Alla fine dell’800′ in Palestina si trovavano circa 300.000 palestinesi musulmani, 50.000 palestinesi cristiani, 20.000 ebrei e alcuni nomadi nel deserto del Negev. Quella terra è sempre stata abitata, da circa 50.000 anni, mentre il popolo ebraico è cominciato ad arrivare attorno al II sec A.C. Questo, anzitutto, per chiarire che quei luoghi hanno un’anima antica e sono sempre appartenuti a qualcuno. La Palestina non è, a fronte della Padania ad esempio, un’invenzione geografica. In questi giorni, non oggi plausibilmente a causa del rinvio per il Milleproroghe, si discute del riconoscimento dello Stato Palestinese presso il Parlamento italiano. Favorevoli sono il M5S, Sel, Psi e probabilmente anche il Pd che è fortemente diviso ma presenterà comunque una mozione, la mozione Amendola.

Le pronunce di altre assemblee legislative europee sono già arrivate: Spagna, Regno Unito e Svezia hanno già espresso la loro favorevolezza alla risoluzione. L’Italia dovrebbe, in questo senso, procedere dando continuità alla passata decisione del 2012, di riconoscere la Palestina come Stato Osservatore non membro dell’Assemblea Generale dell’ONU. Sicuri contrari sono essere Lega Nord e Forza Italia, quest’utlima con qualche distinguo. La padania non esiste, la Palestina sì. Ma la Lega non sembra saperlo perchè continua a sostenere un neologismo politico inventato negli anni 90 ‘ contraddicendo, peraltro, le tesi di Miglio ma non a comprendere la portata sovranista di secoli di storia , tradizione e appartenenza di e ad un popolo. E’ un peccato per Salvini e i suoi perché sarebbe stata, questa sì, una buona occasione per misurarsi geopoliticamente su un tema concreto legato alla sovranità statale e alla creazione di indipendenza dagli interessi economici altrui. E’ probabile non abbiano fatto in tempo a creare una felpa con scritto: “Palestina libera.” Oppure che abbia deciso di emulare il Front della LePen nella sua posizone più opinabile. Emularla, invece, nell’indipendenza dalle allenze con i partiti liberisti e filoeuropeisti proprio non gli riesce.

In concomitanza delle regionali poi, non ne parliamo. Renzi non si è pronunciato, ha detto che è un affare esclusivo del Parlamento: un po’ di sano democristianismo quando c’è da esporsi e diventare oggetto di prevedibili critiche non guasta mai. Ci si dimentica troppo in fretta di quel Bersani che disse: “Su Israele e Palestina Renzi dice cose che neanche tutte le destre messe insieme.” Il Pd, su questa vicenda, è diviso in modo conclamato tra diverse e ben marcate sensibilità spesso nascoste dietro la formula dei “due popoli, due stati” . Staremo a vedere cosa accadrà in aula. Forza Italia è uscita dal Parlamento Europeo mentre si discuteva la risoluzione. Un partito sempre molto sensibile sui cani, sugli anziani, su tante altre e altrettanto nobili battaglie sociali, quello del Cavaliere, ma poco, pochissimo, sembrerebbe, quando si tratta di difendere i diritti di un popolo oppresso. Daniele Capezzone avrebbe dichiarato: “Israele e gli ebrei non sono solo ‘Israele’ e gli ‘ebrei’: sono il simbolo stesso del nostro Occidente. Lo sono per noi, e lo sono anche per i nemici dell’Occidente, per i nostri nemici, per i nemici della libertà e della democrazia, ad ogni latitudine”. Capezzone non sa, forse, di Ilan Baruch, ex ambasciatrice di Israele in Africa, che si trova a Roma e porta con sè una petizione firmata da mille cittadini israeliani comprendente le firme di Grossman, Amos Oz e A. B. Yehoshua, per riconoscere uno “stato palestinese sovrano a fianco di quello di Israele sulla base dei confini anteriori al 1967”. E non dovrebbe neppure sapere quanti ebrei sfilano alle manifestazioni a favore dei diritti palestinesi. Capezzone non sembrerebbe conoscere neppure la complessità e le diversificazioni sulle posizioni assunte da Israele nel mondo ebraico, dagli Haredim a Neturei Karta, gruppi ultraortodossi contrari all’occupazione della Palestina, spesso anche accostati  (il secondo) a Hezbollah, Abu Mazen e Ahmadinejad per verità di cronaca.

Non ricorda, forse, la lettera al New York Times del 48′, firmata tra gli altri da Hannah Arendt e Albert Einstein, contrariati per la visita negli States di Menachem Begin. Non dovrebbe aver letto o non dovrebbe aver conosciuto le tesi di Avi Shlaim, Tom Segev, Benny Morris e Ilan Pappé, i cosiddetti “nuovi storici israeliani” impegnati nel rivisitare la questione delle guerre arabo-israeliane storicisticamente e non solo. Altrimenti saprebbe che essere ebreo non vuol dire approvare interamente e complessivamente tutto ciò che proviene o è provenuto nel corso della storia da Israele. L’Onorevole Capezzone può trovare, volendo, un elenco abbastanza completo di personalità ebraiche non allineate con lo Stato Israeliano in “Ebrei contro Israele” di Giulio Meotti del Foglio. Non si comprende, diversamente, cosa c’entri l’Occidente o cosa c’entri la democrazia col sacrosanto diritto del popolo palestinese di giungere finalmente all’attribuzione di una piena identità nazionale. A meno che non si voglia ipotizzare che la sicurezza del e nel Mediterraneo derivi dal riconoscimento della questione palestinese (?) e non da altri e più evidenti fattori scatenanti.

“È chiaro che qualsiasi riconoscimento prematuro non farebbe altro che incoraggiare i palestinesi a non ritornare ai negoziati con Israele, e allontanerebbe ulteriormente le possibilità di una pace. L’instabilità in Medio Oriente e nella regione del Mediterraneo è già abbastanza grande ed è giunta a lambire anche l’Italia e l’Europa. Pertanto Israele certamente non accetterà la creazione di un’ulteriore entità” terroristica in Medio Oriente”. Questo è quanto dichiarato dall’ambasciata israeliana a Roma che ha anche aggiunto: “Il riconoscimento di uno Stato palestinese in questo momento, uno Stato che non esiste di fatto e che non esisterà senza un negoziato, che non rispetta i prerequisiti previsti dal diritto internazionale, vorrebbe dire aggirare gli accordi di Oslo, con i quali le parti si impegnarono a risolvere attraverso dei negoziati tutte le questioni esistenti fra loro, incluso il carattere dell’entità palestinese”. Dichiarazione forti che potrebbero incrementare le divisioni in seno ai partiti di maggioranza. L’immagine chiave delle differenze di sensibilità è, a riguardo, quella di Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi che secondo l’Huffington Post non avrebbe neppure partecipato alla riunione del gruppo del suo partito per strutturare la mozione riguardante la Palestina. Questo passaggio così facilmente portato a compimento da tanti Parlamenti europei sta assumendo in Italia criticità complesse e aspetti anomali se si pensa che sono già 9 le nazioni che si sono pronunciate positivamente, in Europa e non. I palestinesi stanno semplicemente chiedendo il diritto di poter appartenere giuridicamente alla propria patria, da cittadini appunto e non da ospiti indesiderati, come in molti li considerano, o come soggetto politico-mediatico da ideologizzare, sacralizzare o, peggio ancora, da delegittimare totalmente a causa del periodo complesso che il mondo arabo-musulmano sta vivendo.

I palestinesi non hanno come obiettivo la costituzione di un califfato islamico, non vogliono distruggere l’Occidente, conquistare Roma e vendicare le crociate. Sono semplicemente facenti parte di un popolo che chiede di potersi autodeterminare. Gli Usa sono troppo legati ad Israele per farsi portavoce di questa battaglia, l’Unione Europea ha una buona occasione per porsi al centro delle trattative negoziali per far sì che il processo di pace giunga a compimento e per recitare il ruolo di attore protagonista all’interno di questo asfissiante ed eccessivamente lungo quadro geopolitico a cui, specie per la salvaguardia dei diritti umani, va trovata una soluzione.

“Il riconoscimento dello Stato Palestinese è forse una delle ultime occasioni che abbiamo per garantire ad Israele il suo futuro come Stato allo stesso tempo democratico ed ebraico“, ha dichiarato all’Avanti! Alon Liel, già ambasciatore di Israele, sostenendo che il riconoscimento dello stato nazionale palestinese sia il solo modo per salvare Israele stesso dalla perdita di una delle due caratteristiche tra Stato ebraico e Stato democratico, così come dalla salvaguardia da un preoccupante confronto demografico che vede i palestinesi continuare a crescere di numero in modo esponenzialmente più grande rispetto a quello degli israeliani. L’Italia può farsi avanguardia assieme a quanti nell’UE hanno compreso la portata e la necessità storica di questa risoluzione oppure nascondersi tra mozioni poco incisive e linee ondivaghe che ci farebbero fare la pessima consueta figura di Nazione non in grado di assumere posizioni ferme e di perseguirle nel tempo.