“Dal profondo del nostro cuore”. Mai titolo fu più azzeccato per un libro con il quale due uomini amanti del silenzio e della discrezione hanno finito per conquistare le prime pagine dei giornali e dei telegiornali di tutto il mondo. Una scelta che evidenzia, intanto, la profonda sintonia che lega Joseph Ratzinger, il 264esimo Successore dell’apostolo Pietro, a Robert Sarah, creato cardinale proprio da lui nell’ormai non più vicinissimo 2010. I due, si sa, si stimano e si vogliono bene. Il porporato guineano non perde occasione per ribadire la sua devozione filiale al papa emerito, mentre quest’ultimo gli ha dedicato apprezzamenti spesi per nessun altro, definendolo – nella prefazione del “La forza del silenzio” –

un maestro dello spirito che parla a partire dal profondo rimanere in silenzio insieme al Signore, a partire dalla profonda unità con Lui.

Da dove nasce l’esigenza di scrivere, insieme, una riflessione sul sacerdozio dedicata proprio “a tutti i sacerdoti”? Lo spiega Benedetto XVI nel suo saggio che tante – inutili – polemiche ha provocato: si tratta di una riflessione teologica scaturita dai colloqui intrattenuti nel Monastero Mater Ecclesiae con il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Nel silenzio del suo “buen retiro” vaticano, il papa emerito ha deciso di intervenire sul sacerdozio proprio mentre fuori impazzava il rumore di quello che Sarah, nella sua prefazione, ha definito “uno strano sinodo dei media che aveva preso il sopravvento sul Sinodo reale”. L’Assemblea Speciale dei vescovi sull’Amazzonia andata in scena lo scorso ottobre ha portato sul tavolo della discussione, tra gli altri temi, l’abolizione dell’obbligo del celibato sacerdotale in determinate situazioni.

Nel caso dell’Amazzonia, territorio sconfinato dove per alcuni popoli è difficile accedere regolarmente all’Eucarestia, i padri sinodali avevano votato nel Documento Finale la possibilità di “ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata”. Una soluzione non percorribile per il cardinale Sarah, che, parlando da figlio della Chiesa africana, sottolinea nel libro come “l’ordinazione di uomini sposati priverebbe le giovani Chiese, in corso di evangelizzazione, di questa esperienza della presenza e della visita di Cristo, consegnato e donato nella persona del sacerdote celibatario”. E per dare forza a quest’argomentazione, il porporato non esita a proporre ai lettori la sua esperienza personale, di giovane sacerdote che ritorna nel villaggio guineano di ‘fresca’ evangelizzazione e viene accolto da “canti, danze, effusioni, cibo” che “esprimono la gratitudine del popolo per questo dono di sé in Cristo”.

Dietro la richiesta di abolire il celibato sacerdotale, Sarah non vede un’autentica istanza dei popoli amazzonici ma, piuttosto, “ideologie sviluppate da alcuni teologi che vorrebbero utilizzare la difficoltà di popolazioni povere come un laboratorio sperimentale per i propri progetti da apprendisti stregoni”. Dunque, una forma di quella “colonizzazione ideologica” da cui ci ha messo in guardia più di una volta papa Francesco. Il celibato, secondo il prefetto della Congregazione per il culto divino, rappresenta un “potente motore di evangelizzazione” perché “rende credibile il missionario” e lo “rende libero (…) pronto ad andare dovunque e a rischiare ogni cosa”. È quanto, d’altra parte, egli stesso ha vissuto sulla sua pelle nel piccolissimo villaggio di Ourous, dove scelse di entrare in seminario grazie all’esempio dei missionari spiritani che guardava ammirato celebrare la Santa Messa e battezzare giovani ed anziani del popolo Koniaghi.

 

Lo scritto di Ratzinger ha un approccio teologico ma arriva alle stesse conclusioni: è un appello accorato in difesa del sacerdozio ed un atto d’amore verso la Chiesa. “Di fronte alla persistente crisi che il sacerdozio attraversa da molti anni – scrive il papa emerito – ho ritenuto necessario risalire alle radici profonde della questione”. Un proposito rispettato con la lucidità intellettuale a cui ci ha da sempre abituato. Nella sua riflessione teologica, Ratzinger ci tiene a sottolineare “l’unità profonda tra i due Testamenti” e contesta quanti “sono giunti persino a rifiutare la necessità di un sacerdozio autenticamente cultuale nella Nuova Alleanza”. Benedetto XVI chiarisce che

a causa della celebrazione eucaristica regolare, o in molti casi giornaliera, per i sacerdoti della Chiesa di Gesù Cristo (…) tutta la vita è in contatto con il mistero divino ed esige così un’esclusività per Dio la quale esclude un altro legame accanto a sé, come il matrimonio, che abbraccia l’intera vita.

Già nella Chiesa antica, ricostruisce il grande teologo tedesco,

il matrimonio era considerato un dono dato nel paradiso da Dio. Ma esso assorbiva l’uomo nella sua interezza e il servizio per il Signore richiedeva parimenti l’uomo interamente, cosicché ambedue le vocazioni non sembrarono realizzabili insieme.

Fu così che “la capacità di rinunciare al matrimonio per essere totalmente a disposizione del Signore è divenuto un criterio per il ministero sacerdotale”. Il messaggio della ricostruzione storica ratzingeriana non lascia adito a dubbi e, se ce ne fossero, il pontefice emerito sgombra il campo, fornendo sul finale ciò che ha significato e significa ancora oggi per lui l’ordinazione sacerdotale: “significa – scrive in chiusura del suo saggio – essere sempre di nuovo purificati e pervasi da Cristo così che è Lui a parlare e agire in noi, e sempre meno noi stessi. E mi è divenuto chiaro che questo processo del divenire una cosa sola con Lui e il superamento di ciò che è solo nostro dura tutta la vita e racchiude anche sempre dolorose liberazioni e rinnovamenti”. Il clamore provocato sui media mainstream dalla sua uscita ha fatto sì che questo libro venisse identificato come un attacco a papa Francesco – che ne ha confermato le tesi con l’esortazione post-sinodale “Querida Amazonia”, bocciando ogni apertura ai preti sposati – e non, invece, per ciò che davvero è: l’ennesimo atto d’amore per la Chiesa di due cooperatori della Verità.