Richard Strauss è stato certamente uno dei grandi compositori della storia della musica e il suo genio era riconosciuto allora come oggi. Tuttavia, la sua storia presenta una grande ombra: quella della partecipazione al regime nazista. Quando Hitler andò al potere, l’affermato compositore bavarese – che quell’anno compì settant’anni – era celebre come direttore d’orchestra e poteva essere considerato senza dubbio come uno dei più importanti musicisti della sua epoca in Germania. Per Hitler, sicuramente, enumerarlo tra i propri sostenitori poteva essere ulteriore fonte di prestigio e quest’occasione non fu persa: durante il suo governo, infatti, Strauss ricoprì le più alte cariche tedesche in ambito musicale; si trovò in particolare a capo della Reichmusickkammer.

Ex post questa decisione oscurò in parte il suo genio, anche se in maniera illegittima rispetto alla realtà: nonostante questa partecipazione attiva alla vita pubblica, i rapporti tra Strauss e il nazionalsocialismo furono infatti decisamente controversi. Da molte sue lettere che ci sono pervenute, pare che egli vi abbia aderito per convenienza, per utilizzare le alte cariche pubbliche che gli vennero offerte per attuare il programma artistico che desiderava. Era infatti terribilmente preoccupato che quegli incarichi venissero ricoperti da personaggi dalla dubbia sensibilità artistica, che avrebbero reso inevitabilmente scadente la realtà musicale tedesca.

La mia vita è alla fine: trenta bei teatri d’opera ricostruiti io non li vedrò mai più. Ho completato ora le “Metamorphoseon, studio per archi soli a ventitré parti”; Adagio, crescente d’intensità fino all’Allegro, terminante di nuovo con l’Adagio. Durata circa trenta minuti.

Nell’ultima parte della vita di Strauss accadde qualcosa che portò il compositore a scrivere le amare parole appena lette. Egli era ormai un uomo anziano, un vecchio borghese abituato alle comodità e alla vita tranquilla; viveva in maniera appartata nella sua villa a Garmisch e là conduceva l’esistenza con abitudinarietà e una certa dose di agio. Fu in questa situazione che il vecchio Strauss venne sottoposto agli orrori della guerra. Durante quegli infausti anni che rivoltarono l’Europa intera, che cancellarono intere città e distrussero famiglie, gli giunsero notizie che lo sconvolsero.

Richard Strauss

I bombardamenti degli Alleati stavano radendo al suolo le città tedesche: interi secoli di storia cancellati in poche ore. Case, monumenti e palazzi non sopravvissero. Gli giunsero le fotografie in cui veniva ritratta la sua casa natale a Monaco in macerie, e con essa la birreria di suo padre. Ma il colpo più duro gli fu inferto quando gli vennero mostrate le immagini dei grandi teatri – o meglio, di ciò che ne rimaneva – di Monaco e di Dresda. Questo nell’anziano Strauss generò un profondo senso di oppressione e di indignazione. Un sentimento confermato da una lettera scritta per il compleanno del nipote Christian, nel 1944:

Il tuo dodicesimo compleanno cade insieme all’evento terribile della distruzione pressoché totale (8/10) delle antiche, belle città del Reich. […] Possa tu, ricordando il tuo ultimo compleanno, ricordare anche con perenne ribrezzo la barbarie sotto le cui atrocità cade oggi in macerie la nostra bella Germania. Forse comprenderai tanto poco come tuo fratello ciò che ti dico. Se riprenderai di nuovo in mano queste meste righe fra trent’anni, ricordati di tuo nonno che per quasi settant’anni si è adoperato per una cultura tedesca e per la gloria e per la fama della sua patria.

Certamente l’idea di aver contribuito alla distruzione della Germania, invece che alla sua grandezza, lo massacrava, e da quel momento in poi si distanziò in maniera radicale. Maturò così l’idea di un brano che racchiudesse dentro di sé una sorta di lamento funebre in onore di una Germania devastata, e l’occasione gli si presentò con la commissione di un brano per orchestra d’archi da parte di Karl Böhm nell’agosto del 1944: il risultato fu Metamorphoseon.

È improprio definire Metamorphoseon come un semplice pezzo per orchestra d’archi, dal momento che ogni esecutore riveste un ruolo da protagonista a livello contrappuntistico e di sviluppo tematico. Viene perciò definito e intitolato come orchestra d’archi solisti. Fu anche scritto in un arco temporale molto ristretto, tanto che, cominciato il 13 marzo, fu terminato il 10 maggio 1945. In questo brano si tenta di riprodurre il senso di vuoto e malinconia derivante dalle macerie, e già dall’esposizione iniziale questo intento appare centrale, con accordi enigmatici che diventeranno la cifra stilistica di Metamorphoseon.

Ricchissimo di riferimenti, il brano ne presenta tuttavia uno evidente. Si tratta del tema principale dell’opera, facilmente riconducibile alla seconda metà di un tema decisamente celebre: quello del secondo movimento della Terza Sinfonia di Beethoven, noto come Marcia Funebre, di cui Strauss utilizza anche la tonalità, ossia do minore. È evidente come il senso della Marcia Funebre si inserisca perfettamente nello stile di Metamorphoseon, che funge in un certo senso da requiem della patria tedesca.

Certamente il carattere cupo fa da padrone nella prima sezione, dove si contempla la morte e la distruzione della Germania. Tuttavia, sarebbe errato pensare che questo pezzo sia solo caratterizzato da un’atmosfera triste e tetra: al contrario, si aprono anche ampi squarci di sereno. Strauss, infatti, desidera anche descrivere in musica il dolce ricordo di un’epoca felice ormai tragicamente trascorsa, in cui si rivedono le città in tempo di pace che prosperano, piene di vita e di entusiasmo, e tutto ciò si rivive in un’atmosfera sognante.

Questo sogno idilliaco, però, non è destinato a durare per sempre e così tragicamente muore: la realtà piomba addosso come un macigno, si riaprono gli occhi e si riscoprono le macerie e i ruderi. La morte vince sulla vita, si piomba nuovamente in un mondo pieno di disperazione, ancor più che nell’inizio, e in questo modo comincia l’agonia finale. Va sottolineato il passaggio musicale, altrettanto pregevole. Se infatti lungo questa visione idilliaca il compositore tedesco aveva utilizzato – specialmente nei violini – una tessitura acuta, subito si risprofonda nel registro medio-grave. Qui comincia un climax che porta direttamente alla conclusione del brano.

Monaco di Baviera, 1945

In questo punto, infatti, Strauss completa finalmente il frammento presentando il tema completo della Marcia Funebre di Beethoven. Il tema, che precedentemente era presentato sempre monco e aveva un carattere schivo, riflessivo, ora viene riproposto in dinamica forte, con un grande senso di tragedia finale in una conclusione maestosa, seppure con una vena evidente di tristezza e di disperazione. Questa evidente citazione, inoltre, viene rafforzata aggiungendo la dicitura in memoriam, che all’epoca si travisò intendendo l’intera composizione come un omaggio a Hitler. Tuttavia, già poco tempo dopo si riuscì a smentire quest’ipotesi, intuendo anche facilmente che il diretto interessato era invece per certo Ludwig van Beethoven. Metamorphoseon termina con un pesantissimo accordo in do minore, costruito interamente sul registro grave e con un unisono di do di tutti i violini, a riconferma del senso di oppressione e di sconforto di fronte a una realtà profondamente mutata in pochi anni ma che, allo stesso tempo, in quel periodo appariva così lontana.

Come pezzo per orchestra d’archi solisti, Metamorphoseon merita un posto d’onore per molteplici ragioni: in primis per il contesto storico e le motivazioni che ne hanno determinato la realizzazione, ma soprattutto per la qualità e la bellezza della partitura, e in particolare per una ricerca armonica e contrappuntistica che testimonia la complessità che si viveva all’epoca in ambito musicale. Per queste ragioni, se ne consiglia un ascolto attento e attivo.