Per nulla caro Capo di questo Stato e nient’affatto eccellente Presidente di questa Repubblica, Giorgio Napolitano, anch’io sono un eversore. Sono un eversore perché se l’antipolitica è rifiutare questa politica, predicarla e praticarla è un titolo d’onore. Sono un eversore perché se un apparatchick come Lei, della parte peggiore del comunismo italiano, che non ha mai lavorato in vita sua, viene a dirmi che non essere d’accordo con Lei e con tutti quelli come Lei significa essere affetti da “patologia”, allora sono pure malato, e con somma gioia e gaudio.

Sono un eversore e perciò anti-democratico, sissignore: e per favore non venga anche a dirci che Lei è un democratico e che la nostra è una democrazia, perché in democrazia tutte le opinioni, ma proprio tutte, devono poter esprimersi, specialmente le più lontane dalle nostre, perfino quelle incomprensibili e aberranti. Sono un eversore perché, guardi un po’, a me non piace per niente questa truffa e parodia di Europa, che ha infangato e distrutto l’ideale europeo sfigurandolo e prostituendolo in esproprio finanziario delle nostre tasse e del nostro lavoro, anzi, di più, sono fieramente contro le istituzioni di Bruxelles e Strasburgo da Lei venerate come intoccabilmente divine, paravento del vero potere bancario che comanda da Francoforte.

Sono un eversore perché contro la corruzione che dilaga la classe dirigente, pardon digerente, che Lei rappresenta al massimo grado non ha voluto fare l’unica cosa che si dovrebbe fare: non altre nuove leggi-annuncio o ri-di-co-li “corsi di legalità” (idea di una nullità del Pd di cui non faccio neppure il nome tanto è inutile e superflua la sua esistenza a questo mondo), ma snellire e semplificare i processi accorciando i tempi terzomondisti della giustizia, eliminando tutti quei pelosi e finti garantismi che mandano in galera solo i poveri cristi o i mafiosi già fatti fuori dalla mafia.

Sono un eversore perché me ne strafrego delle balle sesquipedali spacciate quotidianamente per verità inconfutabili, come per esempio che l’Italia sarebbe una nazione sovrana, quando è piena di basi militari di un esercito straniero accampato in pianta stabile per il mutuo contratto settant’anni fa e ampiamente scaduto, non batte moneta propria, non ha più alcuna autonomia di bilancio e si fa eterodirigere da un Reichskommissar in gonnella e da un tizio occhialuto con la faccia da pesce lesso finlandese il cui unico scopo nella vita è renderci la nostra un inferno contabile.

Sono un eversore perché vorrei vedere bruciare qualche augusto Palazzo in più e molte vite di comuni indebitati (lavoratori, imprenditori, schiavi moderni) in meno. Sono un eversore perché non appena sorgerà un’associazione di uomini e donne libere dalle tossine del quieto vivere e del ben pensare, visto che non potrà essere che un’associazione eversiva, correrò a iscrivermi, purché sia eversiva sul punto fondamentale: non avere più nessun tabù, salvo il rispetto della dignità umana allegramente calpestata e vilipesa per difendere i privilegi di chi ci mangia sempre, con tutta la loro sterminata corte di reggicoda, lustrascarpe, camerieri e sgualdrine della porta accanto. Sono un eversore perché sono stufo di essere stufo, di inveire, di protestare, di appellarmi ad una coscienza popolare che non c’è, e non vedo l’ora che giunga l’ora della resa dei conti.