All’ombra delle Due Torri e di Piazza Maggiore, le tagliatelle e il ragù in casa hanno perso il loro sapore e odore di una volta. Il «piccolo mondo antico», edificatosi attorno all’egemonia comunista novecentesca, ha dovuto per necessità cambiare pelle, destrutturare la forma partito della Ditta emiliano-romagnola ed aprirsi al civismo ittico per scongiurare la minaccia barbarica di una Destra con evidente trazione leghista. Gli ambienti conservatori emiliani hanno cercato di assestare invano una ferita mortale al cuore dell’Emilia rossa, organizzando una campagna d’inverno dai forti toni e contenuti aggressivi facilmente neutralizzati e destabilizzati dal generale Bonaccini. L’amazzone leghista Lucia Borgonzoni non avrebbe mai potuto espugnare il feudo rosso senza conoscere gli ingredienti e la ricetta del miracolo civico del centro-destra, guidato trionfalmente dal sindaco Giorgio Guazzaloca, nella Bologna del 1999.

In fin dei conti, come sostenuto da Karl Marx, la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Lo sbigottimento dei bolognesi per il trionfo non annunciato di Guazzaloca alla fine del millennio si è così tramutato oggi nella paura di un possibile successo leghista, verificatosi solo nelle province periferiche della Regione. Eppure la bonomia, lo scetticismo pragmatico e l’umanità del sindaco Guazzaloca non avrebbero trovato terreno fertile nell’attuale offerta politica del centro-destra italico. 

Giorgio Guazzaloca, classe 1944 e decano dei macellai di Bologna, non era di destra e detestava i fascisti. In realtà detestava anche la sinistra bolognese. Come ricordato da Aldo Cazzullo sulle pagine del «Corriere della Sera»:

Non sopportava l’alterigia culturale della sinistra, né il sistema emiliano di potere. La sua idiosincrasia si allargava ai cantautori bolognesi: «Avete creato dei mostri, per colpa di voi giornalisti Francesco Guccini si crede Prévert, Lucio Dalla pensa di essere Mozart!»

Vicino all’Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini, Giorgio Guazzaloca scelse coraggiosamente di partecipare alla competizione elettorale per le comunali di Bologna nel 1999. Deciso nel ritagliarsi un profilo da civico moderato, Guazzaloca chiese a Berlusconi di mandargli i poster di Forza Italia a casa per poi rinchiuderli nello sgabuzzino. Si presentò all’elettorato bolognese con la propria storia, il proprio volto e le proprie mani intirizzite dal taglio delle carni in bottega. I salotti di Sinistra e la Ditta cittadina sostennero di non poter ritenere temibile ed eleggibile nelle vesti di sindaco un macellaio con la licenza media. Eloquente la risposta di Guazzaloca:

Se è per questo non ho neanche la licenza elementare, a undici anni ero già in bottega.

Artigiani e operai comunisti bolognesi, che come lui non avevano potuto studiare, si riconobbero nelle parole del candidato sindaco di centro-destra. Studioso autodidatta di Kant e Sartre, Guazzaloca raccontava per ore storie di macellai, gaudenti seduttori di mogli di fruttivendoli e custodi della saggezza popolare. Egli stesso si definiva un «peccatore per bene».

Grazie alla guida del sindacato dei macellai nel corso degli anni Settanta, Guazzaloca raggiunse il controllo della Camera di commercio senza dimenticare l’arte sanguigna del mestiere:

Non taglio una fettina da quarant’anni però saprei ancora farlo.

Mattutino per abitudine, alle sei Guazzaloca aveva già letto e recensito tutti i giornali con una certa predilezione per il «Resto del Carlino» – era legato allo storico direttore Mazzucca – e per il «Corriere della Sera», divenendo infatti amico di Indro Montanelli. 

Stefano Bonaccini

Affrontò con dedizione e coraggio la battaglia contro il mieloma, manifestatosi appena realizzata la conquista di Palazzo d’Accursio. La sfida più dolorosa fu rappresentata dall’inchiesta sul tram Civis: il sindaco Guazzaloca dovette difendersi dall’accusa infamante di essersi arricchito alle spalle dei suoi concittadini. Nel 2004 Guazzaloca fallì l’obiettivo del secondo mandato: fu sconfitto da Sergio Cofferati, ex Segretario Generale della CGIL. Nel 2009 cercò di riconquistare l’ambita poltrona di sindaco da vero outsider ma fu escluso dal ballottaggio in favore del progressista Flavio Delbono e del moderato Alfredo Cazzola. 

In occasione delle recenti elezioni regionali in Emilia Romagna, i «ragazzi del ’99», gli uomini che aiutarono Giorgio Guazzaloca nella storica impresa di sconfiggere la sinistra bolognese alle elezioni amministrative, hanno optato per una clamorosa scelta di campo: pieno sostegno al governatore Stefano Bonaccini. Gian Luca Galletti, ex Ministro dell’Ambiente nel Governo Renzi e pupillo di Casini, ha scelto di dare una mano al campo progressista. 

Il moderato Giovanni Salizzoni, figlio del deputato costituente Angelo Salizzoni, ha spiegato la tormentata linea dei centristi emiliani sulle pagine del «Corriere della Sera»:

Non le dico per chi voto ma le posso dire che l’atteggiamento prevalente di noi era quello di fare splitting: votare un partito di centrodestra, magari Forza Italia, e poi però dare il voto a Stefano Bonaccini perché lo riteniamo una persona di esperienza e buon senso. Beniamino Andreatta diceva che i comunisti sono brave persone ma che sono ‘impratici’ e arrivano in ritardo di anni. Infatti hanno riconosciuto il valore di Guazzaloca con vent’anni di ritardo. 

Gli eredi di Guazzaloca, il sindaco cantore dei macellai artefice del crollo del Muro di Bologna, hanno quindi scelto gli occhiali a goccia e la barba ‘hipster’ di Stefano Bonaccini. Dalle vacanze estive in Versilia e i soggiorni a Rimini per il meeting di Comunione e Liberazione di Giorgio Guazzaloca fino alle campagne modenesi di Stefano Bonaccini. Dal civismo moderato di Guazzaloca alla spregiudicatezza civica di Bonaccini sotto l’ombrello della Ditta Bersani e della mozione Renzi. Il ricollocamento della galassia centrista e liberale, non solo emiliana, passa attraverso le parole eloquenti di Pier Ferdinando Casini:

Non avete capito niente, è cambiato tutto: ma con chi devo stare? Con Salvini?

Una parte consistente di quell’esiguo 2,56% totalizzato da Forza Italia in Emilia Romagna può aver quindi alimentato quel 51,42% conquistato da Bonaccini anche attraverso lo strumento del voto disgiunto. Un’arma per indebolire il sovranismo della Lega di Salvini e incrementare i cespugli liberali presenti nel centrodestra. 

In una Emilia in cui persino il tortellino cambia attraverso l’utilizzo della carne di pollo in sostituzione del maiale – proposto dall’arcivescovo Matteo Maria Zuppi – anche le ricette politiche riscontrano le proprie originali novità. 

Quando il sindaco Guazzaloca, amico del cardinale Biffi, vedeva un commensale salutista scartare il grasso del prosciutto, lo rimproverava:

È il suo buono!

Forse il segreto del miracolo civico e moderato compiuto da Giorgio Guazzaloca nel 1999 risiede proprio nel rintracciare il buono ancora presente nella tradizione politica, diffidando dal falso civismo e dalle false ricette delle insipide Sardine.