Degrado, criminalità, ma soprattutto fuga degli investitori, questa è la capitale di Virginia Raggi. Ad un anno dall’elezione del sindaco pentastellato, gli analisti hanno deciso di fare un bilancio della situazione della città. Lei si darebbe un sette e mezzo, ma la verità è che i cittadini romani sono delusi dalla scarsità dei risultati che il suo governo ha prodotto finora. Sono paaassati solo pochi mesi dalla difficilissima e lunga trattativa che l’ha coinvolta nella scelta della sua giunta. Scelta che poi si è dimostrata fortemente fallimentare a causa degli scandali di Marra, Romeo e gli altri.

“Stiamo portando un cambiamento profondo e radicale” queste sono state le dichiarazioni di Virginia Raggi nella conferenza stampa organizzata in occasione del primo anno di consiliatura. Eppure se è vero che si sta operando un cambiamento, questo si è tramutato in un immobilismo condito di paura che ha comportato non pochi disagi. A cominciare dal processo che rischia di vedersi organizzare a carico: il sindaco di Roma infatti rischia il rinvio a giudizio per le accuse di falso e abuso d’ufficio. La Procura di Roma ha da poco chiuso le indagini per il cosiddetto “pacchetto nomine”, un atto che, di norma, precede la richiesta di processo il quale potrebbe arrivare entro 20 giorni. Alla Raggi è contestato sia l’abuso d’ufficio in relazione alla nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica, sia il falso per la nomina alla direzione Turismo del Campidoglio di Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale.  Eppure nell’ambiente politico capitolino, esiste un detto “nuovo sindaco, nuovo avviso di garanzia”, questo per rendere chiaro che Roma e tutti gli enti che ne fanno parte è talmente intricata in rapporti di potere di decennale tradizione, che qualsiasi forza politica che si instauri alla guida della città non può non farci i conti, prima o dopo. Lo dimostra il fatto che gli ultimi due sindaci eletti ed indagati sono poi stati assolti nel silenzio assoluto della stampa. Questo oltretutto, è un argomento che è già stato affrontato, più e più volte sempre su questo giornale.

Il sindaco Virginia Raggi in conferenza stampa.

Il sindaco Virginia Raggi in conferenza stampa.

Sul piano politico non si possono non affrontare gli affanni della giunta pentastellata: dalla disastrosa gestione dell’emergenza abitativa,al rifiuto di candidare Roma alle olimpiadi, passando per la storica bocciatura del bilancio. Eppure quello che le si imputa non è l’aver sbagliato, ma il non averci neanche provato. Questa mancanza di coraggio, sta contribuendo a provocare l’esodo delle grandi aziende italiane con sede a Roma. A cominciare da Sky, che nelle scorse settimane ha annunciato che trasferirà a Milano la maggior parte della sua redazione e delle strutture tecniche (col corredo di 120 esuberi), continuando con il tg5 che con meno clamore, dopo anni di minacce, ha seguito la concorrenza decidendo di spostare nella sede di Cologno Monzese 50 giornalisti e 90 tecnici.

Già da anni il centro dell’informazione economica, finanziaria e sportiva era diventata Milano, lasciando tuttavia a Roma il primato di gestire le notizie di primo piano legate alla politica, se non altro grazie alla vicinanza con tutte le sedi istituzionali più importanti. Oggi questo non basta più. La città è in caduta libera e nonostante le promesse del Movimento 5 Stelle e della Raggi, non si intravede un progetto e l’immagine a livello internazionale sta precipitando sempre più inesorabilmente. Dopo l’addio di Sky e Mediaset (l’ultimo tg a rimanere a Roma era proprio il tg5), anche Consodata molla la capitale. L’azienda controllata al 100% da Italia Online annuncia a sorpresa di voler spostare tutta l’attività a Milano. Eppure la vera minaccia è rappresentata dalla crisi lenta, ma drammatica ed inesorabile che sta subendo il settore farmaceutico. Nell’area di Roma, ma anche nei suoi dintorni, l‘industria farmaceutica rappresenta una delle fonti di lavoro più cospicue e se dovesse mancare, metterebbe sulla strada migliaia di famiglie.

La manifestazione dei lavoratori Sky a Roma prima del trasferimento.

La manifestazione dei lavoratori Sky a Roma prima del trasferimento.

Secondo la CGIL questo settore sta determinando, di chiusura in chiusura, il trasferimento di 200 dipendenti per volta. Sono pochissimi gli investimenti sulla ricerca. È questo il motivo per cui negli ultimi anni abbiamo perduto più di 3.000 persone nell’industria chimica e farmaceutica del Lazio” spiega Ilvo Sorrentino segretario della Filctem. 290 milioni di euro investiti nel Lazio contro i 410 della Lombardia e dei 230 milioni in Toscana, ma non bisogna farsi ingannare: anche se sembra che la Toscana abbia investito meno, in realtà non è così. Questo perché in Toscana si hanno 7.000 addetti mentre nel Lazio se ne contano più del doppio con 16 mila addetti, contro i meno della metà della Toscana che ha 7.000 addetti. La crisi non finisce con le case farmaceutiche, ancora call center e Alitalia con il rischio di 2/3mila esuberi. La CGIL ha stimato un rischio di ben 11000 posti di lavoro, di cui la metà nelle piccole e medie imprese.

Eppure a questo punto sono gli imprenditori i primi a dire la verità: la questione è prima di tutto politica. L’immobilismo del sindaco Virginia Raggi sul piano dell’innovazione e della crescita sta producendo risultati disastrosi. La destra, sempre più lombarda, è tutta dietro a Salvini decisamente più impegnato a nord, pur avendo ammainato le bandiere di roma ladrona. Mentre la dirigenza romana del Pd, dopo mafia capitale si dimostra disinteressata, cercando di far dimenticare le proprie malefatte. Roma non interessa a nessuno e chi se ne dovrebbe occupare, si preoccupa solo di non fare cose che possano creare danni all’immagine del proprio partito. La crisi dell’esodo del lavoro sta portando però un pericolo ben più grave: quello delle mafie, che dove lo stato non c’è, storicamente sguazzano “creando lavoro”, quando il lavoro non c’è più. L’attendismo delle opposizioni è quasi più spregevole dell’incompetenza di Virginia Raggi, pur di vincere la prossima elezione, si è disposti anche a sacrificare Roma.