Pochi giorni fa la Corte dei Conti si è espressa in merito ai vari tagli, ma va più di moda dire spending review, operati dagli ultimi governi alla Pubblica Amministrazione. Nonostante il cavallo di battaglia di alcune forze politiche siano stati proprio i tagli alla casta, il comunicato mette in luce come questi siano stati anche troppo incisivi: potrebbero non essere più garantiti i servizi pubblici. Nessuno può mettere in dubbio l’eccessivo peso della PA nel bilancio statale considerati i servizi offerti, ma la revisione della spesa sarebbe stata compiuta in modo “indiscriminato” e “contraddittorio”. Il passaggio più efficace, tuttavia, è quello in cui si osserva l'”irrazionalità” dei tagli e delle loro continue modifiche. La razionalità è la facoltà che permette di avere una visione globale della realtà, che consente di andare oltre alle semplici astrazioni nel vuoto pneumatico per comprendere i nessi fra fenomeni e considerarli globalmente, parafrasando la concezione hegeliana. Tacciare di irrazionalità le manovre che effettuano tagli senza prevederne le conseguenze è perfettamente legittimo in questo senso, ma occorre fare ancora un passo avanti: se a causa di queste misure si penalizza l’insieme dei cittadini, che non possono usufruire di determinati servizi, si tocca l’apice dell’irrazionalità (intesa, appunto, come mancanza di comprensione globale).

Questo è solo uno dei vari esempi di metafisica dell’irrazionalità di cui abbiamo esperienza, ovvero di occasioni in cui la capacità politica di considerare i fenomeni in modo superiore e collettivo (senza dimenticare le sfumature) viene meno totalmente. Un’occhiata alle notizie di questi giorni è più che sufficiente per fare da termometro politico: i Salvini e i La Russa, ma servono solo da esempio, di turno che si lanciano in attacchi contro i musulmani o i clandestini (il cui nesso con la vicenda francese è tutt’altro che lampante) indiscriminatamente, generalizzando e facendosi portavoce di una cattiva capacità sintetica. Tanto il semplicismo, l’Europa ci chiede di fare tagli e noi li facciamo senza considerare per un istante i cittadini, quanto l’ipergeneralizzazione, fare di ogni erba un fascio in preda alle proprie ideologie, sono due mali che oscurano il valore di alcuni elementi. La vera minaccia concreta irrazionale a cui dobbiamo far fronte nel nostro contesto, tuttavia, è l’atomismo a cui siamo indotti e la scomparsa dello spirito sociale. Questo è l’estremo sviluppo dell’educazione (in senso lato) liberale e dell’economia consumista neoliberista, nonché la chiave di lettura dei tagli che sono stati operati e che, se la politica dell’austerità dovesse continuare, saranno fatti in futuro. È molto più importante rimanere nel rapporto deficit/pil del 3% (nonostante l’impresa non sia già così semplice, stando agli ultimi dati) che erogare servizi pubblici per tutti i cittadini. Posto questo, la vera irrazionalità, la vera mancanza di uno sguardo olistico e non attaccato a qualche parametro, sta proprio nel continuare a perseguire simili politiche di frantumazione sociale attraverso lo smantellamento della macchina statale. Macchina che, volendo ragionare nei termini dell’economia capitalistica, potrebbe garantire un minimo di equità sociale.

La vera sfida politica si gioca in questo campo, ovvero quello di poter creare una forza in grado di ricreare la coesione sociale che l’individualismo liberale ha portato. Il momento atomizzante della nostra epoca va superato con un altro momento razionale e collettivo. I tagli del governo Monti, espressione massima del neoliberalismo in Italia, sembrano un ricordo di fronte alle promesse di investimenti europei per il 2015 e alle promesse del premier, ma non è così. Sono stati la manifestazione superficiale del profondo filone disgregante in cui viviamo e che presto tornerà a farsi sentire.