I tre consigli di Alessio Trabucco

Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo

Cinque racconti incastonati nella lugubre e magica capitale voluta da Pietro il Grande. È un libro che segna il lettore: dai Racconti di Pietroburgo non si torna indietro. Gogol’ strappa alla quotidianità personaggi meschini e ne fa eroi eterni che condensano e attirano le stravaganze, le bontà (poche) e le cattiverie (molte) del genere umano. Grazie alle frequenti variazioni di stile, di prospettiva e di linguaggio, nulla sfugge allo sguardo di Gogol’, che rivolta nel ridicolo le preoccupazioni della società e scova il senso del tragico anche nei più banali avvenimenti, fino a rendere i Racconti un libro in cui si ride di scherno e si piange di compassione. Alcuni lettori rimangono disturbati dalla presenza di elementi soprannaturali, ma questi non sono ingredienti fantastici di troppo, anzi Gogol’ ne fa un sovrappiù di realtà, un mondo immaginario nel mondo reale per meglio dipingere quest’ultimo. Inutile descriverlo, questo libro va letto: è un capolavoro indimenticabile.

Curzio Malaparte, La pelle

“Erano i giorni della peste di Napoli”, i giorni forse più drammatici della recente storia italiana. Quando un regime si è liquefatto, un occupante straniero si è ritirato sconfitto per lasciare posto a un altro occupante, non meno straniero, liberatore di un popolo ridotto alla fame e vestito di stracci, costretto a “recitare la parte di un popolo vinto.” Malaparte frequenta tanto gli uffici dei graduati americani quanto i bugigattoli più umidi e laidi della città e racconta gli uni e gli altri con cinismo e compassione, in prima persona, da precursore di quel che oggi è chiamato non-fiction novel. Diverso dai tanti scrittori che hanno raccontato la guerra, Malaparte non sente il bisogno di convincere nessuno né di formare opinione, solamente ama i soldati che combattono per liberare l’Europa quanto l’antichissimo popolo napoletano che a nulla si piega e tutto rivolta a proprio farsesco vantaggio. E ci riesce, fino a convincerci che i vincitori sono sconfitti e viceversa, perché “a vincere una guerra tutti son buoni, non tutti son capaci di perderla.”

Emmanuel Carrère, Limonov

Una biografia che si legge come un romanzo o un romanzo travestito da biografia, Limonov è la storia avventurosa e a suo modo leggendaria di quel teppista sovietico che è diventato poeta non ufficiale a Mosca, senzatetto a New York, maggiordomo di un milionario americano, scrittore underground a Parigi, milite in Serbia, leader del Partito Nazional Bolscevico in Russia e detenuto per reati politici a Engel’s. La vita di Eduard Limonov è eccezionale e qualcuno doveva raccontarla: fortunatamente Carrère lo ha fatto. Non ha pretese letterarie né suscita suggestioni, ciononostante Limonov è un libro che lascia attoniti di fronte alla coerenza, alla perseveranza e all’idealismo che si vogliono più adatti a un eroe epico che a un punk sovietico. Ma Limonov è un uomo che tutto ha provato senza mai tradire le proprie norme: mai abbassare la testa, affrancarsi dalla povertà, amare la Russia e farsi ricordare. Il risultato è “una vita che ha accettato il rischio di calarsi nella storia.”

 

I tre consigli di Cristina Di Giorgi

J.R.R.Tolkien, Lo Hobbit

Qualcuno la considera una bellissima storia per bambini. In realtà Lo Hobbit è molto di più: è la scoperta di un mondo nuovo (la Terra di Mezzo creata da Tolkien), è l’inizio di un viaggio destinato, per i lettori, ad approfondirsi con le successive opere del professore londinese e in molti casi a durare tutta la vita. È, ancora, l’entrare in contatto con temi, valori, sensazioni, ambienti, personaggi, situazioni, condizioni che non rappresentano soltanto l’evolversi della storia di coloro che si alternano sulle pagine di questo splendido libro ma – ed è una cosa che continua a destare stupore e meraviglia dopo oltre 80 anni dalla prima uscita, che risale al 1937 – che trovano radici profonde nell’esistenza di chiunque vi si accosti. Dunque amicizia, ambiente, magia, avventure, draghi, orchi, ragni giganti ed epiche battaglie. Che si compongono in uno straordinario mosaico che ha come sfondo l’eterna lotta tra il Bene e il Male, in cui ognuno ha, sempre, un proprio ruolo da giocare.

Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana


Carlo Emilio Gadda, poeta e scrittore ma anche ingegnere, fu un letterato che, nelle sue opere, diede vita  ad un nuovo modo di narrare storie, fatto di termini tecnici, linguaggi particolari, espressioni gergali e dialettali, ma anche e forse soprattutto di atmosfere che il lettore percepisce quasi sulla pelle. Come quella cupa e intrigante della Roma del 1927 che fa da sfondo alle vicende di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, il suo romanzo più noto. Al di là della trama, che può essere superficialmente sintetizzata nello svolgersi di due crimini (un furto e un omicidio) e nelle relative indagini, ciò che colpisce nel romanzo di Gadda sono la sua capacità di descrivere il frantumarsi quasi visibile della quiete borghese del palazzo in cui avvengono entrambi i delitti. E il sovrapporsi continuo di ironia, sentimenti e riflessioni che rappresentano mirabilmente una realtà tormentata e molteplice in cui a dominare, più che il male, c’è soprattutto il dolore.

John G. Neihardt, Alce Nero parla

Si chiama John G.Neihardt l’autore di uno dei più bei libri sulla storia – raccontata attraverso la vita di uno stregone Sioux – dei Pellerossa d’America e della loro meravigliosa civiltà, profondissima e ricca di una spiritualità che l’Occidente ha progressivamente e inesorabilmente dimenticato. Alce Nero Parla è un volume da leggere con calma, magari all’aria aperta o nel silenzio di una sera invernale davanti al camino acceso, perdendosi nel racconto e prendendosi ogni tanto qualche pausa per interiorizzare sensazioni ed emozioni. Alce Nero, ormai vecchio eppure ancora estremamente lucido, nobile e inflessibile nelle sue certezze, concede a chi ne raccoglie la testimonianza (e a chi la fa sua leggendola) parole autorevoli, religiose e solenni ma anche semplici e molto intense. Parole che accompagnano il lettore lungo la tragica e drammatica parabola discendente del popolo indiano, distrutto negli ultimi decenni dell’Ottocento dagli “uomini bianchi” rapaci, misteriosi e maligni.

 

I tre (più uno) consigli di Alessio Mulas

Salvatore Satta, Il giorno del giudizio

Il romanzo di una famiglia, di una città, di una terra «di demoniaca tristezza». Pubblicato postumo, il capolavoro di Salvatore Satta è il miglior tentativo di dare voce a un sentimento, la nostalgia, vera canaglia che da dentro resiste alla modernità e al dominio che la tecnica ha instaurato là fuori. La Nuoro di Satta è popolata da anime, non da numeri. Ogni volto è una storia personale, un destino individuale che si riunisce a tutti gli altri nell’unico autentico luogo comune, la morte. E perché tale fine sia pienamente accettata l’uomo deve andare contro se stesso: «sento che mi preparo a una triste fine, poiché non ho voluto accettare la prima condizione di una buona morte, che è l’oblio». Al pensiero del giudizio universale, supremo livellatore, si accompagna l’eco di un monito. Non cercare pane migliore di quello di grano.

Ennio Flaiano, L’occhiale indiscreto


Degli scritti di Flaiano pubblicati da Adelphi, L’occhiale indiscreto è l’ultimo arrivato, e raccoglie gli articoli di cronaca e di costume scritti negli anni Quaranta e per L’Espresso nei primi anni Settanta. Il genio abruzzese di Flaiano ha la preziosa capacità di farti scoprire ciò che già conosci di un popolo, quello italiano, fatto di santi, navigatori e poeti che parcheggiano in doppia fila, e talmente anarchico da rigettare se stesso, fino a consegnarsi alle catene della dittatura. Lontano dalla boria dei sociologi, dalle fantasie degli psicologi e dalle decostruzioni dei filosofi, L’occhiale indiscreto racconta la realtà italiana senza violarne la legittimità, sapendo che ogni scelta umana è un’ecatombe di possibili (forse ben peggiori). E instilla al nostro tempo di #metoo e femminismi un dubbio: quanto danno ricaverà la donna, «ente che conserva confusamente il ricordo della perfezione», nel passaggio da «pilastro ornamentale della casa» – quale era all’inizio dello scorso secolo – a ricercatrice da équipe del Massachusetts Institute of Technology? Perché cercare di “superare” l’uomo, che le è invece naturalmente subalterno, nella gara all’inferiorità?

Ernst Jünger, Il libro dell’orologio a polvere


Vi deludiamo subito: il titolo è in attesa di ristampa, dunque al momento non disponibile. Ma vale l’attesa o la sortita in biblioteca, perché è un libro con cui si impara a vivere, o perlomeno a respirare in modo nuovo la dimensione nella quale siamo immersi, quella temporale. Lo scrittore tedesco non filosofeggia sul tempo in modo astratto, ma alla maniera di un erudito ci mostra il tempo nel suo aspetto concreto e umano, attraverso una galleria di orologi. Jünger ne illustra di ogni tipo: dagli antichi segnaore solari, ad acqua, floreali, a fuoco, fino agli orologi a polvere, quelli che noi (erroneamente) chiamiamo clessidre. Proprio la clessidra è in grado di introdurre una rivoluzione nel nostro rapporto col tempo, contro la divisione delle ore degli orologi meccanici, contro la lancetta che macina irreversibilmente i secondi. Quiete, riposo e armonia vanno cercati nelle «più profonde sorgenti del tempo». La contemplazione ispirata dall’orologio a polvere conduce là dove non battono le ore, «alle porte dei giardini eterni».

Roberto Calasso, Cento lettere a uno sconosciuto

Chi vuole conoscere la storia e l’identità di Adelphi ha due vie. La prima è leggere L’impronta dell’editore di Roberto Calasso, direttore della casa editrice, di cui racconta origini, vicende e personaggi. La seconda è entrare direttamente nell’universo Adelphi con il Calasso di Cento lettere a uno sconosciuto, libro celebrativo per i quarant’anni della casa (correva l’anno 2003). Le lettere non sono che cento risvolti di copertina tratti da altrettanti libri Adelphi, selezionati per restituire al lettore (lo sconosciuto, appunto) un’immagine sinottica dell’editore più emblematico d’Italia. Si trovano allora, a distanza di poche pagine, sant’Ignazio di Loyola e Friedrich Nietzsche, Léon Bloy e Giorgio Manganelli, Plutarco e Oliver Sacks. La sconnessione adelphiana – «nella stessa collana apparvero in sequenza un romanzo fantastico, un trattato giapponese sull’arte del teatro, un libro popolare di etologia, un testo religioso tibetano, il racconto di un’esperienza in carcere durante la seconda guerra mondiale» – si ricompone, titolo per titolo, in uno stile unico, che forma un libro «perverso e polimorfo».