C’è chi dice che “se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze” e che “bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità di chi abusa di alcol e droghe”. C’è chi dice che, per quel che riguarda l’introduzione del reato di tortura,”il legislatore [deve valutare] il rischio che la fase applicativa provochi denunce strumentali contro le forze dell’ordine”. C’è addirittura chi dice che per il caso Cucchi “non poteva che esserci l’assoluzione, visto che il pestaggio non c’è stato”. E poi c’è ovviamente la Giustizia, che con una sentenza della quale ancora non si conoscono ancora le motivazioni ha assolto tutti i dodici imputati per la morte di Stefano Cucchi. Ma se non è stato nessuno, forse ha davvero ragione la signora Rita, la madre di Stefano, a dire che “allora Stefano è vivo. Ora torniamo a casa e lo troviamo ad aspettarci”.

No, non ha ragione la signora Rita. Nessuno è colpevole, dunque tutti sono colpevoli. È colpevole anzitutto chi non ha cercato le prove adeguate. Perché se è vero – come verosimilmente sarà rivelato dalle motivazioni della sentenza – che l’assoluzione è arrivata per la mancanza di prove sufficienti a dimostrare la colpevolezza di agenti, medici ed infermieri, e se è senz’altro vero che le immagini scioccanti più volte pubblicate dai media parlano chiaramente di una avvenuta tortura (che pure Giovanardi continua a negare, come sopra ricordato), allora c’è qualcuno che non ha cercato bene le prove. E verosimilmente c’è anche qualcuno che ha fatto sì che queste prove non venissero trovate. Perché se è giusto che chiunque venga assolto in assenza di prove schiaccianti a dimostrare la propria colpevolezza, è anche giusto poter esser sicuri – in uno Stato di diritto – che nessuno goda di trattamenti privilegiati di fronte alla Giustizia. Altrimenti si è in uno Stato di polizia. Sono infatti colpevoli tutti coloro che – all’interno delle Forze dell’ordine ma non solo – hanno dato vita ad un corporativismo che rischia di sfociare in omertà di Stato. È colpevole chi non guarda, chi si gira dall’altra parte e chi non approfondisce. È colpevole chi rimane indifferente. È colpevole chi pensa che perdere 20 chili in sei giorni di prigionia non sia tortura, chi non crede che in quei lividi mostruosi e disumani vi siano i segni di un disprezzo verso l’essere umano Stefano Cucchi. Ed è colpevole chi insabbia, chi nasconde e chi mente o omette, chi consente che un cittadino entri vivo in una struttura dello Stato per poi uscirne da cadavere. Ed è colpevole chi non urla con tutto il fiato che ha in corpo che questo è uno Stato che non tutela i propri cittadini, tutt’al più li manganella o li sevizia.

Sono poi colpevoli tutti coloro che negli anni si sono opposti all’introduzione del reato di tortura. L’Italia, pur avendo aderito nel 1988 alla Convenzione ONU contro la tortura, non ha mai introdotto un apposito articolo all’interno del codice penale a causa delle reticenze provenienti da un certo ambiente politico (e non tanto dalle Forze dell’Ordine). E per altro proprio durante la giornata del 31 Ottobre, mentre i giudici assolvevano gli imputati del caso Cucchi, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha rivolto 187 raccomandazioni al nostro Paese: tra le varie tematiche (tutela di bambini e donne, lotta alle discriminazioni ecc ecc..) si parla anche di rendere operativo il Garante Nazionale dei detenuti e di individuare e perseguire coloro che li torturano. Il testo di legge sul reato di tortura approvato in Senato lo scorso 5 maggio è approdato in Camera solamente pochi giorni fa, e come ricordato da Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone, rimane comunque “un testo per molti versi inadeguato ed insoddisfacente”. Non è più possibile tollerare atteggiamenti omertosi da parte delle istituzioni o di chi le istituzioni le rappresenta. Non si può più tollerare alcuna complicità. Urliamo alla giustizia e alla verità perché è doveroso aspettarsi giustizia e verità da uno Stato democratico. Urliamo al rispetto della dignità dell’uomo, e a che lo Stato, quello stesso Stato che anziché epurare le sue poche mele marce tende a difenderle, emani dopo quasi un trentennio una legislazione finalmente soddisfacente a tutela del cittadino e delle forze dell’ordine, affinché nessun altro Stefano Cucchi rimanga mai più vittima della “malnutrizione”.