Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? In Coppa d’Asia è sempre Iran vs Iraq, proprio come nella scorsa edizione dove i primi ebbero la meglio. Una gara dai risvolti storici. E che risvolti: più di vent’anni fa le due nazioni si affrontavamo a colpi di mitra e carri armati – in un conflitto noto come Guerra del Golfo – l’altro ieri si sono ritrovate in un quarto di finale. Corsi e ricorsi storici, anche nel calcio. Anzi, soprattutto nel calcio. Cambiano i leader, cambiano i rapporti geopolitici, cambiano le visioni strategiche. Ma la palla resta rotonda. E il calcio continua a scorrere come sempre, inesorabile. Nella giornata di ieri le due nazionali hanno dato vita a una gara spettacolare, intrisa di pathos e suspense, vinta poi dall’Iraq dopo 16 calci di rigore. E pensare che i Leoni della Mesopotamia non vincevano una gara contro il Team Melli addirittura dal ’96. Ieri i ragazzi terribili di Shenaishel (età media 23 anni) hanno invertito la rotta e ora viaggiano a vele spiegate verso la finale. Cosa dire della gara di ieri? Una delle partite più incredibili che l’Asia abbia mai visto, piena di colpi di scena e mai definitivamente in cassaforte per nessuna delle due squadre, che hanno lottato fino alla fine. Vale la pena raccontarla.

Azmoun apre le danze con un colpo di testa dei suoi. Poi Pooladi si fa cacciare per doppia ammonizione e l’Iraq ne approfitta segnando con Yasin a inizio ripresa. I 90’ regolamentari terminano in parità. Supplementari. I Leoni segnano subito con il veterano Younis Mahmoud. 2-1, sembra fatta, a Baghdad già si festeggia. Ma all’improvviso, su corner di Teymourian – unico calciatore cristiano nella rosa dell’Iran – Pouraliganji salta più in alto di tutti e trafigge Hassan. E’ 2-2, stavolta è Teheran a gioire. All’orizzonte ci sono i tiri dagli undici metri ma l’arbitro anticipa l’epilogo e fischia un rigore per l’Iraq al 116’: sul dischetto si presenta Dawood che di sinistro spiazza Haghighi. Stavolta sembra fatta davvero. E invece no. Ultimo giro d’orologio, corner dalla sinistra per l’Iran. Sale anche il portiere. Il colpo di testa di Hosseini viene salvato sulla linea da un difensore, poi la palla carambola sui piedi di Dejagah. Traversa piena. Ma ci pensa Reza Ghoochannejhad a segnare il 3-3 da due passi e a far esplodere il Canberra Stadium. Apoteosi, calci di rigore. Sbagliano sia Hajsafi che Abdul-Amir, Mahmoud ruba la scena con un cucchiaio da applausi (poi replicato da Abdulrhaman in Emirati Arabi – Giappone) e si va a oltranza. Amiri sbaglia, Shaker no. Iran all’inferno e Iraq in paradiso. Mahmoud portato in trionfo come un Dio, Leoni in semifinale. Nekounam e compagni salutano la Coppa tra le lacrime, ma al tempo stesso tra gli applausi di tutto lo stadio per la grande forza d’animo dimostrata. Il cuore non basta, a volte serve anche un po’ di fortuna. Oggi a te, domani a me. E’ la dura legge del calcio.

FP