Lo scorso 19 febbraio Internazionale ha pubblicato un reportage di Salvatore Esposito che raccoglie le testimonianze di alcuni detenuti passati per la “cella zero” del carcere napoletano di Poggioreale. La cella zero è una piccola stanza senza finestre né telecamere, all’interno della quale – a detta degli ex detenuti intervistati – avrebbero luogo violenze e pestaggi ai danni dei carcerati. Il reportage – unito al lavoro intitolato “L’inferno di Scampia” ad opera dello stesso Esposito – riapre il lungo discorso sulla violazione dei diritti essenziali dei detenuti nelle carceri italiane. Violazione che – in virtù dei risarcimenti imposti dall’UE –  potrebbe costarci molti milioni di euro.

Il rispetto di questi diritti diventa dunque un problema anche economico, oltre che, chiaramente, di dignità umana e democratica. La CEDU – Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo – considera “trattamento inumano e degradante” la reclusione all’interno di uno spazio inferiore ai tre metri quadrati, condizione che – in un sistema sovraffollato e allo sfascio come quello italiano – si è ripetuta molte volte. La Corte Europea ha deciso per questo di obbligare l’Italia a risarcire i detenuti maltrattati, tanto che a partire dallo scorso agosto lo Stato ha pagato 8 euro al giorno ad ogni individuo vittima di trattamento inumano e degradante.

Questo provvedimento – oltre che essere lesivo dell’immagine del Paese – non è comunque sufficiente. Come ha ricordato l’Associazione Antigone, che da anni si batte per il miglioramento delle condizioni carcerarie italiane, basta poco perché si torni ad una situazione grave che metta a rischio i diritti dei detenuti”. Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione, ha inoltre aggiunto: “Ricordiamo che sono ancora migliaia le persone in più nelle carceri rispetto ai posti disponibili”. Si tratta comunque di una legge importante, di un serio passo in avanti effettuato in un ambito spinoso e mai affrontato prima se non con soluzioni improvvisate e superficiali quali provvedimenti d amnistia ed indulto. Il passo successivo – a dire di Gonnella – è il cambiamento della legislazione in tema di droghe: bisogna “decriminalizzare la vita dei consumatori di droghe” e “intervenire su un codice penale ancora di epoca fascista, e dunque troppo vecchio”.

Va ricordato che – a pochi mesi dall’introduzione del decreto sul risarcimento – una levata di scudi si è alzata dalle fila di chi sostiene la causa dei detenuti. Come riportato da “Il Garantista”, ad inizio di ottobre 2014 erano stati emessi solamente due provvedimenti positivi, anche in virtù di un’interpretazione del decreto (a dire il vero assai “sibillino”) secondo la quale il trasferimento da un istituto carcerario “degradante” ad uno adeguato andrebbe ad annullare le condizioni necessarie per il risarcimento.

Al di là delle polemiche, è ancora Antigone a proporre soluzioni innovative: “è necessario aumentare le attività di reinserimento sociale del detenuto, così da concretizzare la funzione reintegrativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione”. Bisogna – in definitiva – attuare tutto l’attuabile affinché si esca dalla morsa delle sanzioni europee e della disumanità carceraria che fino ad oggi ha attanagliato il nostro Paese.