«Come, voi qui, mio caro? In un bordello voi, il bevitor di quintessenza, voi, il mangiator d’ambrosia! Veramente c’è di che stupire».
«Mio caro, sapete quanto temo i cavalli e le carrozze. Poco fa nell’attraversare il Boulevard, in gran fretta, mentre saltellavo nel fango tra quel caos dove la morte giunge al galoppo da tutte le parti tutt’in una volta, la mia aureola è scivolata a causa di un brusco movimento, giù dal capo nel fango. Non ebbi il coraggio di raccattarla, e mi parve meno spiacevole perdere le insegne, che non farmi rompere le ossa. E poi, ho pensato, non tutto il male vien per nuocere. Ora posso passeggiare in incognito, commetter bassezze, buttarmi alla crapula come il semplice mortale. Eccomi qua, proprio simile a voi, come vedete!».
«Per lo meno dovreste metter un avviso per chi trovi quest’aureola; farla richiedere alla polizia urbana».
«No, in fede mia! Sto bene qui. Mi avete riconosciuto solo voi. D’altronde la dignità mi annoia, e inoltre penso con gioia che qualche poetastro la prenderà su e se la metterà sulla testa impudentemente. Fare la felicità del prossimo, che gioia! E specialmente d’un prossimo che mi farà ridere! Pensate a X …, o a Z …! Eh? Che bellezza!».

                                                            Perdita d’Aureola da  “I Fiori del Male”, Charles Baudelaire

        

                Il giorno 8 aprile 1341 il senatore romano Corso dell’Anguillara incorona in Campidoglio Francesco Petrarca quale Poeta Laureatus, cingendo il suo capo con una corona di alloro, simbolo ancora oggi utilizzato per indicare gli studenti laureati ( appunto cinti di lauro). L’Incoronazione poetica era una pratica figlia della antichissima tradizione del mondo classico che vedeva i dotti, i poeti ed anche i generali vittoriosi ( si pensi a Giulio Cesare) ornati di una corona di ramoscelli di lauro ( o alloro). Si trattava di cerimonie nazionali, religiose, sacre, durante le quali la cittadinanza e le istituzioni rendevano omaggio ad una figura eccezionale, degna di stima e di gloria, che incarnava i valori e le virtù della società che lo omaggiava. Nel medioevo l’incoronazione veniva celebrata in maniera del tutto eccezionale in Campidoglio, sede del Senato e delle più alte cariche dello Stato, che nella primavera del 1341 vide la chioma di Petrarca, il “poeta laureato” per eccellenza, inghirlandarsi di alloro. L’aureola cristiana ( più precisamente il nimbo ) che analogicamente richiama la corona del mondo romano è invece un cerchio di luce che la tradizione artistica religiosa rappresentava sul capo dei santi per indicare la loro dimensione extra-umana, profeti (  dal greco pro-femi, parlare per,al posto di ) della parola divina ed esempi appunto di santità. Questa parentesi vuole sottolineare che in passato, fino all’Ottocento, la figura del poeta,dell’intellettuale, dello scrittore, del dotto, avvicinata in diversi periodi alla figura del religioso come il caso di Sant’Agostino o San Tommaso d’ Aquino, era auriga di valori e sentimenti se non comuni, in qualche modo condivisi, portavoce di un sentire nazionale o comunitario, e per questo premiato con i più solenni riconoscimenti. Con Baudelaire questa aureola, o corona, poetica cade nel fango, e raccoglierla vuol dire rischiare la vita tra quel caos dove la morte giunge al galoppo da tutte le parti tutt’in una volta. E’ la Parigi della seconda metà del XIX secolo, la Metropoli d’Europa, il segno vivente della modernità. E i Tableaux Parisiens ne “ I fiori del Male” testimoniano tutta l’angoscia che il poeta prova nell’osservarla. In questo brano Baudelaire identifica due tipi di poeti: coloro che provano a riprendere l’aureola e quelli che credono, come lui, che non ci sia più posto per quell’anello di luce sulla loro testa e che, inevitabilmente, ne subiscono le conseguenze. Il poète maudit è all’origine della modernità: l’intuizione del cambiato status della poesia ha una portata originale e rivoluzionaria che segnerà per sempre il ruolo di emarginazione di tutti gli intellettuali del secolo successivo ( a parte il caso simbolicamente anacronistico di Gabriele d’Annunzio).

La società è cambiata, nuove logiche e altri valori la determinano. E con essa è mutato il ruolo sociale della letteratura: il poeta non è più chiamato ad interpretare un sentire comune, non ha più il ruolo pedagogico e moralizzante che una lunga tradizione che prendeva piede da Seneca ed Orazio era solito caratterizzarlo. Il letterato aveva perso l’antico ruolo “forte” di chi veniva incaricato di costituire la dimensione antropologica di una società. L’esplosione dell’industria, il mercato di massa, la commercializzazione dell’arte hanno dato vita a una serie di conseguenze nel campo non solo letterario ma artistico e sociale in generale che hanno come sinonimo comune l’ “ economico”. Il novecento ha cercato di imporre l’idea universale per cui tutto ciò che risultasse ( fisicamente, concretamente, economicamente) improduttivo dovesse essere se non bandito, perlomeno allontanato, marginalizzato. Tra queste attività in primis la letteratura, che conseguentemente, per vivere, si sottomette all’economico perdendo la vetusta centralità. Come l’albatro, prima re dell’azzurro, ora goffo e leggero, comico e brutto, è deriso dalle ciurme beffarde così il poeta, principe delle nuvole, schernito, è esiliato sulla terra ( Albatros, C. Baudelaire ). Nell’epoca in cui il mecenatismo non è altro che un sogno irrealizzabile, l’artista è costretto a vendersi al mercato della cultura. L’artista vende l’arte come la prostituta vende l’amore( parallelo che da Baudelaire in poi diventerà topos della letteratura a cavallo tra Ottocento e Novecento), e non a caso il protagonista di Perdita d’Aureola incontra il suo interlocutore all’uscita di un bordello. Così come la prostituta è vista come qualcosa di diverso, di illegale, così l’artista viene emarginato e l’opera d’arte mercificata: il poeta è il reietto, il drogato, il folle,il maledetto, l’omosessuale, il ribelle, e, a causa di questo nuovo immaginario collettivo, deve essere ostracizzato, pre-giudicato, allontanato ( non a caso solo ora a più di trent’anni dalla sua morte, seppur a piccole dosi, viene riscoperto quel genio che risponde al nome di Pier Paolo Pasolini). L’inondazione di libri prefabbricati, prototipi di romanzi di successo prodotti in serie, testimoniano il triste epilogo della desolata vera letteratura: nelle librerie dal numero crescente di  piani, nei supermercati della cultura, i romanzi di ricerca, di sperimentazione, insomma i romanzi che cercano di testimoniare il singolo sentire di un autentico scrittore, cimelio raro di un’epoca, impolverati dormono dietro gli scaffali mentre i primi della classe mentono ad un pubblico ingordo di bugie.

               « […] du jour où il sut lire il fut Poète, et dès lors il appartint à la race toujours maudite par les puissances de la terre… »

                    

                   « […] dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d’allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra… »                                       

                                                                                                                                                          A. V. de Vigny