Nel mare magnum della letteratura fantastica mondiale sono pochi gli autori che hanno saputo distinguersi dalla massa creando uno stile particolare e un universo immaginario, analizzato, imitato e studiato dai posteri. Tra di essi, gli scrittori di orrore soprannaturale hanno fatto scuola nel corso dei lustri grazie alle forti emozioni che questo genere di narrativa riesce a suscitare nella coscienza collettiva dei lettori. Non a caso, H.P. Lovecraft ha affermato che:

Il più antico e intenso sentimento umano è la paura, e il genere di paura più antico e potente è il terrore dell’ignoto. Ben pochi psicologi contesteranno questi dati di fatto, e la loro riconosciuta verità deve costituire una volta per tutte la genuinità e dignità del racconto dell’orrore sovrannaturale come forma letteraria.

Tra i titani di questo filone di speculative fiction non possiamo non citare Mary Shelley, Algernon Blackwood, Bram Stoker e William Hope Hodgson. In particolare quest’ultimo ha destato l’attenzione degli addetti ai lavori, tanto che recentemente è uscito Il Sogno di X, un corposo volume che contiene l’omonimo romanzo, un’antologia di racconti e alcuni apparati critici che vedono la partecipazione di Gianfranco de Turris e di Maria Ceraso, il tutto curato da Pietro Guarriello e pubblicato da Il Palindromo.

William Hope Hodgson

A ben vedere, in Italia sono già state messe in commercio quasi tutte le opere dell’autore in questione, ma in questa circostanza la casa editrice siciliana ci offre la possibilità di fruire di testi sinora sconosciuti, che sono stati selezionati accuratamente da Pietro Guarriello e che, secondo Gianfranco de Turris, continuano:

A stupirci per una potente immaginazione sempre oscillante tra un orrore realistico e uno fantastico, fra la realtà e una particolarissima metafisica.

Occorre evidenziare che, sebbene l’opera sia uscita per la prima volta nel 1912, pare che Il Sogno di X sia stato il primo romanzo in assoluto che Hodgson abbia scritto nella propria carriera letteraria. Vediamo di conoscere meglio l’autore.

Nato il 15 novembre 1877 a Wethersfield, in Inghilterra, costretto a subire la rigida educazione paterna, Hodgson si trova spesso a scappare di casa e grazie allo zio viene arruolato come mozzo, riuscendo ad arrivare al grado di tenente. Tuttavia non ama la vita di mare, fatta di grandi sacrifici e di rigida disciplina, e pertanto decide di abbandonare questa professione per dedicarsi alla fotografia e al bodybuilding. L’autore, che si dimostra una persona eclettica, apre infatti una palestra dove getta le basi per programmi di allenamento personalizzati, anche se successivamente decide di concludere questa attività commerciale per dedicarsi solo alla scrittura.

È proprio in questo dominio che Hodgson riesce a dare il meglio di sé, avendo successo e diventando un esempio per numerosi altri scrittori. Tra i molti che hanno subito la sua influenza e che sono stati ammaliati dal fascino delle sue opere vi è Lovecraft, il quale lo ha definito «lo scrittore sulle cui spalle si è posato il manto di Poe». Purtroppo il suo genio artistico si è interrotto troppo presto:Hodgson è morto a quarant’anni in combattimento sul fronte occidentale, durante la Prima Guerra Mondiale, lasciandoci molteplici poesie e storie macabre, di avventura, di orrore, e di fantascienza.

“Il sogno di X”, W.H. Hodgson, Il Palindromo (2019)

Occupiamoci, ora, del volume in esame.
Con un artificio letterario, Hodgson immagina di aver rinvenuto un frammento del manoscritto Il Sogno di X e di averlo ricomposto. Così ha inizio la vicenda in cui il protagonista si trova catapultato in un futuro remoto dove, a seguito di una catastrofe, sulla Terra non sono rimasti che pochi milioni di uomini. Come se non bastasse, il sole si è spento e il pianeta è pervaso dalla più tetra oscurità.

Il sole si era spento e, per me, appena arrivato in quell’Epoca, ripensare al nostro Presente era come ricordare dei sogni… sogni che la mia anima riteneva reali. Ai miei occhi, invece, giunti a una nuova percezione, essi apparivano come una lontana chimera, stranamente consacrata alla pace e alla luce.

Prima che si realizzasse questo tragico evento, gli ultimi abitanti della Terra avevano provveduto a costruire l’Ultima Ridotta, una piramide alta circa tredici chilometri, composta da milletrecento venti livelli, all’interno della quale si sono rifugiati i sopravvissuti al cataclisma. Dato che all’esterno della megalopoli nel corso dei millenni sono proliferate creature terribili, che uccidono chiunque osi varcare i confini cittadini, la popolazione umana si protegge grazie a un cerchio alimentato a corrente tellurica che le tiene lontane. Nella narrazione non ci viene spiegata dettagliatamente la natura di queste creature, anche se esse rispecchiano il concetto di mostro presente dalla notte dei tempi nella tradizione. Lo spiega bene Giorgio Ieranò in Demoni, mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico (Sonzogno, 2017).

Monstrum, connesso al verbo monere, ammonire, richiamare alla memoria, è l’apparizione di qualcosa di straordinario, di eccezionale, che rinvia a un ammonimento divino, a un segnale soprannaturale. Monstrum, scriveva il grammatico Festo nel II secolo d.C., è ciò che travalica l’ordine naturale delle cose (naturae modum), come un serpente con i piedi, un uccello con quattro ali, un uomo con due teste.

Il mostro pertanto è un prodigio, l’apparizione di una creatura fantastica che può palesarsi come maschio o femmina e può non solo causare nocumento agli uomini, ma creare problemi anche agli dèi, come nel caso di Pitone che ha combattuto contro Apollo per contendergli il santuario di Delfi. Tali creature hanno un ruolo preciso nella cultura classica, in quanto incarnano gli incubi e le paure propri di ogni uomo.

Oltre a queste creature, nell’opera compaiono anche i Guardiani, giganti alti come montagne che osservano l’Ultima Ridotta, imperituri e immobili come statue. Secondo la mitologia greca, i giganti sono stati generati da Gaia al fine di combattere Zeus, che aveva imprigionato nel Tartaro i titani. Sotto un profilo simbolico. essi rappresentano forze ctonie dall’aspetto brutale e dalla forza distruttiva e per essere sconfitti devono essere colpiti contemporaneamente sia dagli uomini che dagli dèi, come nello scontro tra Eracle e Porfirion.

H. P. Lovecraft, di Adriano Monti Buzzetti Colella

A mano a mano che la trama si dipana, ci viene riferito che la rovina dell’umanità deriva dalle scienze antiche, in quanto esse:

Avevano interferito con gli incommensurabili Poteri Esterni, consentendo ad alcuni Mostri e a certi esseri Ab-umani […] di attraversare la Barriera che preservava le nostre Vite. Queste grottesche e spaventose Creature, che ora ci assediano in questo mondo, si erano dunque materializzate, in certi casi accrescendo le proprie dimensioni. Ad alcune di queste orribili Entità, laddove fosse mancata la facoltà di assumere forma fisica, venne concesso il potere d’influire sullo spirito degli uomini. Ciò ebbe conseguenze disastrose: il mondo intero sprofondò nel caos e nella disperazione.

Il pianeta definito da Hodgson come “Terra della Notte” rappresenta uno scenario tragico e allo stesso tempo terrificante, dove gli ultimi sopravvissuti attendono con timore che la corrente tellurica si spenga e che giunga il cosiddetto giorno del giudizio, che li lascerà in balìa di queste mostruose creature. A questo riguardo, Guarriello sostiene che l’autore ha fatto da apripista al genere della terra morente, sviluppato successivamente da Clark Ashton Smith in Zothique e da Jack Vance ne La Terra Morente, e che il suo grande merito è stato quello di aver fuso perfettamente nelle sue opere la fantascienza, l’orrore e il soprannaturale. Inoltre, Guarriello evidenzia anche il fatto che l’opera può classificarsi come un’odissea orrorifica, in quanto il protagonista deve avventurarsi al di fuori dell’Ultima Ridotta per recarsi nelle tenebrose lande esterne, affrontando mostruosità indicibili e prove perigliose.

Un altro aspetto assai rilevante è quello che concerne l’assedio di cui la popolazione rinchiusa nell’Ultima Ridotta è oggetto da parte delle creature esterne. Al riguardo, Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco ci ricordano come questo tema sia il primo argomento narrativo dell’umanità, nato millenni or sono. Si pensi all’Iliade dove ci sono le truppe degli Achei al di fuori della città di Troia e, al suo interno, gli assediati proteggono la loro libertà e quella di Elena.

A un’attenta analisi Il Sogno di X non è soltanto un’opera che riesce a trascendere i rigidi confini della speculative fiction, ma costituisce anche un viaggio onirico in cui ci viene mostrata plasticamente la debolezza della natura umana e la fragilità del nostro pianeta.