Gor’kij fu un autore che godette di una fama enorme, il cui nome fu legato indissolubilmente a quello di Lenin e di Stalin. Personaggio complesso, tormentato, contraddittorio, padre del realismo socialista, il profeta della rivoluzione ebbe in realtà un rapporto altalenante con Lenin e con i bolscevichi. Anche se il suo appoggio alla causa rivoluzionaria fu certamente sincero, la sua non fu un’accettazione incondizionata del marxismo-leninismo: “Negli anni che vanno dal 1917 al 1921 i miei rapporti con Lenin erano molto lontani da come avrei voluto che fossero,” scrive nel suo diario, ”ma non potevano essere altrimenti. Lui è un politico… Io ho per la politica un’avversione organica e sono un marxista molto dubbio. So bene che questo modo di pensare sarà deriso dai politici della rivoluzione.

Se il rapporto di Gor’kij con Lenin fu ambivalente, ancora più drammatico fu il suo rapporto con Stalin, specialmente negli ultimi anni della vita dello scrittore, anni amari che coincisero con l’inizio delle “grandi purghe”. Alla morte di Stalin il nome di Gor’kij è oggetto di una vera e propria damnatio memoriae. Il suo carteggio privato tuttavia ci offre l’immagine di un uomo molto diverso rispetto a quello fabbricato dal regime staliniano. 

Aleksej Maksimovic Paskov proveniva da ambienti molto umili: il padre era un falegname, la madre apparteneva al ceto dei piccoli commercianti. La sua infanzia fu segnata da profonde tragedie personali: la morte prematura del padre, l’abbandono da parte della madre, la difficile coesistenza con il nonno. Prima di approdare alla letteratura svolge i lavori più disparati: fu sguattero, cuoco, ciabattino, fornaio, scaricatore di porto, guardiano notturno. Il giovane Aleksej attinge a piene mani da ciò che osserva con i suoi occhi, tutto diventerà materiale per i suoi racconti, racconti che sono uno specchio della drammatica realtà della Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo. 

Maksim Gor’kij nel 1900

La Russia che emerge dalla penna di Gor’kij è la Russia rurale, la Russia delle campagne, dei porti, dei cantieri, dei dormitori pubblici. I personaggi che popolano i suoi drammi sono i reietti della società, gli emarginati, i vagabondi. Gor’kij odiava la crudeltà della vita russa, (da qui la decisione di adottare come pseudonimo letterario quello di “gor’kij”, in russo “amaro”) di quel sistema semi feudale che asserviva l’uomo ad una vita di brutalità e di stenti. Gor’kij interpreta e definisce il proprio ruolo di scrittore e d’intellettuale nell’impegno e nel dovere morale che sente nei confronti dell’intero popolo russo, si batte per liberare il suo popolo dalle catene dell’oppressione, dell’ignoranza, della povertà. Tutta la sua opera è pervasa da un intenso desiderio di ribellione, di riscatto sociale.

La stessa ansia, lo stesso desiderio di riscattarsi si può ritrovare nelle eroine più riuscite dei suoi racconti. La giovane Matrena (I coniugi Orlov) e Pelageja (la protagonista della Madre, l’opera più tradotta e più conosciuta di Gor’kij) sono donne avvilite, abbrutite, percosse dai mariti, costrette a vivere una vita senza scopo, senza prospettive, “una vita che scorre sempre uguale”. Entrambe le donne tuttavia maturano una voglia di riscattarsi. Matrena abbandona il marito e diventa la direttrice di una scuola, Pelageja grazie alle nuove idee con cui entra in contatto grazie al figlio operaio, abbandona l’ambiente chiuso e oppressivo del suo villaggio, si trasferisce in città e aderisce alla causa rivoluzionaria.

Nonostante Gor’kij avesse preso idealmente le distanze da Gogol e da Dostoevskij, da quella scrittura che scava nel profondo dell’animo per portare alla luce i demoni dell’uomo, è proprio nella resa dei dissidi interiori dei suoi protagonisti che l’arte di Gor’kij può essere apprezzata in pieno. Nei Coniugi Orlov l’umile e collerico calzaiolo con un tono quasi dostoevskiano esclama:

Bisogna credere che io sia nato così, con l’angoscia nel cuore. Quello del piccolo prussiano è come un bastone, il mio come una molla: quando lo si preme, scatta…. Quando cammino per le strade e vedo questa o quella cosa, mentre io non ho nulla, mi sento offeso. E il piccolo prussiano? A costui non gliene importa nulla! Ed io mi sento offeso nel vedere che lui non desidera nulla, mentre io non so neppure cosa desidero…. Ecco, rimango qui in questo buco, e lavoro, lavoro sempre e non ho nulla di nulla. Che vita è questa? Che interesse può avere per me? Nessuno…

Gor’kij con Lev Tolstoj

Gor’kij esordisce in letteratura nel 1892. In pochi anni dal suo esordio i suoi racconti hanno un clamoroso successo, un successo senza eguali nella storia della letteratura russa. Il giovane scrittore povero ed emarginato era divenuto il simbolo della lotta contro l’oppressione zarista. I drammi Piccoli Borghesi (1902) e Bassifondi (1903) vengono tradotti in tutti i paesi d’Europa. Negli ultimi anni del XIX secolo si avvicina sempre più ai circoli socialisti e svolge un’intensa attività di propaganda. 

Il 1905 è un anno decisivo per Gor’kij. Partecipa attivamente al movimento rivoluzionario. Arrestato a Riga per sedizione, viene rinchiuso nella Fortezza di Pietro e Paolo, da cui viene liberato grazie alle proteste di mezza Europa. Fu in quest’anno a una riunione clandestina dei bolscevichi che Gor’kij incontra per la prima volta Lenin. Nel 1906 Gor’kij è costretto a fuggire all’estero per sfuggire alla polizia zarista. Nell’ottobre dello stesso anno assieme alla compagna Marija Andreeva arriva a Napoli, in seguito si trasferisce a Capri, dove fonda assieme ad altri membri di spicco dell’intelligencija bolscevica una scuola di partito per educare gli operai russi al socialismo.

La scuola di Capri diventa ben presto un polo d’aggregazione per tutti i politici, gli scrittori, gli artisti emigrati dalla Russia. Gor’kij rielabora le idee del filosofo Aleksandr Bogdanov; la vera, autentica Rivoluzione per Gor’kij deve coincidere con il perfezionamento spirituale dell’uomo, con la nascita di un mondo nuovo. Il fine del cenacolo intellettuale della scuola di Capri doveva essere la costruzione di una “nuova umanità”, di una diversa sensibilità etica che all’individualismo e all’egoismo della morale borghese opponesse valori come la collaborazione, la solidarietà, l’altruismo, l’empatia. 

A che serve un punto di vista? Non è mica di un punto di vista che l’uomo deve dar prova di simpatia per il suo simile, no! Ma per impulso del cuore! Io parlo dell’ingiustizia della vita. Si può forse illudermi con un punto di vista? Mi sento oppresso nella vita… sono impedito nei miei movimenti… Perché non sono un dotto? Ma se voialtri, dotti, ragionaste non di punti di vista, ma di qualche altro modo, non dovreste dimenticarvi di me, frutto del vostro stesso campo, ma trarmi a voi, in alto, fuori dall’ignoranza nella quale marcisco e fuori dall’amarezza dei miei sentimenti. Avete intelligenza, sì, ma il cuore a quanto pare… Ditemi qualcosa che convenga appunto al male di cui soffro, ecco! Ditelo, ma ditelo con il cuore!

Il suo è un discorso più filosofico che politico e segna un progressivo allontanamento da parte dello scrittore dal leninismo. “A volte penso che ogni essere umano per voi non sia altro che un flauto dal quale provare questa o quella melodia e che voi apprezziate una personalità in base al tornaconto che ne avete, per la realizzazione dei vostri obiettivi”. scrive a Lenin in una lettera nel 1909, parole che fanno emergere l’ambivalenza dei sentimenti che Gor’kij sentiva verso Lenin, sentimenti che oscillavano dalla stima alla repulsione.

Quando torna a Pietroburgo, esprime i suoi dubbi sul nuovo ordinamento politico. Nel 1917 a pochi giorni dalla rivoluzione d’ottobre sulle pagine del quotidiano Novaja zizn scrive Lenin, Trockij e il sono seguaci sono già intossicati dal veleno del potere. Lo dimostra il loro vergognoso atteggiamento nei confronti della libertà di parola, dei diritti della persona e di tutti i diritti per i quali si è battuta la democrazia. La vita, nella sua complessità, è sconosciuta a Lenin, aggiunge con toni ancora più amari e caustici.

egli ignora il popolo, le masse, non ha mai vissuto con esse, ma ha appreso dai libri come sollevarle e scatenarne gli istinti.

Lenin e Bogdanov impegnati in una partita di scacchi sotto lo sguardo di Gorkij. Foto scattata a Capri nell’aprile 1908.

Il giornale ebbe vita breve. In questo periodo Gor’kij si allontana da Lenin e dagli altri esponenti del partito. I suoi rapporti con Lenin s’inaspriscono ulteriormente quando Gor’kij accusa Lenin “di sterminare gli uomini di scienza, affamandoli e gettandoli in prigione”. Le critiche di Gor’kij contro Lenin si fanno sempre più feroci, esasperato Lenin lo esorta a recarsi all’estero per curarsi, (Gor’kij era malato di tubercolosi) desideroso di liberarsi di un personaggio che era divenuto fin troppo scomodo. Con la morte di Lenin si chiude definitivamente un capitolo per Gor’kij che volle con un memoriale (Lenin, un uomo) rendere omaggio a quell’uomo che aveva amato e odiato in egual misura.

Nel 1933 Gor’kij si stabilisce a Mosca. In questi anni Gork’kij subisce sempre più pressioni da Stalin che aveva intuito la possibilità di sfruttare l’immensa popolarità di cui godeva per legittimare il suo regime. Stalin adopera ogni mezzo a sua disposizione per averlo dalla sua parte, arriva al punto di minacciare la vita del figlio di Gor’kij, Maksim. Gor’kij è costretto a elogiare il campo di lavoro di Solovki, il primo gulag sovietico, destinato a tutti gli oppositori politici e a coloro che con la loro stessa esistenza minacciava la rivoluzione e il nuovo ordinamento sociale. Accusato di essersi “venduto a Stalin”, infranto il sogno di una vera, autentica rivoluzione, nel 1936 Gor’kij muore. La versione ufficiale sostiene che sia morto a causa di una polmonite, altri hanno ipotizzato che fu avvelenato per ordine di Stalin. Sulla sua morte ,come sulla sua vita, continuano a pesare delle forti ombre.