Il leader leghista sembra il nuovo Carlo Martello, che sconfisse gli Arabi a Poitiers: il paladino della cristianità. Dopo aver portato il presepe all’istituto De Amicis di Bergamo, i post sul suo profilo Facebook riguardo a fatti simili aumentano, si fa riferimento anche a recite scolastiche annullate per il rispetto delle altre culture. Questo atteggiamento di Salvini difensore del “sacro” fa riflettere su più aspetti, perché nelle sue contraddizioni e con una buona dose di incoscienza, il leghista combatte una battaglia centrale. Salvini è come Carlo Martello, ma i suoi avversari non dovrebbero essere i soldati arabi, quanto i laicisti.

Il sacro è il peggior nemico dell’economia capitalistica. Il sacro è ciò che ha un significato superiore a quello materiale ed è l’esperienza fondamentale della religiosità. Tutti i divieti e le prescrizioni di una religione nuocciono alla libera circolazione delle merci. Questa tendenza è evidente nello sviluppo storico del capitalismo: la borghesia ha abbandonato i suoi costumi religiosi e ha perso i suoi connotati di classe per meglio inserirsi nell’edonismo connaturato all’economia capitalistica. Lo stesso Pasolini, difendendo il sacro dalle minacce della borghesia, non aveva compreso che il vero avversario era la morale dell’illimitatezza di cui si sarebbe fatta portavoce di lì a pochi anni. Posto questo, il laicismo che viene imposto con effettiva violenza che viene propagandato ai giorni nostri non è altro che una conseguenza diretta della struttura economica. Non si sta parlando di un sereno dialogo delle religioni con i cittadini, atei o credenti, che è sintomo di civiltà e rispetto. L’attacco mosso dai laicisti più scatenati è contro qualsiasi ostacolo alla ricerca del piacere più sfrenata, vero nerbo culturale della nostra società. I presidi che vietano presepi tradizionali non stanno certo tutelando la libertà religiosa dei propri alunni. La vera intolleranza, di cui viene sempre tacciata la religione, sta nella rabbia con cui si colpisce una manifestazione che a credenti può far piacere e ad atei può sembrare solo una capanna con una famigliola, un bue e un asino. Il buonsenso si perde da entrambe le parti, c’è da dire, e al potere comoda dividere le masse secondo delle sorta di tifoserie calcistiche.

Salvini si è lanciato in difesa di chi lo voleva regalando un presepe alla scuola. Ciò che genera contraddizione rispetto quanto detto è il suo atteggiamento ambivalente nei confronti del sacro. Se, infatti, il cristianesimo fa parte dell’identità nazionale e va difeso, l’islam è soggetto ad attacchi continui da parte del leader leghista. È chiaro che l’interesse di Salvini non è certo quello di ridare valore alla sfera del sacro contro alle logiche che lo vorrebbero definitivamente neutralizzare, quando l’esaltare la cultura nazionale contro a quelle straniere. Qui sta il paradosso: nonostante combatta contro al laicismo, sembra voler colpire più gli “arabi”, come fece Carlo Martello. Il vero avversario di Salvini, se ancora lo vogliamo definire “comunista padano”, non dovrebbe certo essere un sacro, di qualsiasi religione, rispettoso di tutti.