Toscano, classe 69, protagonista del primo Pacs avvenuto nel 2002, attivista gay conosciuto per essere il fondatore di Gay.it e infine membro del Partito Democratico dal 2007. È Alessio De Giorgi il social strategist che nel maggio del 2016 è entrato a far parte dello staff di Matteo Renzi. Per anni, dal 1992 per esattezza, ha militato nelle fila di Arcigay a Genova prima e di Pisa poi. Nel 1996 dopo esser diventato presidente della sezione di Pisa entra a far parte della segreteria nazionale dell’Arcigay, partecipando come protagonista all’approvazione del Registro delle Unioni civili nella città toscana ed è l’anno successivo che darà vita al sito internet Gay.it, media dedicato alle tematiche omosessuali e in seguito anche tra le principali aziende del settore. Dopo anni di convivenza si sposa con Christian Panicucci  all’ambasciata francese di Roma: primi a utilizzare la legge francese del PACS, il Patto civile di solidarietà, il loro matrimonio fece scandalizzare il nostro paese pur diventando il simbolo dei diritti e dell’orgoglio gay, tanto da spingere il parlamentare Franco Grillini, testimone della coppia, a presentare una proposta di legge poi finita sulle prime pagine dei giornali. La love story con Panicucci finisce però nel 2008: «Non c’è niente di strano – aveva detto de Giorgi  pubblicamente-, sono cose che succedono anche nelle coppie eterosessuali: l’amore è finito ed è impossibile vivere insieme. Anche se ci rendiamo conto che tutto questo ha una rilevanza sociale e politica resta comunque un fatto privato come privati sono e devono restare i sentimenti».

Alessio De Giorgi e Christian Panicucci

Alessio De Giorgi e Christian Panicucci

Tra notizie di adozioni, casi assurdi di omofobia e notizie sullo spettacolo e sulla moda rigorosamente provenienti da protagonisti omosessuali, il sito internet si è imposto negli anni diventando leader di un’informazione settoriale decisamente sui generis. Sulla piattaforma ovviamente non manca il sito di incontri e quello degli appuntamenti da non perdere, ma la ciliegina è il test dell’omosessualità “scopri quanto sei gay” secondo la scala Kinsey un sistema di classificazione degli orientamenti sessuali. Insomma un’evoluzione gay di “cioè” (giornalino per preadolescenti anni 90, ndr), questa è la rivista web che ha portato Alessio De Giorgi al successo web arrivando a contare oggi più di un milione di utenti unici mensili. Sul suo profilo Facebook si dichiara Social Media Specialist di Matteo Renzi dal 2012 e impagabile è il post di commento diventato virale che lo ha rivelato (almeno fino a prova contraria) amministratore del Matteo Renzi News.

La gaffe di De Giorgi su Facebook.

La gaffe di De Giorgi su Facebook.

In sostanza la pagina Matteo Renzi News fu accusata di aver approfittato dell’addio al calcio di Totti per sfruttare l’immagine dei quarantenni di successo (accomunando l’ex capitano della Roma a Matteo Renzi). Il Pd si difese dicendo che la pagina era gestita da un gruppo di fan, ma una gaffe commessa un po’ impacciatamente dallo stesso De Giorgi ha rivelato che si trattava proprio di una pagina gestita da lui. Insomma professionisti o presunti tale mascherati da fan oppure volontari, che si occupano di gestire una grande macchina dell’informazione e dei social per influenzare l’opinione degli elettori. Non male prendersi a capo di questo staff uno che con il marchio gay.it è arrivato ad avere un milione di lettori al giorno. Ad ogni modo Alessio De Giorgi è senz’altro un imprenditore più che un giornalista, un grande stratega di sé stesso più che dei social. La sua carriera non manca di frequentazioni politiche e paramilitanza. Nel 2012 sembra essere un renziano convinto della prima ora, ma poi l’anno seguente annuncia la sua candidatura al Senato nella lista Scelta Civica – Con Monti per l’Italia per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, suscitando numerose critiche per l’alleanza con il centro cattolico. Ritirerà la sua candidatura proprio a causa di queste critiche, per poi ritornare a dichiarare di appoggiare il Pd a pochi giorni dal voto, esprimendo delusione per la campagna elettorale di Mario Monti.

Eppure la verità sembra essere diversa. Libero infatti riporta che De Giorgi gestiva due siti pornografici chiamati Gaysex.it e Gaytube.it e un terzo sito, Nowescort.com, che accoglieva le inserzioni di ragazzi disponibili a effettuare «accompagnamento personale» che tanto sembrava un sito di incoraggiamento alla prostituzione. «Né pornografia né incontri tra persone costituiscono reato», ribatté lui, assicurando di non avere mai tratto alcun guadagno da queste attività. Eppure casulamente i siti vennero oscurati in occasione della campagna elettorale, chissà perché. Loden verde e perizoma rosso non stanno bene insieme e così De Giorgi fu costretto a ritirarsi dalle liste di Monti, dichiarandosi vittima della «denigratoria campagna mediatica portata avanti soprattutto da Libero e da altri giornali». Le immagini elegantissime che lo ritraggono ricordano effettivamente più un Andrea Diprè omosessuale che un candidato di scelta civica.

Una delle immagini di De Giorgi pubblicate dal quotidiano «Libero»

Una delle immagini di De Giorgi pubblicate dal quotidiano «Libero»

Il re della movida gaia della Versilia tornò a far parlare di sé in occasione del voto sulla stepchild adoption, quando decise di mettere online i nomi dei parlamentari Pd titubanti sul voto per le unioni civili e invitando i lettori di Gay.it all’azione: «Contatta il tuo senatore malpancista, contrario alla stepchild». Fu capace in seguito anche di mettersi contro tutta la comunità gay quando decise di appoggiare proprio il provvedimento che stralciava la stepchild adoption, solo perché voluta da Matteo Renzi, ottenendo dunque la sua benevolenza, unica, ma fondamentale. Fu così che, nel maggio 2016, divenne il responsabile personale della comunicazione «social» di Renzi. Da quel giorno segue le pagine Twitter, Facebook e Instagram dell’ex premier, mentre gli account istituzionali di palazzo Chigi rimasero affidati a Francesco Nicodemo in quei pochi mesi di fine mandato. Alessio De Giorgi è anche socio del locale Mamamia, famoso per gli spettacoli delle dragqueen in Versilia, e la domanda che sorge spontanea è come sia possibile che un personaggio di tale calibro sia il responsabile social di Matteo Renzi. La sensazione è che ancora una volta l’ex premier scelga i suoi collaboratori più per le amicizie o per quello che rappresentano più che per il loro talento.

Regina Satariano, Alessio De Giorgi, Regina Miami e Don Gallo.

Regina Satariano, Alessio De Giorgi, Regina Miami e Don Gallo.

De Giorgi ha avuto anche qualche guaio con la legge quando fu condannato a due mesi (con pena sospesa in seguito) per oltraggio a pubblico ufficiale, a causa di una denuncia presentata contro di lui dall’ex comandante della polizia municipale Angelo Bertolucci. A quanto pare aveva avuto un violento scontro verbale proprio con Angelo Bertolucci (all’epoca dirigente del Suap) in seguito ad una pratica per riaprire l’ex discoteca Frau Marlen, noto locale per gay in Versilia. Sulla sue vie per il successo si sa poco, si sa poco anche sulle sue amicizie tranne che per una, quella stretta con Paola Concia, famosa esponente del partito democratico che fu clamorosamente non eletta nel 2013, omosessuale anche lei vive fra Germania e Italia, dove sembra essere tornata più in pianta stabile dopo aver ricevuto un incarico nel cda di Firenze Fiera. In Toscana si dice “vedi Renzi e poi lavori” come nella più tradizionale esperienza democristiana, eppure nonostante gli amici e le origini toscane ancora non si spiega la scelta di un tipo come De Giorgi alla guida delle strategie social di Matteo Renzi, uno così lontano dallo stile dell’ex premier. Eppure forse è proprio questa la sua forza, essere il più possibile simile ad un Rocco Casalino per compiere la battaglia che più sta a cuore al leader toscano, quella contro i 5 stelle.