Il 2 novembre del 1975 muore Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore, regista ed intellettuale italiano. La sua grandezza risiede nell’essere stato in grado di portare avanti un ideale rivoluzionario, senza tuttavia cedere alle adulazioni dell’ondata rivoluzionaria del 1968. Capì infatti, a differenzi di molti, che il 68′ avrebbe segnato l’inizio di una nuova stagione culturale e l’avvento di nuove forme di dominio. A tale proposito, scrisse la famosa poesia “Il P.C.I. ai giovani!!” nella quale afferma: « Ho passato la vita a odiare i vecchi borghesi moralisti, e adesso, precocemente devo odiare anche i loro figli… La borghesia si schiera sulle barricate contro sé stessa, i “figli di papà” si rivoltano contro i “papà”».

Dopo aver militato a lungo nelle file del PCI, dedico gran parte della sua attività politica e letteraria alla critica del nuovo modello di società scaturito dell’ondata rivoluzionaria del 68′. Pasolini rappresenta infatti uno dei maggiori critici della società dei consumi. Definì il successo come “l’altro lato della persecuzione”, la libertà sessuale come “una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore”, l’aborto “una legalizzazione dell’omicidio”. Oltre ad essere una spina nel fianco del neonato sistema ultraliberale, Pasolini si è rivelato un profeta veritiero. Anticipò le conseguenze che queste nuove forme di “libertà di” avrebbero avuto rispetto alla “libertà da”. Una società libera di scegliersi la propria schiavitù tra quelle imposte dal sistema. A tal proposito scriverà:« Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi [..] È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, che voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano».

Ma lo scrittore andò oltre questa iniziale fase della creazione dell’individuo nuovo, intuendo più in là che esso avrebbe perduto, oltre alla propria indipendenza intellettuale, anche gli strumenti pratici mediante i quali abbozzare un processo di riemancipazione, ovvero lo strumento della politica, in tutte le sue forme: « Non c’è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, buttata per sempre.» ed ancora: « Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata». Ma aggiunge: « Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come».
Sta a noi percorrere il sentiero che la sua produzione e la sua attività intellettuale ha tracciato dinanzi a noi.