È cronaca di questi giorni il siparietto inscenato da una ragazza diciannovenne che, durante un volo aereo, si è trovata casualmente come vicino di posto nientemeno che l’ex Ministro degli Interni, nonché leader della Lega, Matteo Salvini. La ragazza, forse incredula della fortunata coincidenza, ha deciso di non lasciarsi sfuggire l’occasione d’esprimere la sua sincera e ragionata opinione sul nuovo “Uomo solo al Comando” che scalda ormai da un anno e mezzo i cuori di almeno la metà degli elettori italiani. La fanciulla si è lasciata andare ad un gesto certamente poco pacato e benché meno elegante, sarebbe a dire un bel selfie con il leader leghista, in quel momento beatamente dormiente e ignaro, con aggiunta di un deciso ed inequivocabile dito medio.

La ragazza, ritenendo di aver compiuto un gesto rivoluzionario degno di un’affiliazione automatica nelle file dell’EZLN, ha ovviamente postato la “foto artistica” sui suoi profili social, ritenendo probabilmente che di lì a poche ora l’avrebbero eletta a paladina contro la tirannide e la repressione. La risposta del mondo social è stata invece un vero e proprio boomerang per la signorina, appena la foto ha iniziato a girare sul web con una certa rilevanza, il buon Salvini, probabilmente consigliato dal suo fidato e competente staff della comunicazione, non sembrandogli vera un’occasione così ghiotta, ha pubblicato un sul suo profilo ufficiale un post con lo screenshot della “foto artistica”, ammonendo sarcasticamente la giovine, dichiarando: 

“Sta facendo il giro della rete questa “bellissima” foto che in molti ci hanno segnalato… Complimenti alla signorina per l’educazione. E poi sarebbe Salvini che semina odio… Ma noi non odiamo nessuno e auguriamo buona vita e Buon Natale anche a lei e al suo dito medio”.

Subito dopo la pubblicazione, com’era ampiamente prevedibile, sono scese sul campo di battaglia le legioni salviniane, ormai onnipresenti e bellicose sul web e sempre pronte a giungere in soccorso dell’amato Guru con la passione delle felpe, le quali hanno invaso i profili social della ragazza, contestandola aspramente, a tal punto da spingerla a dileguarsi dai social, insomma una resa incondizionata e un esilio forzato dalla rete. Alla fine Salvini ne è uscito come la vittima di un gesto di cattivo gusto, facendo apparire la ragazzina come una stupidella un po’ volgare che non sa far valere le proprie idee in maniera pacifica ed argomentare le proprie obiezioni. Si potrebbe archiviare qui la vicenda come un’altra vittoria della linea propagandistica di Salvini ma, analizzando a fondo, se ne può trarre una disamina della situazione decadente del dibattito pubblico e del livello becero in cui vegeta la grande famiglia dei progressisti anti-sovranisti.

Che in politica a regnare oggi siano le urla e gli slogan orecchiabili è fuor di dubbio e che a portare nel dibattito politico questi “sgradevoli arnesi” siano stati i populisti-sovranisti è altrettanto ovvio. La gente oggi vive un’esistenza frenetica, legge e riflette poco, spesso sviluppa le proprie opinioni disinformandosi sapientemente sul web, e quindi cerca, dinanzi a tante difficoltà e dubbi, colui che dia certezza e soluzioni semplici, comode, a buon mercato, l’humus ideale del politico twittatore seriale. Non c’è da sorprendersi se la Lega vola nei sondaggi e rischia di vincere le elezioni regionali in territori da sempre a tinta rossa. Il vero dramma è ciò che accade dall’altra parte della barricata, tra le fila di questa nuova resistenza, fatta di sardine, vecchi partiti, associazionismo e tanta gente comune, soprattutto giovani pseudo-idealisti, che nel proprio intimo si sente progressista, terzomondista, partigiana, comunista, libertaria, etc.

Mattia Santori

Tutta quest’eterogenea comunità sta commettendo un errore banale e sanguinolento, sarebbe a dire abbassarsi allo stesso livello verbale dell’avversario e propinare frasette, invettive, foto ironiche e ululati all’interno di studi televisivi o nelle piazze, dove si grida cosa si detesta o a cosa ci si oppone, ma mai che si parli di cosa concretamente si vuol fare o dove si vuole arrivare. Per tentare di contrastare Salvini, finiscono per parlare come lui, utilizzare lo stesso linguaggio e anche la stessa ferocia ed è ovvio che in questo campo, l’originale supererà sempre la copia. In questo scontro di tifoserie Salvini è il capo ultrà della curva Kop del Liverpool, ad Anfield Road, mentre i progressisti sembrano scolaretti che fanno lo scherzo del citofono.

Il terreno su cui invece la sinistra deve battersi è quello degli ideali, del ragionamento, della cultura e della partecipazione collettiva, tornando a lavorare tra le fasce più deboli della società, nelle periferie, proponendo un progetto politico serio, ragionato e realistico, per consentire all’elettore medio di poter anche solo pensare che vi sia un’alternativa valida. Ma forse coloro che vivono la condizione peggiore sono proprio i giovani dissidenti, che all’interno di questo novello movimento contestatorio dovrebbero essere la spinta propulsiva sia dal punto di vista emotivo ma anche e soprattutto ideologico e programmatico. Sono molto abili nello scendere in piazza a cantare un “Bella Ciao”, a pubblicare post con notizie che mettano in cattiva luce la parte avversa, a gioire di qualsiasi evento che sia minimamente negativo per l’antagonista di turno. Ma si sciolgono come neve al sole quando si tratta di formare comitati spontanei, stilare un programma, studiare le dinamiche da cui scaturiscono i problemi della società al fine di trarne una via per la risoluzione o anche solo confrontarsi con informazioni oggettive ed idee ponderata per riuscire a scardinare le catene della propaganda salviniana nella mente dell’uomo della strada.

L’unico modo per ridimensionare Salvini è portarlo sul terreno degli argomenti concreti, incalzarlo sui modi con cui dovrebbe sanare le problematiche che da tempo attanagliano il paese, come il rapporto con l’Europa, la stagnazione economica, il disagio sociale. Ogni qualvolta Salvini viene interrogato sui dettagli tecnici inerenti questi argomenti, si trasforma da Iron man a Paolino Paperino. Basterebbe solo mostrare alla massa i dati poco esaltanti dei risultati sui rimpatri ottenuti con la gestione Salvini nel periodo in cui era ministro dell’interno, assolutamente in linea con il suo predecessore e leggermente peggiore della ministra Lamorgese, che l’ha sostituito.

Purtroppo però, questi giovani tupamaros, nonostante si ritengano spesso dei brillanti uomini d’intelletto, non riescono a portare la discussione così in alto, ma si riducono come la ragazza sull’aereo, tanto sarcasmo, un pizzico di turpiloquio, ma zero brillantezza. Li si può ammirare nelle manifestazioni, con i loro cartelli degni di un concerto di una boy band inglese anni ’90, la leggerezza e la superficialità nei loro occhi, discorsi vacui ed inconcludenti, ma soprattutto un’ignoranza che ferisce. Ammirandoli si potrebbe concludere che il posto ideale in cui dovrebbero rifugiarsi sia uno di quei vecchi bar di quartiere, a parlare di sport e gossip delle palazzine, per finire poi a litigare, tra strepitii e grida con i salviniani doc, anche loro degni personaggi di quest’avvilente presepio, mentre fuori dal locale, la gente lentamente spegne la speranza e il paese inesorabilmente regredisce nei costumi, nei diritti e nella vivibilità.