Si chiama Vincent Bolloré ed è un imprenditore francese conosciuto per essere il Murdoch di Francia; è presidente di una holding che si chiama Havas e che rappresenta il sesto gruppo mondiale nel campo delle comunicazioni. È conosciuto meglio però, come presidente del Consiglio di Amministrazione di Vivendi, la società francese di telecomunicazioni che da lunghi mesi sta avendo affari con il gruppo Mediaset di Silvio Berlusconi e che da qualche tempo ha messo le mani su Telecom. Nato da una famiglia di industriali, si laurea in diritto a Parigi e inizia la sua carriera nella banca di Rothschild. In seguito prenderà il controllo dei beni di famiglia trasformandoli in una holding mondiale con più di 30.000 dipendenti, operante nei settori di trasporti e logistica, energia e agroalimentare. Nel 2002, Bolloré decide di mettere piede nella finanza italiana e lo fa tramite il gruppo Mediobanca diventandone socio e acquisendo l’8% del capitale, vincolato. Negli anni spende il suo tempo nell’approfondimento della sfera sociale italiana, tanto che per anni è stato considerato amico e persona vicina a Silvio Berlusconi, tramite la mediazione dell’amico comune Tarak Ben Ammar. Quella di Ammar, rappresenta un’altra figura da approfondire con attenzione.

Una foto di Tarak Ben Ammar

Una foto di Tarak Ben Ammar

Imprenditore tunisino operante nel settore delle comunicazioni, ha collaborato e stretto affari con Rupert Murdoch, Silvio Berlusconi e Leo Kirch. Storico amico di Gheddafi e Nicolas Sarkozy e manager di Michael Jackson, la sua forza viene dall’essere il rappresentante della finanza francese in Italia conferendogli un ruolo chiave non solo nel Cda di Mediaset, ma anche in quelli di Assicurazioni Generali, Mediobanca, Telecom Italia e Vivendi.

Bolloré in questi anni ha in seguito condotto la figlia 28enne Marie a divenire membro del Cda di Mediobanca dopo aver più volte ripetuto che lascerà gli affari al compimento del settantesimo anno di età, promettendo però che “fino al 17 febbraio 2022 saremo qua”. Eppure solo nell’Ottobre del 2015 attraverso la sua Vivendi, compie il blitz in Telecom. Il gruppo francese si mosse con l’intento di portare la propria quota di partecipazione intorno al 20% e aumentare la propria influenza all’interno dell’azienda leader delle comunicazioni italiane. In questo modo Vivendi ottenne tre posti nei comitati di gestione di Telecom. Nei mesi successivi Vivendi acquista altre azioni fino ad arrivare a Gennaio 2016 alla quota di 21,4% e a febbraio al 22,8%. Il blitz avviene il 2 Marzo, quando con un investimento di 120 milioni di euro, in sole due settimane, il gruppo francese arriva a detenere il 23,8%. La scalata è terminata l’11 Marzo 2016, quando Vivendi raggiungendo la quota di 24,9% è divenuta il maggior azionista della compagnia telefonica. Il 30 Marzo Flavio Cattaneo diviene il nuovo Ad di Telecom Italia, succedendo a Giuseppe Recchi.

“Siamo diventati i primi azionisti di Telecom Italia – ha chiarito Bolloré – per ampliare la nostra presenza in Italia che consideriamo cruciale” per creare un “campione latino” dei media. Vivendi, inoltre, in una recente dichiarazione ufficiale ha detto di considerare “Telecom un elemento chiave per portare avanti l’ambizioso piano di diventare un leader mondiale nell’offerta di contenuti premium”, così come “è ugualmente nell’interesse di Telecom, poter contare su un azionista di lungo termine”. In passato Vincent Bolloré si è ritagliato un ruolo di peso anche in Generali, dove ha ricoperto la carica di vicepresidente fino al 2013. Oggi il finanziere detiene lo 0,13% della compagnia assicurativa. Più volte lo stesso Bollorè ha dichiarato che l’Italia è essenziale nella strategia di Vivendi per cui il gruppo francese non intende mollare la presa né su Telecom né su Mediaset.

Per quanto riguarda Mediaset, il rapporto era iniziato con una transazione che doveva favorire entrambe le società. Il gruppo Mediaset è merce di grande interesse, non tanto per la sua situazione finanziaria ma più che altro per la sua posizione strategica. L’azienda italiana è presente anche sul mercato spagnolo: e questo è qualcosa che fa gola a Bolloré. Infatti grazie ad un eventuale accordo con l’azienda del Biscione, Vivendi potrebbe dare vita ad un polo media e telecomunicazioni sull’asse Roma-Parigi-Madrid.
Inoltre si tratta comunque del primo gruppo Media italiano per telespettatori e introiti pubblicitari.
Inizialmente, ad Aprile del 2016, Vivendi doveva acquisire la pay-tv Premium del gruppo italiano: Mediaset Premium, per uno scambio azionario del 3,5%. A luglio Vivendi fa saltare l’accordo ritenendolo “irrealistico”.

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A seguito di questo Mediaset vede svalutate le proprie azioni e Bolloré ne approfitta nel periodo più adatto (a dicembre del 2016 Berlusconi era impegnato nella campagna referendaria) arrivando il 15 Dicembre a detenere in soli due giorni il 20% del capitale di Mediaset. Fininvest, si difese acquistando 27,6 milioni di azioni ordinarie di Mediaset salendo al 40%. Un muro contro Bolloré, che il 23 dicembre era nel frattempo salito al 28,8%. Da quel momento in poi si tratta evidentemente di una scalata ostile, che nel gergo finanziario consiste nel tentativo di assumere il controllo di un’azienda quotata in borsa sena che il detentore della quota di maggioranza (in questo caso il gruppo Fininvest) sia d’accordo. L’accusa è reale, tanto che in seguito Bolloré viene accusato di aggiotaggio dalla procura di Milano secondo la quale Vivendi non avrebbe più rispettato gli accordi presi con Mediaset “per far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset” e quindi poi programmare la scalata “a prezzi di sconto”. In sostanza Bolloré avrebbe deciso di disdettare l’accordo iniziale preso con Mediaset per far scendere il valore del titolo della casa del Biscione, e quindi approfittarne. L’agcom inoltre, interpellata dalla stessa Mediaset ha decretato che entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. E “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante.

Le mire espansionistiche di Bolloré erano già venute fuori in Africa e le sue relative controversie per le quali è meno conosciuto. Il magnate è legato alla famosa Francafrique un sistema di diplomazia estera decisa direttamente dal Presidente della Repubblica. Consiste nel garantire alla Francia l’accesso alle materie prime strategiche del continente africano (petrolio, uranio, eccetera) e offrire sbocchi privilegiati alle multinazionali francesi (Total, Areva, Bouygues, Bolloré). Molti media si sono occupati del tema africano e degli imprenditori francesi coinvolti, questo è un servizio che spiega in maniera approfondita la questione:

da “C’era una volta” di Silvestro MontanaroAndato in onda su Rai 3 Giovedì 13 settembre 2012

A quanto pare Bolloré non ha nulla da invidiare agli squali della finanza, quali Soros e compagnia bella. Ma quello che davvero inquieta sono le sue reali intenzioni, ovvero quelle di diventare il detentore di un vero e proprio monopolio legato alle telecomunicazioni europee, esercitando il controllo dei media sui tre principali Paesi del Sud Europa: Francia, Italia e Spagna.