Dite la verità, il titolo di questo articolo l’avete letto cantando. E avreste fatto bene, perché si tratta infatti del ritornello di un inno molto noto dei Vigili del fuoco, immortalati spesso in video mentre lo intonano a squarciagola. Un inno che riscuote simpatia e apprezzamento, come del resto il Corpo dei Pompieri, che in esso si celebra. Sentimenti più che meritati, come per l’ennesima volta i Vigili del Fuoco hanno dimostrato in occasione della missione di soccorso immediatamente partita in seguito al recente sisma in Albania.

Gli italiani rimangono il baluardo europeo, anzi, mondiale, di quel valore chiamato Humanitas.

Lo ha scritto sui social una deputata del Parlamento di Tirana, a commento di una fotografia che ritrae un Vigile del fuoco italiano che scava tra le macerie in condizioni a dir poco difficili per tentare di raggiungere alcune persone rimaste intrappolate.

Vigili del fuoco italiani impegnati nei soccorsi in Albania

Sono partiti in 175, da tutta la Penisola, per dare una mano. Con competenza, coraggio, dedizione e tanta umanità. Qualità queste che del resto i nostri Pompieri, sempre a contatto con il pericolo e pronti al sacrificio, hanno già saputo mettere in campo quando si sono trovati a dover affrontare tante tragedie che hanno colpito il nostro Paese; solo per citarne alcune, i terremoti de L’Aquila e del centro Italia.
Le istituzioni albanesi, e soprattutto la gente delle città in cui hanno operato, li hanno ampiamente e pubblicamente ringraziati. Molti, infatti, gli attestati di stima ricevuti.

Ci foste stati voi lì a Durazzo avreste sicuramente salvato tante vite. Noi, purtroppo, non abbiamo esperienza né mezzi: l’aiuto dell’Italia è vitale. Ringrazio di cuore tutti.

Ha detto tra le lacrime il console generale della Repubblica di Albania Adrian Haskaj, rivolgendosi a tutti i componenti della missione di soccorso italiana. C’è dunque di che essere fieri di questi uomini e donne, professionalmente qualificati e dotati di un’umanità che li rende, in Italia, giganti tra i nani.
Già, perché nel nostro in questo caso dannato Paese, il Corpo dei Vigili del fuoco, pur amato dalla popolazione, sembra non essere trattato dallo Stato con il dovuto rispetto.

“Eroi traditi”. Così gli stessi pompieri si sono definiti quando, riempiendo piazza Montecitorio con delegazioni provenienti da tutta Italia, il 19 novembre hanno protestato chiedendo al governo risposte chiare e immediate sul tema della loro equiparazione retributiva, pensionistica e previdenziale agli altri Corpi dello Stato.

I pompieri percepiscono mediamente 7mila euro in meno l’anno rispetto alle forze di Polizia. La nostra vita, che rischiamo ogni giorno, non vale meno della loro. Siamo costantemente impegnati in servizi operativi, eppure siamo bistrattati, nonostante mettiamo sempre a disposizione le nostre vite per la sicurezza dei cittadini.

Hanno in quell’occasione precisato i rappresentanti sindacali dei Vigili del fuoco, citando dati Istat. “Vogliamo essere rispettati anche da vivi – hanno detto – e non solo ai funerali”.

Una rabbia più che legittima, perché i 34mila Vigili del fuoco italiani, che il 4 dicembre hanno celebrato la festa della loro patrona, Santa Barbara, affrontano ogni pericolo con spirito di sacrificio per garantire la sicurezza di tutti noi ricevendo uno stipendio fin troppo basso – intorno ai 1.400 euro al mese e, avanzando di grado, difficilmente si superano i 2.500. Non hanno nemmeno la tutela assicurativa dell’Inail, in caso di infortunio. Un vero e proprio scandalo, di cui quasi nessuno, in Parlamento, si occupa. Salvo poi piangere i pompieri che perdono la vita. Come Marco Triches, Antonino Candido e Matteo Castaldo, rimasti uccisi nella notte tra il 4 e il 5 novembre scorso in seguito all’esplosione di una cascina ad Alessandria.

Servono però davvero a poco la presenza istituzionale alle esequie e le frasi di circostanza pronunciate dai politici in tali occasioni. Suonano vuote e retoriche se ad esse – come accaduto finora – non segue un’azione concreta di risposta alle istanze dei Vigili del fuoco. Sono stati molto più apprezzati – giustamente – per il cuore con cui sono stati fatti, i tanti omaggi delle persone comuni e dei colleghi. Come quello del pompiere-violinista Paolo Sterzi, che ha dedicato ai tre caduti di Alessandria una struggente Ave Maria.

Sa quanto prenderanno le famiglie delle tre vittime di risarcimento? Meno di duemila euro! Una vergogna. Le famiglie dei nostri morti sul lavoro vanno avanti con le collette dei colleghi.

Questo è ciò che ha denunciato al Giornale Costantino Saporito, sindacalista dei Vigili del fuoco. La legge finanziaria attualmente in discussione in Parlamento sfiora appena la questione, con uno stanziamento minimo e assolutamente insufficiente. “Una vera vergogna, altro che vicinanza”, hanno protestato i diretti interessati. Si chiede il giornalista italiano Fausto Biloslavo:

Se incrociassero le braccia a oltranza, stufi di essere trattati da servitori dello Stato e della comunità nazionale di serie B, se scoppia un incendio, se arriva un’alluvione, se crolla un palazzo o un ponte, chi viene a salvarci? A sacrificare, se necessario, la sua vita per la nostra?

I pompieri italiani potrebbero effettivamente scioperare. Ne avrebbero il diritto e ogni ragione. Ma non lo faranno. Il motivo emerge con forza dalle parole di Marco Triches, una delle vittime della tragedia di Alessandria, che in un’intervista rilasciata durante la scuola di formazione operativa spiegava:

Fare il vigile del fuoco significa fare tutto, significa aiutare la gente. E’ quello che ho sempre sognato. Se domani non dovessi tornare, racconta a tutti del mio amore per questa divisa. Racconta a tutti che ero e sarò per sempre semplicemente un Vigile del Fuoco.