Se davvero gli inquietanti e recenti dati smistati da quotate organizzazioni statistiche avessero – come scontato che sia – cognizione di causa, ostentare l’imprescindibilità di una cessione trasversale dell’autonomia di uno Stato e soprattutto di un Popolo non equivarrebbe al risultato di un accordo internazionale, ma acquisirebbe le tonalità di un diktat diramato in malafede, quasi con la stucchevole e cinica consapevolezza di chi stia accompagnando un convalescente lussato ad una gamba sull’orlo di un precipizio terribilmente profondo e tetro e gli suggerisca di immergersi nel vuoto quanto prima, perché ciò allevierebbe le sue temporanee sofferenze. Sembrerebbe quasi che ci stiano abbindolando con un espediente di scarsa originalità, ma di incredibile efficacia: l’insindacabilità delle pattuizioni da Palazzo del potere, delle contrattazioni elitarie, delle stipulazioni da salotto, delle – rotariane – strette di mane tra i colletti bianchi più influenti del panorama politico ed economico-finanziario mondiale.

Se è vero che in Italia la disoccupazione generale sia aggiri al 13%, che quella giovanile viaggi oltre il 45%, che ad oggi produzioni, salari e consumi del ceto medio versino in uno stallo da dopoguerra, è possibile che Mario Draghi, nemmeno un paio di settimane fa, incentivasse il Governo italiano e l’intero complesso statuale a consegnare definitivamente la rimanente ed esigua capacità di manovra all’asse Bruxelles-Lussemburgo-Strasburgo? Forse perché la Troika non vuole che le palesi difficoltà di un’unione continentale caoticamente composta salgano alla ribalta delle cronache deontologicamente ed intellettualmente pure e rigettino l’oscura pianificazione, velata ad alcuni attenti ma assuefatti occhi, dal fintamente candido e criminalmente algido bagliore dello stellato vessillo, affinché appunto la Commissione Europea, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale proseguano indisturbati a commissariare i bilanci statali in recessione per incrementare i propri profitti e le proprie utilità percentuali, sulla sciagura di un fittizio credito da riscuotere e sulla metastasi di buona parte dei Paesi dell’UE e soprattutto della Zona Euro.

Forse perché le vulgate bancarie, al pari della Deutsche Bank, della Bundesbank ed anche della Goldman Sachs e dirimenti canoni d’alta finanziarizzaizone che stanno stritolando con tassi di interesse usurai i sacrifici e i conseguenti risparmi di famiglie e cittadini, non gradiscono che i loro intrecci lucrativi siano intralciati dall’evidenza che i lancinanti debiti inflitti a chiunque si affidi inconsciamente ad esse rappresentino un’inesistente ed illegittima fonte di introiti per le rimpinzate pance dei tecnocrati e dei burocrati dell’Eurocrazia imperante. Forse perché la massoneria e la casta dei segreti gruppi di potere esigono che le comunità restino lobotomizzate e non raziocinanti in genuflessione coercitiva alle loro direttive, cosicché il Rotary International, i Windsor britannici, il Grande Oriente d’Italia, il Gruppo Bilderberg e il Gruppo dei Trenta sentenzino a seconda delle rispettive priorità e tacciano i Popoli sovrani, svuotando l’assolutezza degli Stati Nazione.

O forse perché i boia del nazionalismo identitario hanno capito che l’epoca, parafrasata da Heidegger, in cui “ciascuno è un altro e nessuno è se stesso” potrebbe un giorno capitolare sotto i sonori e ficcanti colpi del risveglio collettivo, della rinascita di una spinta rivoluzionaria, della ripresa di una coscienza popolare, che si avversino al capitalismo finanziario delle mastodontiche conglomerate commerciali e d’affari, alle lobbies di ogni sorta e alle cosche giudaico-massoniche. Quando “il gregge si trasformerà in branco” e “l’incubo dei potenti” prenderà forma, solo allora, seguendo Ernst Jünger, la sovranità poliedrica tornerà ad essere un sacrosanto diritto connaturato nell’essenza medesima dello Stato-Nazione Sovrano e perderà la valenza di un lusso esclusivo da svendere al signorotto in voga.