“Dei funzionari italiani, non vi dico di quale grande istituzione, mi hanno avvicinato per darci solidarietà, ma non possono dire la verità perché anche l’Italia è a rischio bancarotta e temono conseguenze da parte della Germania”: si esprime così, senza mezzi termini, il Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis nell’intervista lasciata a Presadiretta. Dopo il voltafaccia del Premier italiano, qualcuno ha la decenza di dire come stanno le cose. Noi italiani non abbiamo potere decisionale in Europa e non abbiamo neanche il diritto di schierarci con chi prova a cambiarla per timore di ritorsioni. Il semestre europeo a guida italiana è emblematico della reale volontà di “cambiamento verso” di Renzi, il cui unico risultato è stata una promessa di investimento di qualche miliardo di euro da parte di Juncker. Il progetto europeista germanocentrico è sostenuto trasversalmente, dal Partito della Nazione che ci governa, alle sedicenti sinistre come Sel o dai partiti incolore come Fi. Poche sono le voci critiche e simili posizioni vengono silenziate. La cosa peggiore è che il timore della maestra che controlla i compiti a casa ha fatto presa anche nell’elettorato, tanto che le forze eurocritiche o euroscettiche sono confinate a poca cosa, in concreto: il M5S ha sempre mantenuto un atteggiamento ondivago e ambiguo sul tema, gettando alle ortiche la fiducia concessagli, mentre la Lega di Salvini sta guadagnando spazio, ma è tutta da verificare la sua coerenza interna. Il problema è che tutti sono al corrente della lotta intestina fra la Germania contro gli “Stati cicala” ma nessun partito ha saputo cogliere le istanze si protesta e questo sembra paradossale.

65 anni fa, il 9 Febbraio 1950, il senatore McCarthy accusava il Dipartimento di Stato americano di essere pieno di comunisti. Era il periodo del “red scare” e del maccartismo, l’opinione pubblica veniva dirottata in cerca di tracce di infiltrazioni sovietiche per favorire la restrizione delle libertà e attirare i consensi sull’operato statunitense. “Una nuvola di paura negli ultimi anni ha avvolto tutta l’Europa, stiamo diventando peggio dell’ex Unione Sovietica”, dice Varoufakis. L’affermazione del Ministro greco è quanto mai appropriata: il dissenso viene ridicolizzato e anzi tacciato di eresia economica, basta osservare le reazioni della BCE o i commenti immediatamente mutati del Premier Matteo Renzi. Gli euroscettici sono come i comunisti negli Stati Uniti dell’inizio della Guerra Fredda, vanno cercati e messi all’angolo perché l’Italia non può deviare dai diktat europei e dei mercati. I media sono estremamente abili nello sviare l’attenzione da alcuni temi discussi, così la guerra contro la xenofobia aprioristica di Salvini o la sconclusionatezza dei grillini è un comodo sistema per annientare ogni istanza di rinnovamento, e la causa di questo risiede nei partiti stessi, per i loro errori e per la loro incapacità di inserirsi nei temi nodali di politica europea.