. La ‘nazionalizzazione’ consiste in un coinvolgimento popolare da parte dello Stato nei progetti politici, cercando di omogeneizzare la massa attraverso i valori nazionali tanto sentiti alla fine del XIX secolo e nel corso di tutto il XX. Il modo migliore di trasmettere determinati valori è mirare alla dimensione sensoriale delle masse, portando alla nascita dell’ estetica della politica. In questa maniera si crea un legame profondo tra ideologie e criteri estetici, tra l’ elemento politico e quello religioso, che arricchisce l’attività pubblica di simbologie, ritualità, feste, cerimonie, monumenti e rappresentazioni varie. Il centro di diffusione principale di questo legame è sicuramente la Germania di fine Ottocento, ma è un legame durevole che ha accompagnato il corso del Novecento nel resto dell’ Europa, regimi in particolare. Nazismo e fascismo allargarono ampiamente il consenso attraverso la drammaticità dei discorsi dei rispettivi leader, che propinavano valori che potessero unificare la popolazione sotto l’ala della dittatura. Il simbolismo politico non si è fermato alla prima metà del secolo; il fenomeno si è ridotto ma non si può dire che in parte non sia presente anche ai nostri tempi. Specialmente questi giorni si vedono e sentono politici e non solo far leva sull’insoddisfazione dei cittadini, sulla delusione delle persone che a ogni promessa non mantenuta hanno visto cadere le loro aspettative. Con i mass media di oggi e il web è facile fare propaganda e in alcuni casi la ritroviamo travestita di una certa teatralità con cui da anni stiamo familiarizzando.

L’utilizzo spudorato dell’immagine e la forzatura dell’intimità delle persone non può essere considerato un metodo valido politicamente, se si considera la politica così come dovrebbe essere e non come viene vissuta oggi dai suoi attori principali. Vengono sempre più alimentate speranze, si cercano consensi ovunque e in qualunque modo. Dovrebbe avvenire una fusione tra i valori che si desidera diffondere e il modo in cui essi vengono messi in relazione con la massa, ma piuttosto si preferisce mascherarli, rendendoli insignificanti e modificando i criteri di voto del cittadino, i cui interessi sono subordinati ai nuovi ‘notabili’ e che di conseguenza si ritrova ogni giorno più fragile, confuso perché sempre più messo alle strette dalla contemporanea crisi della politica e dalla disinformazione.